Domenica, 23 Settembre 2018

column_of_marcus_aureliusQuante volte facendo shopping a Via del Corso o passando davanti al Parlamento con la curiosità di scorgere qualche politico abbiamo incrociato la Colonna di Marco Aurelio, nella piazza che da parte di essa trae il suo nome? Sicuramente molte, eppure quanti di voi si sono soffermati davvero a guardarla, alzando magari gli occhi in alto per poter meglio ammirare le scene che vi sono scolpite? Sicuramente non così tanti.

Ecco perché vogliamo in questo numero, dopo aver precedentemente illustrato la storia e lo stile della Colonna Traiana, sorella per alcuni versi di questa, darvi alcune informazioni sulla Colonna di Marco Aurelio.

Piazza_Colonna_ParicolareLa Colonna si erge al centro della piazza che da questa prende il nome, ed è dedicata all’imperatore romano della dinastia degli Antonini che regnò dal 161 al 180 d.C..
Dopo la sua morte, avvenuta il 17 marzo del 180 d.C., il Senato e il popolo romano, dedicarono a Marco Aurelio questa maestosa opera, per rendere omaggio alla sua memoria e celebrare le sue vittorie contro le popolazioni dei Germani e dei Sarmati.

Molto di ciò che appare oggi ai nostri occhi, non è congruo a quello che lì sorgeva la momento della costruzione: in origine infatti la colonna si ergeva a circa 3,86 m ,una quota più bassa dell’attuale, al centro di una piazza sopraelevata di 3 m rispetto alla via Flaminia, a cui si accedeva tramite una scalinata.
Anche il basamento decorato, alto 10,50 m, è andato perduto a causa dei saccheggi avvenuti nel periodo medievale e dei restauri eseguiti successivamente, nel 1589, da Domenico Fontana su commissione di papa Sisto V, che dispose, come per la Colonna Traina alla cui sommità è stata aggiunta la statua di S. Pietro, che lì si innalzasse la statua di bronzo di S. Paolo, laddove in origine era collocata la statua bronzea, oggi perduta, dell’imperatore divinizzato.

La colonna di Marco Aurelio, composta da 27 blocchi sovrapposti, è di marmo lunense, per un’altezza totale di 41,95 m, il diametro inferiore è di m 3,80, quello superiore di m 3,66.
Il fusto è alto m 29,601, corrispondenti a 100 piedi romani, da cui la definizione di colonna centenaria che le è stata attribuita in antico.
Sul lato sud si apre una porta, oggi parzialmente interrata, che conduce alla scala interna a chiocciola, composta di 203 scalini e illuminata da 56 feritoie.
Traendo ovvia ispirazione dalla Colonna Traiana, si snoda sull’intera superficie del fusto, a simulare un rotolo di papiro o una stoffa, una fascia continua, a spirale, decorata, alta m 1,25.

Il fregio ad altorilievo della colonna di Marco Aurelio è composto da 21 giri della spirale, in cui si scorgono 116 distinte scene, separate in due parti, che illustrano le imprese delle campagne contro Germani e Sarmati, combattute e vinte dall’imperatore rispettivamente negli anni 172-173 e 174-175. Dalle cosiddette pitture trionfali, descrizioni per immagini degli episodi salienti delle campagne di guerra, si ipotizza che abbia avuto origine il rilievo della colonna coclide dipinta, di cui il primo esempio è costituito, appunto, dalla Colonna Traiana.

Colonna_verticaleLe scene si succedono in una sequenza che va da sinistra a destra, con l’inizio del racconto dal basso. La narrazione, come già nella Colonna Traiana, inizia con il passaggio dell’esercito romano su un ponte attraverso il Danubio, sul cui sfondo si scorgono case, staccionate, un centro abitato con porto sul fiume.
Il fregio si sviluppa con una serie di scene che inquadrano gli avvenimenti dal punto di vista spazio-temporale: ecco quindi raffigurati i passaggi di fiumi su imbarcazioni, le marce, , le costruzioni di accampamenti, tra i quali si inseriscono poi le scene più strettamente politico-militari, come i discorsi solenni dell’imperatore alle truppe, i sacrifici, le battaglie, la distruzione dei villaggi nemici, la cattura e l’uccisione dei prigionieri, ecc.

Le scene più significative sono quelle che illustrano eventi soprannaturali favorevoli all’esercito romano, come il Miracolo del fulmine (scena n. 11) che distrugge una macchina da guerra nemica e il Miracolo della pioggia (scena n. 16), che travolge i Quadi e disseta i Romani.
Nel fregio della colonna di Marco Aurelio, rispetto a quello della Colonna Traiana, la struttura del racconto appare più schematica e semplificata, senza quasi sfondi paesaggistici, mentre le figure, appaiono più staccate le une dalle altre e più in rilievo; ciò crea forti effetti chiaroscurali, facendo risaltare maggiormente all’occhio dello spettatore un intento drammatico e pittorico.

Dal modo in cui è qui rappresentata la figura dell’imperatore, possiamo riscontrare come in soli 70 anni di distanza tra la costruzione della Colonna Traiana e quella di Marco Aurelio, vi sia un’impronta di staticità e distacco, a sottolinearne la maestà e rappresentando l’inizio della nuova visione artistica tardo-antica.

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