- Cosa: Lo spettacolo teatrale Kohlhaas con Marco Baliani.
- Dove e Quando: Nuovo Teatro Ateneo, Roma; 24 marzo 2026 alle ore 20:30.
- Perché: Un caposaldo del teatro di narrazione che indaga il confine tra giustizia e vendetta attraverso una prova d’attore magistrale.
La stagione 2025/2026 del Nuovo Teatro Ateneo prosegue il suo percorso di eccellenza ospitando uno dei nomi più autorevoli e amati della scena contemporanea italiana ed europea. Il 24 marzo, il palcoscenico della Sapienza accoglierà Marco Baliani con il suo spettacolo simbolo, Kohlhaas, un’opera che ha segnato profondamente la storia del teatro di narrazione nel nostro Paese. Tratto dal capolavoro letterario Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist, il lavoro è frutto della collaborazione drammaturgica tra lo stesso Baliani e Remo Rostagno, per la regia attenta e rigorosa di Maria Maglietta.
Al centro della vicenda troviamo un uomo comune, un commerciante di cavalli la cui esistenza viene stravolta da un sopruso apparentemente banale ma profondamente ingiusto. La negazione del diritto scatena in lui una reazione a catena, una spirale di violenza e ossessione che lo trasforma da vittima in giustiziere. La potenza di questo racconto risiede proprio nella sua capacità di interrogare lo spettatore su temi universali e drammaticamente attuali: il rapporto tra l’individuo e il potere, la fragilità delle istituzioni e quel limite sottile, spesso invisibile, che separa la legittima richiesta di giustizia dalla cieca ferocia della vendetta privata.
L’evoluzione di un corpo narrante
Kohlhaas non è semplicemente la trasposizione di un testo classico, ma un organismo vivente che Marco Baliani ha nutrito e trasformato nel corso di decenni. Nelle sue note di regia, l’attore descrive il processo creativo come l’aggiunta di “nervi, muscoli e pelle” allo scheletro osseo della struttura originale di Kleist. Questa pelle non appartiene più soltanto all’autore tedesco del XIX secolo, ma è intrisa dell’esperienza umana, teatrale e poetica di Baliani. La narrazione orale diventa così un atto di creazione continua, un work in progress che si rigenera ad ogni replica davanti a spettatori sempre diversi, adattandosi agli spazi e ai tempi.
Il rigore dell’attore narrante si manifesta nella capacità di far emergere la materia incandescente del testo senza sovraccarichi, puntando sulla precisione del gesto e della parola. Baliani utilizza metafore potenti, come quella del “cerchio del cuore” paragonato al recinto dei cavalli, per ancorare il senso della giustizia a una dimensione umanissima e concreta. L’arte del racconto, in questa visione, consiste nel non nominare troppo, nel lasciare zone d’ombra affinché sia il pubblico a completare il quadro con la propria immaginazione e sensibilità, trasformando l’ascolto in un’esperienza diretta e partecipata.
Etica, storia e generazioni a confronto
La vicenda, pur affondando le radici in un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500, si presta a interpretazioni che attraversano i secoli. Per Baliani, affrontare l’impresa di Kohlhaas è stato anche un modo per riflettere sui conflitti che hanno segnato la sua generazione, quella del ’68. Le domande morali sollevate dal protagonista — fino a che punto in nome della giustizia sociale si può diventare carnefici? — risuonano come un monito rispetto agli anni di piombo in Italia, quando ideali superiori vennero usati per giustificare il sangue nelle piazze.
Questo legame tra narrazione epica e impegno civile è il filo conduttore che unisce Kohlhaas ad altre opere fondamentali dell’artista, come Corpo di Stato. Il narratore, secondo Baliani, non può limitarsi a riportare fatti, ma deve narrare ciò che lo coinvolge interamente come persona. La tragica ambiguità di Kohlhaas, che oscilla tra il ruolo di eroe e quello di criminale, rimane sospesa, lasciando allo spettatore l’onere di una risposta che non può essere univoca, ma che richiede una profonda onestà intellettuale ed etica.
Una geografia teatrale tra memoria e presente
L’inserimento di Kohlhaas nel cartellone del Nuovo Teatro Ateneo si inserisce in una programmazione che, tra marzo e maggio, ambisce a disegnare una vera e propria geografia teatrale del mondo. Il palcoscenico diventa un crocevia di lingue, memorie e tradizioni sceniche che spaziano dall’identità ironica della danza di Marco Berrettini alle esplorazioni sonore di Carolina Rieckhof e Moyra Silva legate ai saperi ancestrali peruviani. La stagione tocca anche temi di bruciante attualità sociale, come il precariato raccontato da Anacarsis Ramos o l’esperienza trentennale della Compagnia della Fortezza nel carcere di Volterra con Armando Punzo.
Questa ricchezza di prospettive culminerà a maggio con la prima italiana della danzatrice indiana Kapila Venu e l’indagine sull’esilio del drammaturgo siriano Mudar Alhaggi. In questo contesto cosmopolita e multidisciplinare, la figura di Marco Baliani rappresenta il pilastro della tradizione narrativa europea, capace di parlare al cuore della contemporaneità partendo da un classico. Il Nuovo Teatro Ateneo si conferma così un presidio culturale fondamentale per la città di Roma, un luogo dove la ricerca artistica si sposa con la riflessione civile in un dialogo costante con il pubblico universitario e cittadino.
Info utili
- Dove: Nuovo Teatro Ateneo, Sapienza Università di Roma – Piazzale Aldo Moro 5 (Edificio CU017).
- Quando: 24 marzo 2026, ore 20:30.
- Accessi: Ingresso da piazzale Aldo Moro 5 o dal cancello pedonale in viale delle Scienze 11.
- Biglietteria: Disponibile tramite circuito Vivaticket.
- Parcheggio: Possibilità di prenotare il posto auto interno alla città universitaria tramite il portale dedicato della Sapienza.
(Credit ph: Luca Deravignone)
