Cosa: La messa in scena dello spettacolo Città sola, un suggestivo progetto teatrale e installativo basato sull’omonima opera di Olivia Laing.
Dove e Quando: Presso lo Spazio Rossellini a Roma, nella serata di sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00.
Perché: Per vivere un’esperienza immersiva unica che, mescolando paesaggi sonori e biografie d’artista, indaga il profondo senso di isolamento che caratterizza la vita nelle metropoli contemporanee.
Il fermento culturale della capitale si arricchisce di un appuntamento di profondo spessore introspettivo, pronto ad accendere i riflettori su uno dei grandi tabù della nostra epoca: l’isolamento metropolitano. Il teatro contemporaneo si conferma lo strumento privilegiato per decodificare le complessità del presente, trasformando il palcoscenico in uno specchio delle nostre nevrosi e delle nostre fragilità. Questo fine settimana, il pubblico romano avrà l’opportunità di immergersi in una dimensione narrativa fuori dagli schemi, partecipando a una performance che scava a fondo nelle dinamiche relazionali degli individui circondati da milioni di persone, ma intimamente distanti tra loro. Al centro di questa esplorazione troviamo lo spettacolo Città sola, una produzione che promette di lasciare un segno indelebile nella stagione teatrale primaverile.
Viaggio tra le Solitudini Metropolitane
Il nucleo drammaturgico di questo ambizioso progetto affonda le proprie radici nel celebre saggio letterario della scrittrice Olivia Laing. L’opera teatrale invita gli spettatori a compiere un affascinante esercizio di immaginazione: posizionarsi mentalmente alla finestra di un grattacielo, nel cuore della notte, per osservare la vastità della città che si scompone in centinaia di migliaia di celle illuminate. Da questa prospettiva straniante, New York smette di essere una semplice coordinata geografica per trasformarsi in un paradigma universale, rappresentando idealmente tutte le grandi metropoli del mondo che abbiamo abitato o attraversato. La solitudine urbana diventa così una condizione esistenziale specifica e tangibile, una vera e propria passeggiata in sette capitoli pensata per incrociare i destini di sette inquilini speciali.
La trasposizione di questa materia letteraria sul palcoscenico è il risultato di un lungo e articolato processo creativo, guidato dalla genialità della compagnia lacasadargilla. Città sola è concepito come un progetto modulare e camaleontico, capace di sperimentare innumerevoli forme narrative e ipotesi installative. Nato inizialmente come un innovativo podcast e una performance urbana itinerante per il Piccolo Teatro di Milano, lo spettacolo si è evoluto nel tempo. Il testo di Laing ha infatti funto da ispirazione primaria durante la stesura de Il Ministero della Solitudine, diventandone una sorta di affascinante spin-off ma mantenendo, al contempo, la forza dirompente di un organismo scenico completamente autonomo e pulsante di vita propria.
L’Arte come Rammendo dell’Anima
Il palcoscenico diventa la dimora temporanea di artisti tormentati e geniali, figure che hanno abitato l’abisso della solitudine in totale e radicale coincidenza con la propria opera d’arte. La narrazione dispiega davanti agli occhi del pubblico un mosaico di biografie straordinarie. Si parte dai celebri e malinconici dipinti-acquario di Edward Hopper, i cui interni trasparenti espongono corpi che chiedono disperatamente di essere “visti, compresi e accettati”. Il viaggio prosegue incrociando i registratori e i filtri di un Andy Warhol intento a mascherarsi per sfuggire all’incomunicabilità , per poi toccare la grazia politica e ribelle di David Wojnarowicz nella caotica New York degli anni Ottanta. Non mancano figure più defilate ma altrettanto potenti, come Henry Darger, inventore poverissimo di mondi sconfinati , o la voce aliena del controtenore Klaus Nomi. A questi si aggiunge persino l’intruso Josh Harris, pioniere che intravedeva le nostre future alienazioni nelle nascenti reti di Internet.
L’indagine teatrale e letteraria culmina in una riflessione struggente sul ruolo salvifico della creazione artistica, splendidamente incarnata dall’opera di Zoe Leonard. La sua installazione di frutti essiccati e amorevolmente ricuciti con filo e cerniere si trasforma in un atto di pura e semplice riparazione affettiva. Lo spettacolo abbraccia con forza una verità dolorosa ma necessaria: se è vero che l’arte non possiede il potere magico di riportare in vita i morti o di arginare il disastro climatico globale, essa conserva tuttavia una funzione vitale e insostituibile. L’espressione artistica può tessere nuove intimità, curare le lacerazioni interiori o, in alcuni casi, insegnarci ad accettare che non tutte le ferite richiedono necessariamente di essere rimarginate. È in questo incessante rovistare tra le solitudini collettive che il pubblico riconosce, infine, la propria immagine riflessa.
Un Dispositivo Scenico Immersivo
Per restituire la complessità sensoriale di queste esistenze ai margini, la regia curata da Alessandro Ferroni e Lisa Ferlazzo Natoli ha concepito uno spazio scenico ibrido e fortemente immersivo. La città non è solo uno sfondo, ma entra prepotentemente in scena diventando membrana e parete: i bagliori dei neon, le architetture dei palazzi, i rumori soffocati del traffico e i gorgoglii delle tubature avvolgono lo spettatore. In questo ambiente si muove una superba Lisa Ferlazzo Natoli, esploratrice notturna equipaggiata con un arsenale di dispositivi sonori come radiomicrofoni, iPad luminescenti, taccuini e vecchi registratori. L’attrice cammina “inosservata, non guardata”, destreggiandosi tra grandi lavagne verticali su cui vengono proiettate macroscopie urbane e preziosi dettagli pittorici.
A completare questa potente macchina teatrale è la dimensione uditiva curata meticolosamente da Alessandro Ferroni, artefice di paesaggi sonori di rara suggestione. Il tappeto acustico fonde atmosfere siderali con rumori cittadini rubati alla strada, intrecciando sapientemente ballate jazz, ritmi rock e sonorità folk tipicamente newyorkesi. L’altissima qualità di questa proposta culturale è stata resa possibile anche grazie al fondamentale periodo di residenza artistica che la compagnia ha trascorso proprio presso lo Spazio Rossellini. Questa struttura si conferma così non solo un luogo di ospitalità, ma un prezioso cantiere di elaborazione creativa dove il lavoro artistico può sedimentare, articolarsi con profondità e acquisire il suo necessario e definitivo respiro collettivo prima di debuttare davanti al grande pubblico.
Info utili
- Prezzo Intero: € 14,50 (+ d.p.) per acquisti online; € 15,00 presso il botteghino del teatro.
- Prezzo Ridotto: € 12,00 (riservato al botteghino per under 18 e over 65).
- Orario di inizio: Sabato 11 aprile 2026 alle ore 21.00. La biglietteria e il bar interno saranno operativi a partire da un’ora prima dell’inizio dell’evento.
- Dove: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale 58 – Roma.
- Parcheggio: Servizio gratuito e custodito (fino a esaurimento posti) con ingresso situato in Via della Vasca Navale 70.
- Contatti per il pubblico: Telefono 345 2978091;
(Credit ph. Claudia Pajewski-9866.jp)
