- Cosa: Un’esperienza teatrale immersiva e interattiva che unisce letteratura e intelligenza artificiale.
- Dove e Quando: TeatroBasilica (Piazza di Porta San Giovanni 10), 27 e 28 gennaio 2026.
- Perché: Per vivere un “Turing test” dal vivo in gruppi di sei, dove il pubblico determina il senso della storia.
L’intelligenza artificiale può davvero replicare l’anima umana, o esiste una soglia di sensibilità che una macchina non potrà mai varcare? È questa la domanda, antica quanto la cibernetica ma oggi più urgente che mai, che anima la nuova produzione del Gruppo della Creta. In un panorama teatrale che cerca costantemente nuove forme di coinvolgimento, La stanza di Julio Cortázar si distingue per la sua natura ibrida: non è solo uno spettacolo, ma un dispositivo ludico, un esperimento sociale e un omaggio letterario, il tutto concentrato in un’esperienza intima per pochissimi spettatori alla volta.
Il TeatroBasilica di Roma si trasforma così in un laboratorio di indagine umana. Lontano dalla fruizione passiva della platea tradizionale, questo progetto, nato da un’idea di Alessandro Di Murro con la drammaturgia di Tommaso Emiliani, abbatte la quarta parete per costruire un recinto di gioco dove le regole sono dettate dall’interazione. Se la tecnologia sta riscrivendo il nostro modo di percepire la realtà, il teatro risponde tornando alla radice della presenza fisica, mettendo l’uomo di fronte al suo simulacro digitale in un confronto diretto, serrato e imprevedibile.
Il gioco della campana: destrutturare la narrazione
L’ispirazione primaria dell’opera risiede nel capolavoro della letteratura argentina Rayuela (Il gioco del mondo) di Julio Cortázar. Pubblicato negli anni Sessanta, il romanzo sfidava il lettore a rifiutare la linearità, proponendo una struttura “a salti” che permetteva infinite combinazioni di lettura. Lo spettacolo raccoglie questa eredità concettuale, traducendo la frammentazione narrativa in un’esperienza scenica. Proprio come nel romanzo, dove il lettore diventa complice attivo della creazione di senso, qui lo spettatore cessa di essere un osservatore silenzioso per diventare l’agente del caos o dell’ordine.
La struttura aperta e interrogativa di Rayuela fornisce l’architettura ideale per esplorare il confine tra coscienza biologica e algoritmica. L’opera letteraria di Cortázar era un rompicapo sull’esistenza; la pièce teatrale ne raccoglie il testimone trasformandosi in un rompicapo sull’identità. La regia e la scrittura non impongono una verità univoca, ma offrono frammenti, indizi e suggestioni che il pubblico deve assemblare. In questo contesto, il teatro recupera la sua funzione ancestrale di rito collettivo, ma lo fa con gli strumenti e le inquietudini del XXI secolo, dove il “gioco” non è mai fine a se stesso, ma serve a smascherare le nostre certezze.
Dentro la Stanza: un test di Turing teatrale
Il cuore pulsante dell’evento è il meccanismo scenico stesso. L’accesso è consentito a piccoli gruppi di sei persone, con turni che si susseguono ogni trenta minuti. Una volta varcata la soglia, il pubblico si trova immerso in un ambiente dove la distinzione tra attore e personaggio, tra uomo e macchina, diventa sfumata. Interpretato da Jacopo Cinque e Bruna Sdao, lo spettacolo mette in scena una dinamica di interrogatorio: gli spettatori devono porre domande, indagare e scrutare per smascherare un’intelligenza artificiale che finge di essere umana.
Non c’è una “classica storia” da seguire, ma un obiettivo da raggiungere. Si tratta, a tutti gli effetti, di una drammaturgia generativa che cambia in base agli stimoli forniti dai partecipanti. La consulenza scientifica di Joel Bardo garantisce che il sostrato teorico sull’IA sia solido, ma è l’emozione del “qui e ora” a dominare. La tensione nasce dal dubbio: la risposta che abbiamo appena ascoltato è frutto di un’empatia reale o di un calcolo probabilistico sofisticato? Il pubblico, messo alle strette, è costretto a esporsi, a dubitare delle proprie percezioni e a collaborare per risolvere l’enigma. È un teatro che richiede coraggio, perché sposta la responsabilità della riuscita scenica sulle spalle di chi guarda.
Un’esperienza totale: l’attesa come parte del viaggio
L’immersione nel mondo di Cortázar e della tecnologia inizia ben prima dell’ingresso nella sala vera e propria. L’organizzazione ha curato ogni dettaglio per trasformare anche l’attesa in un momento performativo e di preparazione. Mentre si aspetta il proprio turno, gli spettatori possono esplorare i video-diari registrati da Jacopo Cinque durante l’addestramento di “JackBot”, il programma di intelligenza artificiale al centro della narrazione. Questi contenuti multimediali forniscono un contesto narrativo prezioso, preparando il terreno per il confronto diretto che avverrà poco dopo.
Ma non è solo un’esperienza cerebrale. Per omaggiare lo spirito ludico di Rayuela, sono stati predisposti tabelloni disegnati a terra per giocare fisicamente a campana, recuperando quella dimensione infantile e istintiva che spesso perdiamo di fronte alla complessità tecnologica. Il tutto è accompagnato dalla possibilità di degustare un calice di vino e dall’ascolto di una playlist tematica ispirata alle atmosfere del romanzo. Luci (curate da Matteo Ziglio) e costumi (di Giulia Barcaroli) completano un quadro estetico rigoroso, che accompagna il visitatore in un percorso graduale di straniamento e fascinazione, fino al debutto in prima nazionale di questo studio che promette di far discutere.
Info utili
Per chi volesse partecipare a questa esperienza unica al TeatroBasilica, ecco i dettagli pratici da tenere a mente:
- Date: 27 e 28 gennaio 2026.
- Orari: Ingressi a turni dalle 18:00 alle 22:30 (ultimo ingresso). Uno slot ogni 30 minuti.
- Capienza: Massimo 6 spettatori per turno.
- Indirizzo: Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
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