- Cosa: Debutto in prima assoluta dello spettacolo teatrale Due Pesci, una commedia agrodolce scritta e diretta da Paolo Roberto Santo.
- Dove e Quando: Presso il Teatro Belli a Roma, nel cuore di Trastevere, dal 17 al 19 aprile.
- Perché: Per assistere a una metafora teatrale poetica e graffiante che, attraverso gli occhi di due creature marine, esplora l’eterno e universale conflitto umano tra l’attaccamento alle proprie radici e il desiderio insopprimibile di scoprire nuovi orizzonti.
La vivace e sempre sorprendente stagione culturale romana si prepara ad accogliere un evento teatrale di grande fascino e originalità. Il palcoscenico si trasformerà per l’occasione in un microcosmo sottomarino, pronto a fare da cassa di risonanza alle più profonde inquietudini dell’animo umano. All’interno della prestigiosa Rassegna Expo, un progetto che mira a valorizzare le voci più interessanti della drammaturgia contemporanea, arriva in prima assoluta un’opera che promette di far sorridere, emozionare e riflettere. Questa nuova messinscena, forte di un testo acuto e di interpretazioni intense, si propone di indagare i legami invisibili che uniscono l’uomo al suo destino, utilizzando la lente deformante e ironica di una prospettiva animale del tutto inaspettata.
Un’Allegoria Marina per Raccontare l’Uomo
Al centro di questa affascinante narrazione teatrale troviamo Salvatore e Domenico, i due insoliti protagonisti che danno il titolo all’intera rappresentazione. Non si tratta di esseri umani, bensì di due pesci che abitano da sempre le placide ma circoscritte acque del mare che bagna un piccolo paesino della provincia di Messina. La loro esistenza, apparentemente semplice e monotona, diventa improvvisamente il pretesto per una profonda indagine sociologica e filosofica. Uno dei due protagonisti, mosso da un’incontenibile curiosità e da una sottile insofferenza, decide che è giunto il momento di varcare i confini sicuri di quel tratto di costa per esplorare l’ignoto; l’altro, invece, difende con strenua determinazione la propria comfort zone, convinto che la vera felicità risieda nella stabilità e nel profondo attaccamento alle proprie radici natie.
Il confronto serrato e dialettico tra questi due punti di vista diametralmente opposti si trasforma rapidamente in una potente metafora del viaggio e dell’esistenza stessa. Il mare, elemento scenico e narrativo di fondamentale importanza, smette di essere un semplice sfondo per diventare un vero e proprio confine tangibile. È un sottile filo d’acqua che divide due umanità ben distinte: da una parte coloro che solcano le onde per diletto, spensieratezza e puro divertimento, dall’altra coloro che affrontano le maree per la mera e disperata necessità di sopravvivere. In questo dualismo si nasconde il cuore pulsante dell’opera, capace di toccare corde intime e collettive con una delicatezza e una profondità rare nel panorama teatrale contemporaneo.
Il Dilemma Universale tra Radici e Orizzonti
L’aspetto più dirompente di questo spettacolo è la sua incredibile capacità di universalizzare un sentimento umano estremamente complesso: il perenne bilico tra il restare e il partire. Da un lato vi è la paura atavica del cambiamento, quel timore strisciante che inchioda l’individuo a una quotidianità rassicurante ma potenzialmente asfissiante. Dall’altro lato, preme forte il desiderio irrefrenabile di avventura, la spinta evolutiva a superare le colonne d’Ercole delle proprie certezze per scoprire cosa si nasconda oltre il perimetro del già noto. La brillante scrittura dell’autore non offre risposte facili né giudizi morali pre-confezionati; al contrario, conduce dolcemente gli spettatori verso una consapevolezza dolceamara: sia nella scelta di restare che in quella di partire, inevitabilmente, si sacrifica una parte di sé stessi.
La precisa collocazione geografica della storia, fortemente ancorata alla Sicilia, non rappresenta in alcun modo un limite narrativo, bensì un espediente per rafforzare l’autenticità del racconto. L’utilizzo sapiente e misurato di inflessioni e parlate dialettali contribuisce a connotare culturalmente i personaggi, rendendoli vivi, tridimensionali e profondamente empatici. Tuttavia, come sottolineato dallo stesso regista, i sentimenti messi in scena travalicano i confini regionali per abbracciare la condizione umana nella sua totalità. Il fatto che questo intimo e vibrante dialogo debutti proprio a Roma, una città da sempre crocevia di popoli, partenze e ritorni, amplifica enormemente il senso di spaesamento e di ricerca interiore che anima i due protagonisti.
La Visione Registica e l’Impegno Attoriale
La sapiente regia curata dallo stesso autore dell’opera, Paolo Roberto Santo, si distingue per un approccio registico lucido e coraggioso. La scelta di far osservare l’umanità da una prospettiva dichiaratamente “aliena” – ovvero attraverso gli occhi di un’altra specie animale – garantisce il giusto distacco emotivo per poter analizzare i vizi, le virtù e le innumerevoli contraddizioni della nostra natura. Questo espediente narrativo permette di alternare sulla scena, con estrema naturalezza, scoppi di brillante ironia a momenti di autentico e struggente dramma, sfumando il tutto con una delicata vena di malinconia che accompagna l’intero arco narrativo. I movimenti scenici, curati con precisione da Irasema Carpinteri, contribuiscono a restituire fisicità all’ambiente acquatico, supportati dal suggestivo disegno luci di Alessandro Laprovitera.
A dare corpo e voce a questa complessa allegoria sono i talentuosi attori Francesco Bonaccorso e Domenico Panarello, chiamati a sostenere una prova performativa di altissimo livello. I due interpreti, supportati dalla solida produzione della Società per Attori, riescono a instaurare una chimica scenica formidabile, restituendo al pubblico tutte le sfumature di un’amicizia messa a dura prova dalle scelte di vita. La loro interpretazione si fa carico di restituire la frammentazione identitaria dell’uomo moderno, costantemente in bilico tra passato e futuro. Assistendo a Due Pesci, il pubblico in sala non si limiterà a guardare uno spettacolo ben confezionato, ma sarà invitato a compiere una vera e propria immersione nei fondali della propria coscienza, interrogandosi sulle ancore che ha scelto di calare e sui venti che ha deciso di seguire.
Info utili
- Costo biglietto: Intero 23,00 euro; Ridotto 15,00 euro
- Orario spettacoli: Venerdì 17 aprile ore 21.00; Sabato 18 aprile ore 19.00; Domenica 19 aprile ore 17.00
- Dove: Teatro Belli
- Indirizzo: Piazza di Sant’Apollonia, 11 – 00153, Roma
- Contatti Biglietteria: 06/5894875
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