- Cosa: Mostra fotografica “Ak Yol” (Strada Bianca) di Paolo Romani.
- Dove e Quando: Spazio Ghelfi, Grottaferrata (RM); dal 3 al 18 aprile 2026.
- Perché: Un viaggio visivo in quattro tempi che attraversa la Via della Seta e la Siria pre-conflitto per approdare a una Roma intima e contemplativa.
Il mondo della fotografia d’autore trova una nuova, suggestiva dimora alle porte della Capitale. Presso lo Spazio Ghelfi di Grottaferrata, inaugura oggi Ak Yol, la mostra personale di Paolo Romani che si configura come un diario di bordo poetico e antropologico. Il titolo, che nelle lingue turche dell’Asia Centrale significa letteralmente “Strada Bianca”, rappresenta l’augurio tradizionale per un buon viaggio. Non si tratta, tuttavia, di una semplice esposizione documentaristica: il percorso espositivo si snoda attraverso una ricerca sull’attenzione, catturando il momento esatto in cui la luce trasforma l’effimero in rivelazione, rendendo protagonista ciò che solitamente appare trascurato allo sguardo distratto.
L’esposizione è concepita come un cammino della visione articolato in quattro momenti distinti, che guidano il visitatore da territori lontani e carichi di storia fino alla dimensione più domestica e raccolta della quotidianità romana. La fotografia di Romani si spoglia della sua funzione puramente informativa per farsi sguardo interiore, capace di riflettere e contemplare la bellezza intrinseca del mutamento. È un invito a rallentare, a osservare le sfumature della luce e a riconoscere il valore universale della memoria visiva, sia essa impressa su un paesaggio millenario o su un dettaglio urbano apparentemente insignificante.
Dalla Via della Seta alla Siria perduta
La prima parte della mostra conduce il pubblico lungo le direttrici reali della Via della Seta, in un’immersione geografica che evoca scambi millenari e culture sovrapposte. Qui il reportage si fa testimonianza preziosa, documentando spazi e volti di una Siria colta in un istante di sospensione, immediatamente prima che il conflitto ne deturpasse l’armonia. Le immagini restituiscono la vita quotidiana di un popolo e di una terra che, attraverso l’obiettivo di Paolo Romani, conservano una dignità intatta. La “strada bianca” dell’autore diventa così un ponte verso un passato recente che oggi appare quasi mitologico, ricordandoci la fragilità e, al contempo, la resilienza dei luoghi.
In questa sezione, la narrazione visiva si concentra sulla stratificazione storica e sulla sacralità del quotidiano. Ogni scatto è un frammento di un mosaico più ampio, dove la polvere delle strade siriane e l’azzurro dei mercati si fondono in un’estetica della verità. Romani non cerca il sensazionalismo, ma la verità del momento, offrendo allo spettatore la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio attraverso una luce che sembra voler proteggere ciò che ritrae. È un omaggio a un’umanità che, nonostante tutto, continua a camminare lungo le proprie strade, siano esse fatte di pietra o di sogni.
Roma Altrimenti: la riscoperta della luce urbana
Il viaggio fotografico prosegue verso una dimensione più intima con la sezione intitolata Roma Altrimenti. In questo capitolo della mostra, il termine “Altrimenti” diventa la chiave di lettura fondamentale per riscoprire la Città Eterna sotto una luce inedita e personale. Lontano dai circuiti turistici e dai monumenti iconici, Romani esplora gli angoli meno celebrati della Capitale, trasformando la realtà urbana in una scenografia contemplativa. La luce diventa qui uno strumento di indagine filosofica, capace di isolare il dettaglio e di conferire un’aura di solennità anche al cemento o a una prospettiva periferica.
In questa fase, il lavoro del fotografo si fa più introspettivo. Roma viene spogliata del suo caos per rivelare la sua anima silenziosa, fatta di ombre lunghe e riflessi inaspettati. Il visitatore è spinto a riconsiderare il proprio rapporto con lo spazio cittadino, imparando a vedere la bellezza dove solitamente si scorge solo abitudine. La “Strada Bianca” di Romani attraversa dunque anche il cuore della città, suggerendo che il viaggio più difficile e gratificante è spesso quello che compiamo ogni giorno fuori dalla porta di casa, a patto di saper guardare “altrimenti”.
Michikusa: l’elogio dell’impermanenza
L’ultimo capitolo del percorso espositivo prende il nome dal termine giapponese Michikusa, che indica letteralmente l’erba a bordo strada. È un invito esplicito a perdersi, abbandonando la “via maestra” della produttività e dell’efficienza per omaggiare la bellezza dei piccoli mondi. In questa sezione, la ricerca di Paolo Romani tocca vertici di estrema delicatezza, concentrandosi sull’impermanenza dell’effimero. Piccoli dettagli naturali, giochi di luce su superfici comuni o la semplice crescita spontanea di una pianta diventano metafore di una vita che fiorisce ai margini, lontano dai riflettori.
Michikusa rappresenta la sintesi filosofica di Ak Yol: la consapevolezza che la rivelazione risiede nell’attenzione verso ciò che è trascurato. La mostra si chiude così con una riflessione profonda sul valore del tempo e sulla necessità di coltivare uno sguardo che sappia fermarsi davanti all’infinitamente piccolo. Attraverso questi “quattro tempi” fotografici, Paolo Romani non solo espone le sue opere, ma condivide una postura etica nei confronti del mondo: quella di un viandante che, pur guardando lontano, non smette mai di onorare l’erba che cresce ai suoi piedi lungo il cammino.
Info utili
- Sede: Spazio Ghelfi, Via XX Settembre, Grottaferrata (RM).
- Date: Dal 3 al 18 aprile 2026.
- Orari di apertura: * Opening 3 aprile: ore 18.00.
- Sabato 4 aprile: 10.00-13.00 / 16.00-19.00.
- Lunedì 6 aprile: 16.00-19.00.
- Martedì 7 aprile: 08.00-17.30.
- Mercoledì 8 aprile: 08.00-14.00.
- Giovedì 9 aprile: 08.00-17.30.
- Chiusura: Domenica chiuso.
(in foto opera Paolo Romani, dettaglio)
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