- Cosa: Campesina, uno spettacolo filmico e performance multidisciplinare di e con Maria Luisa Usai.
- Dove e Quando: Presso Carrozzerie n.o.t. a Roma, il 13 e 14 marzo alle ore 21.00.
- Perché: Un’indagine poetica che trasforma una vicenda familiare di migrazione e ingiustizia in un racconto universale sulla resilienza e la memoria.
L’appuntamento con la scena contemporanea romana si arricchisce di una proposta di profondo spessore civile e poetico. Il 13 e il 14 marzo, lo spazio di Carrozzerie n.o.t. ospita Campesina, un lavoro ideato, scritto e interpretato da Maria Luisa Usai e prodotto da 369gradi. Non si tratta di una semplice messa in scena teatrale, ma di un vero e proprio dispositivo scenico che ibrida i linguaggi del documentario, della performance e dell’audiovisivo per esplorare i solchi lasciati dalla storia nelle biografie individuali. Al centro della narrazione pulsano le tracce di un’eredità immateriale che riemerge dal passato per interrogare il nostro presente, muovendosi tra la Sardegna, il Sud America e l’Europa.
Lo spettacolo si configura come un’indagine che è al contempo politica e personale, capace di intrecciare la memoria privata di una famiglia con la storia sociale di un intero secolo. Attraverso una scrittura scenica stratificata, l’autrice ci conduce per mano in un viaggio a ritroso nel tempo, dove il documento d’archivio perde la sua freddezza museale per farsi carne, voce e immagine viva. In un’epoca dominata dall’istantaneità, Campesina rivendica il valore della testimonianza e del recupero delle radici come strumento di comprensione della propria identità sociale e culturale.
Un’epopea tra Sardegna, Uruguay e Marsiglia
Il cuore pulsante di questo “documentario dal vivo” è la figura di Pietro Maria Soddu, nonno dell’artista. Nato in Sardegna nel 1889, Soddu incarna la figura emblematica del contadino e pastore sardo del primo Novecento: mugnaio analfabeta fino ai ventidue anni, la sua esistenza è stata segnata dall’esperienza dell’emigrazione e, tragicamente, da una detenzione ingiusta. La ricerca della Usai si muove proprio a partire da questi frammenti di vita, ricostruendo le tappe di un uomo che, nonostante le avversità, ha saputo trovare nella parola uno strumento di riscatto. Durante il periodo trascorso in carcere, infatti, l’uomo dettò un lungo poema in rima in lingua sarda, un atto di resistenza per gridare la propria innocenza e quella dei suoi compagni di cella.
Questo gesto di “parola e resistenza” diventa la materia prima dello spettacolo, un ponte che collega il passato al presente. Ma l’indagine non si ferma all’isola: segue le tracce di Soddu oltre i confini italiani, raggiungendo l’Uruguay, dove visse per anni dopo la prigionia, e Marsiglia. In quest’ultima città, segnata da tensioni sociali contemporanee che sembrano specchiarsi in quelle del passato, l’artista ha rintracciato le ultime, lontane propaggini della sua genealogia. Il racconto si espande così verso una riflessione collettiva sulle migrazioni umane, sulle ingiustizie sistemiche e su come le condizioni sociali si trasformino, lasciando eredità invisibili che attraversano le generazioni senza mai svanire del tutto.
Linguaggi multimediali e partitura fisica
Sul piano formale, Maria Luisa Usai costruisce una performance multidisciplinare estremamente densa. La narrazione orale si fonde con video realizzati in diretta, interviste ai familiari e materiali d’archivio originali. La scena non è solo un luogo di parola, ma uno spazio sensoriale dove elementi concreti e simbolici assumono un ruolo narrativo fondamentale. La farina e le spighe di grano, richiami diretti al mestiere di mugnaio del nonno, si mescolano alle immagini proiettate, creando un corto circuito visivo tra la realtà materiale e l’evocazione del ricordo. È un teatro che si fa rito, dove l’accumulo di documenti e oggetti serve a preparare il terreno per una dissolvenza finale.
Tutto il materiale accumulato durante l’indagine converge infine in una partitura fisica. La performance si spoglia della sua veste documentaristica per farsi presenza corporea, restituendo dignità e corpo all’antenato evocato. Questo passaggio dalla “lecture performance” al gesto fisico permette di trasformare la storia di una singola famiglia in un’epopea universale. Campesina parla a chiunque abbia vissuto l’esperienza dello sradicamento o della lotta per la propria dignità, elevando il particolare all’universale e rendendo omaggio a quella schiera silenziosa di contadini e migranti che hanno costruito, con la loro resilienza, la trama della nostra storia moderna.
L’artista e il percorso produttivo
Maria Luisa Usai, performer e regista sarda con base a Roma, conferma con questo lavoro la sua vocazione per i progetti multidisciplinari che mettono in dialogo le arti performative con le pratiche relazionali. Il suo percorso, che l’ha vista finalista alla Biennale di Venezia College Performer nel 2021, è da sempre orientato alla ricerca di nuovi linguaggi per raccontare l’umano. Campesina arriva alle Carrozzerie n.o.t. dopo un importante percorso di residenze artistiche internazionali, tra cui Island Connect (Creative Europe), Sardegna Teatro e l’istituto Italiano di Cultura di Parigi, a testimonianza della qualità e dell’ampio respiro del progetto.
Il debutto in anteprima nazionale, avvenuto a Cagliari nel dicembre 2025, ha già segnato una tappa fondamentale per questa produzione firmata 369gradi. La capacità della Usai di abitare lo spazio scenico con rigore e sensibilità rende questo spettacolo un’esperienza necessaria per chiunque voglia esplorare i confini del teatro documentario contemporaneo. In un momento in cui i temi della migrazione e dell’identità sono al centro del dibattito pubblico, Campesina offre uno sguardo laterale e poetico, capace di emozionare senza rinunciare alla lucidità della critica sociale.
Info utili
- Dove: Carrozzerie n.o.t., Roma
- Quando: 13 e 14 marzo, ore 21.00
- Crediti: Di e con Maria Luisa Usai; produzione 369gradi
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