- Cosa: Messa in scena in prima assoluta de La fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore, uno spettacolo intenso sulle fragilità umane prodotto da Les Moustaches e Accademia Perduta Romagna Teatri.
- Dove e Quando: Presso il TeatroBasilica a Roma, in Piazza di Porta San Giovanni 10, dal 10 al 12 aprile 2026.
- Perché: Per assistere a un’opera acuta e spietata che, mescolando echi biblici e nevrosi contemporanee, indaga le reazioni di una coppia di fronte al crollo improvviso delle proprie certezze materiali.
Il vibrante palcoscenico romano si prepara ad accogliere una nuova ed entusiasmante indagine sull’animo umano, confermando la vocazione della capitale come crocevia per la drammaturgia contemporanea di ricerca. In un’epoca caratterizzata da continui mutamenti e insicurezze latenti, il teatro si erge ancora una volta a specchio implacabile della nostra società. Questo aprile, l’attenzione si concentra su una prima assoluta che promette di scuotere le coscienze: La fame – La parabola dell’uomo che fece tutto per amore. Un’opera che, con cruda lucidità, si propone di dissezionare le complesse dinamiche relazionali e la vulnerabilità dell’individuo moderno di fronte agli imprevisti, inserendosi perfettamente nella programmazione di uno spazio storicamente dedito all’innovazione teatrale.
Echi Biblici e Dinamiche di Coppia
L’architettura narrativa di questa pièce affonda le sue radici nei miti fondativi della nostra cultura, utilizzando le antiche scritture come lente d’ingrandimento per analizzare i comportamenti del presente. Il testo richiama apertamente figure ancestrali e archetipiche come Caino e Abele, Adamo ed Eva, Davide e Betsabea. Queste celebri coppie bibliche, protagoniste del grande libro da cui discende gran parte dell’immaginario collettivo occidentale, non vengono riproposte in chiave puramente religiosa, ma assurgono a modelli universali delle relazioni umane. Attraverso il loro eco, lo spettacolo esplora la dicotomia perenne tra il bene e il male, tra il bello e il brutto, mettendo a nudo quelle azioni, spesso violente e ferocemente umane, che caratterizzano l’interazione tra individui fin dall’alba dei tempi.
Calando questa immensa eredità in un contesto più intimo e circoscritto, la drammaturgia si concentra su due protagonisti specifici: Sagrestano e Virtuosa. Essi rappresentano il paradigma dell’umanità media, una coppia adagiata in una quotidianità confortevole e apparentemente inattaccabile. La loro esistenza scorre su binari sicuri, cullata dalla fortuna di avere sempre “un piatto pieno” e guidata dall’imperativo categorico del minimo sforzo. Incarnano alla perfezione quel desiderio, molto diffuso nella società contemporanea, di ottenere il massimo risultato senza dover affrontare alcuna vera fatica, difendendo a tutti i costi la propria zona di comfort. È un ritratto psicologico affilato che prepara il terreno al dramma, evidenziando come l’assenza di sfide renda l’essere umano intrinsecamente debole e impreparato alla vita.
L’Irruzione dell’Imprevisto e della Necessità
Il motore dell’azione teatrale si innesca nel momento in cui questo delicato equilibrio di comodo viene bruscamente interrotto. L’elemento scatenante è metaforicamente rappresentato da La fame, che bussa alla porta della coppia non come un concetto astratto, ma come un vero e proprio ospite inatteso e sgradito. Questa “fame” assume i contorni di un ostacolo imprevisto, una privazione improvvisa che squarcia il velo dell’illusione borghese in cui Sagrestano e Virtuosa si erano rinchiusi. È la rappresentazione teatrale della crisi: che sia economica, spirituale o emotiva, essa costringe i protagonisti a confrontarsi con una realtà spigolosa e priva di sconti, rivelando la totale inadeguatezza dei loro strumenti di sopravvivenza emotiva.
Di fronte a questo evento dirompente, la reazione dei personaggi mette in luce una fragilità disarmante. Abituati all’abbondanza data per scontata, si ritrovano improvvisamente a fare i conti con le “bestemmie dei fondi vuoti”. L’opera sottolinea in modo graffiante come gli uomini, quando inciampano in un ostacolo non calcolato, smarriscano completamente la bussola, rivelandosi incapaci di rialzarsi autonomamente. La necessità aguzza l’ingegno, recita il proverbio, ma in questo caso la privazione fa emergere le nevrosi, le recriminazioni e le paure più ataviche. Lo spettacolo diventa così una parabola attualissima sulla condizione dell’uomo moderno: un individuo iper-tutelato, anestetizzato dal benessere, che crolla miseramente non appena la vita gli presenta il conto.
Una Visione Registica Corale e Tagliente
A dare corpo e voce a questa complessa allegoria sociale è un team creativo di grande talento e affiatamento. La drammaturgia, firmata da Alberto Fumagalli, si avvale di una regia condivisa a quattro mani dallo stesso Fumagalli insieme a Ludovica D’Auria. Questa doppia conduzione registica garantisce uno sguardo poliedrico sulle vicende, capace di calibrare perfettamente i toni grotteschi con le sfumature più intimiste del testo. Sulla scena, lo stesso autore è affiancato dalla bravissima Chiara Liotta; insieme restituiscono al pubblico le nevrosi e le debolezze di Sagrestano e Virtuosa con un’interpretazione fisica e viscerale. La forza della messa in scena è supportata dal solido impianto produttivo della compagnia Les Moustaches e di Accademia Perduta Romagna Teatri.
Il contenitore ideale per questa operazione artistica è senza dubbio il TeatroBasilica. Diretto con sapienza e visione dall’attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro, con la preziosa supervisione artistica di Antonio Calenda, questo spazio si conferma un polo culturale di vitale importanza per la città. La scenografia curata da Davide Moriggi, esaltata dal disegno luci di Giulia Bandera e dai costumi di Giulio Morini, contribuisce a creare un’atmosfera sospesa e al contempo opprimente, in cui il dramma dei protagonisti si consuma senza via di scampo. Gli spettatori in sala non assisteranno a una semplice rappresentazione, ma saranno chiamati a un profondo esame di coscienza, interrogandosi sulle proprie fragilità nascoste dietro la fragile facciata del benessere quotidiano.
Info utili
- Orari spettacoli: Venerdì 10 e sabato 11 aprile ore 21.00; Domenica 12 aprile ore 16.30.
- Dove: TeatroBasilica
- Indirizzo: Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
- Telefono: +39 392 9768519
