Sabato, 28 Novembre 2020

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Mauro_Zarate_cropDopo la pesante sconfitta rimediata contro il Villareal, la Lazio ospita il Milan. Una partita delicatissima per la squadra romana che, relegata nei bassifondi della classifica, vive una crisi di gioco e risultati che non accenna a risolversi.

Le fasi iniziali del match regalano illusioni ai tifosi biancocelesti. La squadra di Ballardini al 2’ spreca un’occasione clamorosa con Rocchi, ancora una volta pessima controfigura del bomber apprezzato nelle passate stagioni. Purtroppo la fiammata iniziale non ha un seguito, la Lazio sembra ordinata in campo ma nulla più. Il Milan, sornione e cinico, controlla senza troppi sforzi il ritmo della partita, chiudendo gli spazi e ripartendo con la velocità di Pato e Ronaldinho. Il gol degli ospiti arriva al 21’: punizione calciata da Pirlo e incornata vincente di Thiago Silva, che stacca in beata solitudine con Muslera che neanche abbozza l’uscita. Il Milan fa gol al primo tentativo. La Lazio accusa il colpo e stenta a reagire, gli uomini di Leonardo raddoppiano al 35’ con la seconda conclusione verso la porta di Muslera. Stavolta è Pato, anche lui di testa, a battere l’estremo difensore capitolino. Il primo tempo si conclude con i fischi dell’Olimpico a squadra e società.

Ripresa, Ballardini schiera Cruz al posto di Mauri. I padroni di casa attaccano con insistenza, gettando in campo orgoglio e grinta. Ma il gioco latita, le occasioni create sono esclusivo frutto dell’abilità di Maurito Zarate. E proprio da un tiro dal limite del talento argentino nasce l’autogol di Thiago Silva che riapre la partita. La Lazio insiste, ma Dida nega a Zarate il gol del pareggio. I rossoneri volano in contropiede e permettono a Muslera, prodigioso sulle conclusioni di Flamini e Pato, di riscattare l’errore commesso in occasione del vantaggio milanista. Il risultato non cambia, la Lazio scavalcata anche dal Bologna è sempre più in crisi. Il brutto gesto di Maurito Zarate, che dopo il gol invita i tifosi a tacere, testimonia ulteriormente il grave momento di difficoltà della squadra. I tifosi, unici rimasti ad amare gratuitamente i colori biancocelesti, hanno tutto il diritto di contestare: l’ultima vittoria in campionato risale al 30 agosto e si fatica a ricordare un’annata peggiore di questa. Certo, se la squadra fosse sempre orgogliosa e combattiva come nel secondo tempo di ieri in ogni partita, il discorso potrebbe cambiare. Ma finora grinta e orgoglio sono state le armi della disperazione e non il tratto distintivo di questo gruppo. La panchina di Ballardini è appesa a un filo, il ritiro di Norcia sembra essere l’ultima speranza per il tecnico ravennate di riassumere il controllo della situazione. E visti i nomi che circolano nell’ambiente per una sua eventuale sostituzione, c’è da sperare che riesca a farlo…

Avanti Lazio.

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