Cosa: Lo spettacolo teatrale Albanova, per un pugno di biglietti di Benito Martino.
Dove e Quando: Al Teatro di Documenti a Roma, il 28 febbraio (ore 19) e il 1° marzo (ore 18).
Perché: Un’opera potente che indaga la fragilità sociale e il desiderio di riscatto attraverso un viaggio nella psiche del protagonista.
Il teatro contemporaneo si spoglia spesso della finzione per farsi cronaca, testimonianza e, talvolta, atto d’accusa. È il caso di Albanova, per un pugno di biglietti, l’opera scritta da Benito Martino che si appresta a calcare le scene dello storico Teatro di Documenti di Roma. Questo spettacolo non è semplicemente una messa in scena, ma un vero e proprio viaggio introspettivo che affronta tematiche scottanti come l’abbandono istituzionale, la violenza delle periferie e la ricerca costante di una via d’uscita in contesti dove il futuro appare già scritto. Attraverso una narrazione lucida e profondamente poetica, l’opera invita il pubblico a riflettere sulla necessità primaria dell’essere umano: quella di essere finalmente ascoltato in un mondo che sembra aver perso l’udito.
La rappresentazione, curata nella regia dallo stesso Martino insieme a Riccardo Pisani, vede come protagonisti sul palco lo stesso autore affiancato da Silvio De Luca. La forza di questo lavoro risiede nella sua capacità di trasformare l’esperienza individuale in un manifesto collettivo, portando alla luce le contraddizioni di una società cinica. Il pubblico viene trascinato nella vita di Luca, un giovane che si ritrova a fare i conti con i propri fantasmi durante una seduta dallo psicologo, momento in cui il velo della quotidianità si squarcia per rivelare una realtà fatta di sopravvivenza e resilienza.
Il viaggio di Luca: tra binari di ferro e memorie di cemento
La struttura narrativa di Albanova si sviluppa attorno alla figura di Luca, la cui esistenza è stata forgiata dalle difficoltà di una periferia lacerata ed opprimente. Sin dalla tenera età, il protagonista ha dovuto confrontarsi con un paesaggio dominato dal cemento, dagli sversamenti illeciti e da una brutalità diffusa che soffoca ogni aspirazione. In questo scenario degradato, la fuga non è solo un desiderio, ma appare come l’unica strategia di sopravvivenza per evitare di soccombere a un destino di emarginazione. Il racconto si snoda attraverso i ricordi di Luca, che rievoca con intensità i suoi primi viaggi in treno, un elemento che da semplice mezzo di trasporto si eleva a metafora centrale della narrazione.
Il treno rappresenta il confine tra il mondo conosciuto, fatto di soprusi e polvere, e il “mondo altro”. Sui vagoni si consumano le prime avventure e i primi amori, ma si palesa anche la distanza incolmabile tra chi vive quei territori e chi, come i turisti o i pendolari, si limita a osservarli distrattamente dai finestrini in corsa. Questa indifferenza dello sguardo esterno è uno dei temi portanti dell’opera: la periferia esiste, soffre e urla, ma per chi è di passaggio rimane solo un’immagine sfuocata sullo sfondo di un viaggio verso mete più ambite. La ferrovia diventa così il binario su cui scorre la coscienza di Luca, in un oscillare continuo tra il desiderio di appartenenza e la necessità di distacco.
Dalla leggerezza al dramma: le ferite di una società sorda
L’interazione tra Luca e lo psicologo inizia con una nota di apparente leggerezza, quasi a voler mascherare la profondità delle ferite interiori. Tuttavia, man mano che il dialogo prosegue, le risposte evasive lasciano il posto a storie crude di ingiustizia, camorra e degrado. L’ironia iniziale, utilizzata come scudo protettivo, svanisce per lasciare spazio a un’amarezza densa e tangibile. Il viaggio all’interno della coscienza del protagonista si fa cupo, portando alla luce il ritratto di una società che non si ferma davanti a nulla, nemmeno di fronte alla tragedia estrema di uno studente suicida. Questo evento diventa il simbolo di un ritmo frenetico e spietato che calpesta la fragilità umana senza mostrare alcun segno di rimorso o riflessione.
L’opera di Benito Martino pone l’accento sulla sordità delle istituzioni e della collettività verso i problemi dei singoli. Viene denunciata con forza una realtà in cui le presunte soluzioni proposte dall’alto finiscono paradossalmente per aggravare la condizione di partenza anziché migliorarla. È una critica feroce al sistema dei soccorsi e delle politiche sociali, spesso ridotte a interventi di facciata che non scalfiscono la radice del malessere. In Albanova, la sofferenza individuale diventa lo specchio di un fallimento sistemico, dove l’essere umano viene ridotto a un numero, a un “pugno di biglietti” validi solo per una corsa verso il nulla, se non si trova la forza di invertire la rotta.
L’estetica del documento: una messa in scena viscerale
L’allestimento scenico gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere l’oppressione e la speranza che convivono nel testo. L’ideazione scenica, le luci e le musiche, curate da Riccardo Pisani, sono concepite per enfatizzare il contrasto tra la realtà cruda della periferia e la dimensione onirica dei ricordi. Il Teatro di Documenti, con la sua architettura peculiare, si presta perfettamente a ospitare questa discesa negli inferi della psiche umana, creando una vicinanza quasi carnale tra attori e spettatori. La co-regia di Martino e Pisani punta su una recitazione viscerale, capace di restituire la verità di un vissuto che non ammette filtri o mediazioni estetiche superflue.
In questo contesto, il lavoro di Silvio De Luca e Benito Martino sul palco si trasforma in una danza di parole e silenzi carichi di significato. La scelta di trattare temi come il fascismo moderno, le dinamiche criminali e la disperazione giovanile non è mai fine a se stessa, ma serve a comporre un mosaico di resistenza umana. Albanova, per un pugno di biglietti si configura dunque come un appuntamento imperdibile per chi cerca nel teatro non solo intrattenimento, ma uno strumento di analisi sociale e una scintilla di consapevolezza. È un invito a fermarsi, a guardare oltre il finestrino del proprio treno quotidiano e a riconoscere, finalmente, l’umanità che pulsa anche tra le crepe del cemento più duro.
Info utili
- Evento: Albanova, per un pugno di biglietti di Benito Martino
- Luogo: Teatro di Documenti, via Nicola Zabaglia, 42 – 00153 Roma
- Date e orari: Sabato 28 febbraio ore 19:00; Domenica 1° marzo ore 18:00
- Prezzi: Intero 12 euro, Ridotto 8 euro, Tessera associativa 3 euro
- Contatti: Tel. 06/45548578 – Cell. 328/8475891
(Credit ph Francesco D’Ambrosio)
