- Cosa: Presentazione e collocazione permanente della scultura romana Diana Cacciatrice.
- Dove e Quando: Palazzo delle Pietre, Via delle Coppelle 23, Roma; giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18.30.
- Perché: Il rientro in Italia di un’opera straordinaria, già parte di prestigiose collezioni internazionali, che arricchisce il patrimonio artistico della Capitale.
Il patrimonio artistico italiano si arricchisce di un nuovo, straordinario tassello che segna il ritorno a casa di una divinità antica. La scultura di Diana Cacciatrice, un capolavoro in marmo risalente al II secolo d.C., torna finalmente in Italia per trovare la sua dimora definitiva nel cuore di Roma. Questo evento non rappresenta solo il recupero di un oggetto di inestimabile valore estetico, ma celebra la vittoria del collezionismo illuminato e della diplomazia culturale. Grazie all’impegno del collezionista Carlo Mazzi e alla sapiente mediazione dell’antiquario Valerio Turchi, l’opera ha attraversato oceani e confini, passando per gallerie parigine e residenze americane, per approdare nuovamente nel suolo dove fu concepita quasi duemila anni fa.
La presentazione ufficiale, prevista per giovedì 22 gennaio presso il suggestivo Palazzo delle Pietre, vedrà la partecipazione di figure di spicco del panorama culturale e istituzionale, tra cui l’Onorevole Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e il professor Stephane Verger. La serata non sarà soltanto una celebrazione formale, ma l’occasione per restituire alla comunità scientifica e al pubblico un’opera che incarna l’essenza stessa dell’arte romana imperiale, capace di fondere il rigore ellenico con il realismo italico.
L’estetica del movimento: descrizione del capolavoro
La scultura della Diana Venatrix si presenta all’osservatore con una forza visiva dirompente, catturata in un istante di dinamismo eterno. La dea della caccia, sorella gemella di Apollo, è raffigurata in posizione eretta ma chiaramente protesa nel movimento: la gamba sinistra è portata in avanti, suggerendo un incedere rapido tra i boschi, accompagnata fedelmente dal suo cane da caccia. L’abbigliamento scelto dall’anonimo scultore del II secolo è funzionale e simbolico al tempo stesso. Diana indossa un chitone corto, ideale per la libertà di movimento necessaria nell’attività venatoria, completato da un mantello che avvolge la spalla sinistra e si stringe elegantemente alla vita.
Proprio il mantello rappresenta uno dei vertici tecnici dell’opera: la fluidità del panneggio e la delicatezza delle pieghe sono scolpite con tale maestria da dare l’impressione che il tessuto sia mosso dal vento, rivelando sottilmente le curve anatomiche del corpo sottostante. L’energia della statua risiede in questo contrasto tra la solidità del marmo e l’evanescenza del soffio d’aria che sembra animarla. Il volto della dea, rivolto verso sinistra, mostra una finezza esecutiva rara, con uno sguardo che appare sognante ma al contempo vigile e attento all’ambiente circostante. La capigliatura, raccolta in uno shignon basso con ricci che formano un fiocco sulla sommità del capo, è un indicatore stilistico preciso che conferma la datazione dell’opera all’epoca antonina.
Un ponte tra Grecia e Roma: l’iconografia “Rospigliosi”
Dal punto di vista storico-artistico, la Diana Cacciatrice di Palazzo delle Pietre rappresenta un sublime esempio di dialogo tra la cultura greca e quella romana. L’opera è infatti una copia romana di un originale greco oggi perduto, la cui esistenza è nota agli studiosi esclusivamente attraverso le fonti letterarie e le repliche di epoca imperiale. Questa tipologia iconografica è classificata dagli esperti come “Rospigliosi”, dal nome dell’esemplare conservato presso l’omonimo palazzo romano, che funge da termine di paragone per questa classe di sculture. La dea è qui rappresentata non solo come divinità dei boschi, ma come una vera e propria sovrana della natura, custode di un ordine ancestrale e pronta a punire con le sue frecce le offese e la tracotanza degli uomini.
La statua mostra affinità elettive con la celebre Diana Venatrix conservata nel Museo di Minturno, evidenziando una diffusione del modello scultoreo che rispondeva ai gusti estetici dell’aristocrazia romana dell’epoca. Il II secolo d.C. fu un periodo di grande splendore per la statuaria, in cui la ricerca del “bello ideale” di matrice ellenica veniva declinata secondo la necessità romana di rappresentare il reale e il prestigio sociale. Possedere una copia di tale qualità significava, per un antico cittadino romano, rivendicare la propria appartenenza a una cultura universale e raffinata. Oggi, la presenza di questo “tassello fondamentale” a Roma offre una nuova opportunità di studio per archeologi e storici dell’arte di tutto il mondo.
Dal Nuovo Mondo al cuore di Roma: la storia della collezione
Il viaggio che ha riportato la Diana in Italia è lungo e affascinante quanto la sua storia antica. Prima di approdare a Palazzo delle Pietre, la scultura è stata il gioiello della celebre Collezione Fossett. Stephen e Peggy Fossett, noti collezionisti americani, avevano raccolto nel corso di decenni una imponente selezione di opere d’arte e oggetti archeologici, esponendoli nelle loro lussuose residenze in California, Illinois e Colorado. Alla scomparsa dei proprietari, l’opera è passata per il mercato internazionale, venendo acquisita da una rinomata galleria di Parigi prima di essere individuata e riportata in Italia grazie all’intuizione di Valerio Turchi, punto di riferimento per l’antiquariato archeologico italiano.
L’acquisizione da parte di Carlo Mazzi ha garantito che l’opera non sparisse nuovamente in una collezione privata inaccessibile, ma trovasse una collocazione permanente e visibile a Roma. La scelta di Palazzo delle Pietre, in Via delle Coppelle, non è casuale: l’edificio si trasforma in uno scrigno che protegge e valorizza il patrimonio, diventando un polo di attrazione culturale per la città. Il ritorno di Diana non è dunque solo un atto di recupero materiale, ma un’operazione di orgoglio nazionale che restituisce al Paese un simbolo della sua identità storica. La dea, che un tempo dominava le scene mitologiche e i giardini imperiali, torna oggi a essere testimone della bellezza immortale che Roma continua a offrire al mondo intero.
Info utili
- Evento: Presentazione della scultura Diana Cacciatrice (II secolo d.C.)
- Luogo: Palazzo delle Pietre, Via delle Coppelle 23, Roma
- Data: Giovedì 22 gennaio 2026
- Orario: Ore 18.30
- Accesso: Per richieste di visita da parte della stampa, contattare la direzione del museo presso Palazzo delle Pietre.
(Credit ph: Vincenzo Gentile)
