Giovedì, 16 Luglio 2020

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nukeRoma più che una città è diventata una metropoli, e da brava metropoli non si fa mancare le sue leggende metropolitane, quelle strane credenze che, avvalorate da affermazioni di sedicenti esperti conoscenti di conoscenti, mai riportate in prima persona, contribuiscono a creare timori infondati e paure vicine al panico.

Qualche giorno fa ero dal meccanico e, aspettando il mio turno, non ho potuto fare a meno di assistere ad una conversazione tra il mio meccanico ed un cliente, entrambi genitori di bambini piccoli. Il primo raccomandava al secondo di somministrare pasticche di iodio al bimbo per prevenire possibili tumori alla tiroide. Il consiglio, come in ogni leggenda metropolitana che si rispetti, era anche condito con una discreta dose di buon senso: le pastiglie sarebbero dovute essere somministrate a giorni alterni “per evitare di esagerare”. Sempre secondo il copione delle urban legends, il mio meccanico avvalorava la sua raccomandazione citando la cognata che era vicina di casa di una dipendente dell’Enea alla Casaccia, quindi indiscutibilmente un esperto mondiale di radioprotezione.

Rapito da tanta sicurezza e memore dell’esame di chimica all’università ho deciso di approfondire la questione intervistando due esperti di calibro, rivolgendo loro le domande che qualsiasi genitore farebbe in questi giorni.

Per prima cosa ho intervistato il Presidente della Commissione Nucleare dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, per avere lumi sull’effettiva entità della contaminazione romana.

Ingegnere quali sono le fughe di sostanza radioattive più pericolose nella centrale giapponese allo stato attuale? E' possibile che in qualche modo queste siano giunte o giungano in Italia?

Le fughe di materiale radioattivo dalla centrale giapponese, ma comunque da ogni centrale che abbia avuto un incidente simile, sono rappresentate principalmente dallo Iodio 131 e dal Cesio 137. Ovviamente la loro pericolosità dipende dai livelli di contaminazione che vengono raggiunti. Vi sono dei limiti al di sotto dei quali essi non sono pericolosi che in termini tecnici sono dichiarati "non radiologicamente rilevanti". In termini comprensibili quando il livello di contaminazione è al di sotto di prefissati valori non vi è alcun rischio per la popolazione in quanto al dose associata alla esposizione delle loro radiazioni è trascurabile rispetto alle radiazioni esistenti in natura ed alle quali siamo continuamente esposti per tutta la vita.

nuke2Sa darmi dei numeri sui livelli di radiazione presenti a Roma prima e dopo il disastro giapponese?

Dalle misure effettuate dalle istituzioni preposte a questo tipo di protezione per la popolazione, non risulta alcun pericolo per la popolazione italiana. Per tale informazione si può consultare il sito informatico di ISPRA (http://www.isprambiente.gov.it/site/it-it/ ), che è l'istituzione preposta a tale scopo in Italia. Dalle misure effettuate risultano solamente in alcuni casi delle tracce delle sostanze citate e sono valori talmente bassi che non vi è la certezza che possano essere associati all'incidente avvenuto in Giappone, ma rientrano nelle normali variazioni della attuale situazione radiologica dell'atmosfera. Tuttavia non hanno nessuna rilevanza dal punto di vista radiologico e non costituiscono alcun rischio di tipo sanitario, come è rilevabile anche da quanto pubblicato nel sito dell'ISPRA.

I numeri relativi al livello di radiazione esistente in Italia prima e dopo l'incidente in Giappone sono rimasti gli stessi e la rete automatica di misura di tali livelli gestita dall'ISPRA non ha rilevato valori anomali rispetto alle normali variazioni naturali dei livelli ambientali.

Alla luce di tali dati consiglierebbe ai suoi nipotini di giocare all'aperto e di consumare frutta e verdura, insomma di avere una vita normale?

Alla luce dei dati rilevati dalla rete di misura italiana non vi è nessun motivo per limitare la libertà alimentare e sociale dei miei nipotini.

Confortato da quanto riportato dall’ingegnere ho però voluto approfondire il lato “sanitario” della questione con la dottoressa Lidia Strigari, Direttore Laboratorio di Fisica Medica e Sistemi Esperti dell’ Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – Istituti Fisioterapici Ospitalieri.

bimbiDottoressa alcuni genitori somministrano iodio in pillole ai propri bambini dopo gli eventi di Fukushima, ritiene giustificata una simile profilassi a Roma?

Il recente incidente del reattore nucleare in Giappone a causa del terremoto e lo Tsunami ha sollevato timori nelle popolazioni del Nord America come pure in quella europea legate alla presenza di iodio radioattivo (iodio-131) tra i fumi rilasciati dalla centrale. È da considerare che i maggiori rischi conseguenti all’incidente sono legati sia all’incremento dell’esposizione che ad un potenziale rischio di contaminazione che riguarda principalmente le popolazioni limitrofe.

A seguito dell'incidente nucleare di Chernobyl del 1986, neonati e bambini, che hanno assunto cibi provenienti da terreni agricoli contaminati, hanno mostrato un rischio più alto di sviluppare cancro alla tiroide, mentre gli adulti oltre i 20 anni hanno mostrato un incremento del rischio del tutto trascurabile rispetto a quanto naturalmente atteso. Ciò ha indotto alcune famiglie (anche a Roma) alla somministrazione arbitraria a neonati e bambini di ioduro di potassio (KI) in pillole o in soluzione per indurre il blocco della captazione del radioiodio da parte della tiroide.

È da evidenziare che i livelli di contaminazione a Roma sono del tutto trascurabili e non giustificano l'ingestione di KI in profilassi.

In particolare l'American Thyroid Association (ATM) raccomanda che lo KI sia utilizzato solo secondo seguendo una specifica regolamentazione. Nello specifico raccomanda che lo ioduro di potassio sia reso disponibile per le popolazioni che vivono nel raggio di 300 chilometri di una centrale nucleare e che sia pre-distribuito alle famiglie che risiedono  entro 80 km da un impianto nucleare.

Endocrinologi e medici nucleari raccomandano che “l’utilizzo del KI deve comunque essere ufficialmente indicato dalle autorità locali e prescritto da uno specialista (mai oggetto di prevenzione spontanea). Al momento non esistono elementi di preoccupazione per la popolazione residente in Italia ed è quindi necessario rassicurare i pazienti che rivolgano agli Specialisti quesiti in proposito.”

Quali danni potrebbe causare ad un organismo in crescita tale misura preventiva?

Lo ioduro di potassio non deve essere assunto in assenza di un chiaro rischio di esposizione perché in una piccola percentuale di persone può causare reazioni allergiche, eruzioni cutanee, infiammazione delle ghiandole salivari, ipertiroidismo o ipotiroidismo. Quindi in un organismo in crescita tale misura preventiva potrebbe indurre una maggiore induzione di patologie tiroidee.

Il 25 maggio 2011 è la giornata mondiale della tiroide il cui slogan è “Poco sale ma iodato”. Anche in questo caso le quantità devono essere moderate per non indurre scompensi e quindi patologie tiroidee. Con  l’occasione si rappresenta che la carenza di iodio rappresenta ancora oggi, nel mondo, un  serio problema di salute pubblica, nonostante l’aumento dei programmi nazionali per la promozione del sale iodato. Nella regione Lazio il 60% della popolazione presenta una carenza di iodio. L’uso del sale iodato, in quantità appropriate, riduce la frequenza delle malattie tiroidee. Lo iodio e’ fondamentale per  lo sviluppo neurologico dei bambini. Il sale iodato deve essere usato in gravidanza, durante la prima infanzia e per tutta la vita.

Nel ringraziare i due esperti che hanno risposto con pazienza alle mie domande, invito ad approfondire l’argomento con i seguenti link utili:

http://www.isprambiente.gov.it/site/it-it/

http://www.thyroid.org/professionals/publications/statements/ki/02_04_09_ki_qa.html

http://www.associazionemediciendocrinologi.it/showPage.php?template=amenews&id=140&masterPage=unanews.htm

http://www.atta-lazio.it/

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Il portale EZ Rome e' una testata giornalistica di carattere generalista registrata al tribunale di Roma - Numero 389/2008
Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X

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