- Cosa: Lo spettacolo teatrale Il calcio è roba da femmine, scritto da Chiara Garbiero e diretto da Massimiliano Vado.
- Dove e Quando: Al Teatro Cometa Off di Roma, dal 31 marzo al 3 aprile 2026.
- Perché: Una commedia graffiante che ribalta i ruoli di genere per riflettere sul maschilismo tossico attraverso l’arma dell’ironia.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta coraggiosa e necessaria, capace di scuotere le coscienze senza rinunciare alla forza rigenerante della risata. Dal 31 marzo al 3 aprile 2026, il Teatro Cometa Off ospita Il calcio è roba da femmine, un’opera nata dalla penna di Chiara Garbiero e affidata alla regia di Massimiliano Vado. In un momento storico segnato da profonde tensioni sociali e da una riflessione sempre più urgente sulle disparità di genere, lo spettacolo si inserisce nel dibattito pubblico con una narrazione che sceglie la via della distopia per mettere a nudo le storture del nostro vivere civile, focalizzandosi in particolare sul maschilismo tossico e sulle sue inevitabili derive violente.
L’operazione culturale messa in atto da Garbiero e Vado non si limita alla semplice denuncia, ma cerca di scardinare i pregiudizi attraverso un meccanismo di specchi deformanti. La rappresentazione della realtà quotidiana viene filtrata attraverso la lente della commedia, intesa come lo strumento più antico e sovversivo a disposizione dell’essere umano per affrontare materie scottanti. Il palcoscenico diventa così un laboratorio di pedagogia dell’empatia, dove il pubblico è invitato non solo a osservare, ma a riconoscersi in dinamiche che, seppur presentate in forma paradossale, risuonano come dolorosamente familiari nella vita di tutti i giorni.
Un universo distopico tra satira e realtà
La struttura drammaturgica di Il calcio è roba da femmine si sviluppa in un universo speculare, dove i ruoli tradizionalmente assegnati agli uomini e alle donne risultano invertiti con una precisione quasi chirurgica. Questo ribaltamento non è un semplice esercizio di stile, ma un congegno narrativo studiato per provocare uno straniamento nello spettatore. Vedere agite da altri soggetti le consuetudini che normalmente subiamo o imponiamo permette di isolare il comportamento dal genere, rivelandone l’assurdità o la ferocia. È un gioco di riflessi che costringe a guardare in faccia ciò che l’assuefazione quotidiana tende spesso a rendere invisibile o, peggio, accettabile.
Sotto la superficie di una commedia vivace, irriverente e dichiaratamente esilarante, il testo scava nelle minute crepe della convivenza contemporanea. Lo spettacolo si sofferma su quelle fenditure quasi impercettibili del linguaggio e del comportamento attraverso cui filtrano pregiudizi capaci di logorare silenziosamente i legami affettivi e le intere comunità. La risata, in questo contesto, smette di essere un mezzo di evasione per trasformarsi in uno strumento critico: una reazione liberatoria che, mentre diverte, punge l’orgoglio e illumina gli angoli bui della nostra percezione sociale.
L’estetica del movimento e la scena astratta
L’allestimento scenico di Massimiliano Vado, supportato dalla scenografia di Massimo Congiu, rifugge volutamente dal realismo per abbracciare una dimensione più evocativa e simbolica. Il progetto nasce dal desiderio di sottrarre la vicenda a un ambiente troppo facilmente riconoscibile, preferendo la costruzione di uno spazio mentale e mutevole. L’ispirazione visiva guarda direttamente alla pittura astratta di Kandinskij, cercando un equilibrio instabile tra colori accesi e traiettorie geometriche che suggeriscano un’energia in costante movimento.
Il fondale del teatro non è quindi la rappresentazione statica di un luogo fisico, ma la proiezione di una tensione emotiva che si evolve di pari passo con l’azione dei protagonisti. In questa cornice astratta, il cast composto da Chiara Garbiero, Alessandra Campo, Giulia Losi, Andrea Casanova Moroni, Raffaele Filipponi e Alessandro Marasso dà vita a un carosello umano vibrante. La scelta di uno spazio non convenzionale serve ad amplificare il messaggio dello spettacolo: il conflitto di genere non è confinato in un ufficio o in una cucina, ma è una condizione dell’anima e della società che permea ogni nostra percezione del mondo.
Leggerezza come veicolo di profondità civile
Il calcio è roba da femmine si propone come un atto di necessità teatrale e civile. La sfida lanciata dagli autori è quella di utilizzare la leggerezza non come un fine, ma come un veicolo per raggiungere profondità altrimenti inaccessibili. Il teatro viene qui inteso nel suo senso più pieno e “artigianale”: un artificio dichiarato che chiama lo spettatore a una partecipazione attiva. Non si tratta di assistere passivamente a una lezione di morale, ma di farsi coinvolgere in un gioco che, quasi senza accorgersene, porta a riconsiderare certezze che credevamo sedimentate e immutabili.
Questa produzione trasforma il palcoscenico in uno spazio di provocazione fertile, dove il divertimento non funge da anestetico per il pensiero, ma ne diventa l’amplificatore. Ridere delle proprie debolezze e delle storture di un sistema patriarcale ormai anacronistico è il primo passo verso una consapevolezza nuova. In definitiva, lo spettacolo si configura come un congegno teatrale ludico e acuminato, un dileggio intelligente che, dietro la maschera della farsa, nasconde una riflessione profonda e quanto mai necessaria sul modo in cui scegliamo di stare al mondo e di relazionarci con l’altro.
Info utili
- Sede: Teatro Cometa Off, Via Luca della Robbia 47, 00153 Roma
- Date: Dal 31 marzo al 3 aprile 2026
- Orario: Da martedì a venerdì ore 21:00
- Prezzo Biglietto: €16,50 + €1,50 di prevendita
- Contatti: Tel. 06 57284637
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