- Cosa: Lo spettacolo Pìnolo della Compagnia Nardinocchi/Matcovich.
- Dove e Quando: Centrale Preneste Teatro, domenica 15 marzo 2026, ore 16.30.
- Perché: Un’opera originale che invita il pubblico delle famiglie a riflettere con leggerezza sulla libertà di espressione, superando le gabbie degli stereotipi di genere.
Il panorama teatrale dedicato all’infanzia si arricchisce di una proposta coraggiosa e innovativa, capace di parlare al cuore dei bambini e alla riflessione degli adulti. Domenica 15 marzo, il Centrale Preneste Teatro ospita Pìnolo, una produzione firmata da Ruotalibera Teatro in collaborazione con la Compagnia Nardinocchi/Matcovich. Questo spettacolo non si limita a raccontare una storia, ma costruisce un vero e proprio dispositivo scenico che interroga le convenzioni sociali con la delicatezza e la profondità che solo il teatro sa offrire. Attraverso l’unione di parola, movimento e una ricerca sonora meticolosa, l’opera accompagna gli spettatori in un viaggio alla scoperta dell’identità autentica, lontana dai pregiudizi che spesso condizionano la crescita.
La costruzione dell’identità
Tutto ha inizio con un gesto simbolico di grande impatto visivo: la costruzione di due sagome in legno, che vengono presentate al pubblico con l’invito a essere vestite. I bambini e le bambine in sala sono chiamati a compiere una scelta, un atto che riflette i condizionamenti e gli stereotipi legati al maschile e al femminile che assorbiamo fin dalla tenera età. È un momento di interazione potente, in cui il teatro si fa specchio della realtà quotidiana. Tuttavia, la narrazione prende una piega inaspettata: le due sagome cadono. Questo crollo non è solo un evento scenico, ma l’incipit necessario per dare avvio alla vera fiaba.
La storia mette al centro Pina, una bambina che si sente esclusa dai suoi coetanei. Il motivo? La sua identità non sembra collimare con le definizioni rigide che gli altri si aspettano da lei. Pina non è abbastanza “maschio” né abbastanza “femmina”, un’incertezza che la porta a sentirsi incompresa, persino all’interno del proprio nucleo familiare. Attraverso la caduta delle certezze rappresentate dalle sagome di legno, inizia per lei un percorso di ricerca interiore. È in questo spazio di vulnerabilità che la protagonista comincia a esplorare ciò che significa essere davvero se stessi, senza il peso di dover aderire a modelli predefiniti o di provare vergogna per le proprie inclinazioni naturali.
Un viaggio tra alberi e lumache
Il percorso di emancipazione di Pina si arricchisce di incontri straordinari che fungono da guida in questo processo di scoperta. Fondamentale è l’incontro con un Pino e, soprattutto, con una Lumaca. Quest’ultimo personaggio, grazie alla sua natura ermafrodita, diventa un alleato prezioso per la protagonista. La Lumaca insegna a Pina che la natura stessa accoglie la complessità e che non esiste una sola via per essere, ma infinite sfumature. È un richiamo potente alla libertà di scoprire e mostrare la propria parte maschile, un invito a integrare i diversi aspetti del sé anziché reprimerli.
Questa fiaba moderna, messa in scena con grande sensibilità da Laura Nardinocchi, Niccolò Matcovich e Noemi Piva, va oltre la semplice narrazione. Il testo riesce a trasformare un concetto complesso e spesso dibattuto come quello dell’identità di genere in una materia viva, tangibile e accessibile. Non si tratta di una lezione teorica, ma di una condivisione emozionale: la storia di Pina diventa la storia di chiunque abbia mai sentito la pressione di dover “essere” in un certo modo per essere accettato. La forza di questa produzione sta proprio nella capacità di normalizzare il dubbio e celebrare la libertà di essere, invitando il giovane pubblico a guardare oltre l’apparenza.
L’arte come linguaggio inclusivo
Uno degli aspetti più distintivi di Pìnolo è la sua cifra stilistica. La regia e l’impianto drammaturgico operano una scelta radicale: l’assenza di musiche registrate in favore di un complesso lavoro sui suoni. Ogni rumore, ogni effetto sonoro viene prodotto in tempo reale direttamente dagli attori sulla scena. Questa scelta non è solo estetica, ma profondamente comunicativa: i suoni, proprio come le parole, dialogano costantemente con i gesti, i movimenti e le partiture fisiche della danzatrice presente in scena. L’unione del linguaggio teatrale con quello della danza crea un’esperienza sensoriale completa, dove il corpo parla tanto quanto la voce.
Questa ricerca espressiva permette di mantenere viva l’attenzione e di coinvolgere il pubblico su più livelli. La fisicità diventa un codice narrativo che non ha bisogno di artifici esterni per trasmettere emozioni. Il lavoro meticoloso sulle luci e sui costumi completa un quadro scenico essenziale ma evocativo, dove ogni dettaglio è pensato per sostenere la narrazione di Pina. È un invito, rivolto a grandi e piccoli, a riscoprire la bellezza del teatro come strumento di indagine profonda, capace di sfidare gli stereotipi non con la forza della critica, ma con la poesia del movimento e dell’ascolto.
Info utili
- Data e orario: Domenica 15 marzo 2026, ore 16.30.
- Luogo: Centrale Preneste Teatro, Via Alberto da Giussano, 58 – Roma (Pigneto/Malatesta).
- Target: Spettacolo adatto dai 6 anni.
- Costo del biglietto: 7 euro.
- Modalità di acquisto: Esclusivamente on-line sul sito ufficiale del teatro o in biglietteria il giorno dello spettacolo dalle ore 16.00, previa disponibilità dei posti.
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