Cosa: Lo spettacolo teatrale Il ballo dei manichini di Bruno Jasienski.
Dove e Quando: Teatro Le Salette, Roma, dal 3 all’8 marzo 2026.
Perché: Un’opera futurista rara e surreale che esplora il confine tra umanità e artificio attraverso una regia espressionista.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di un appuntamento di rara intensità intellettuale e visiva. Dal 3 all’8 marzo 2026, il Teatro Le Salette ospiterà Il ballo dei manichini, opera del 1931 firmata da Bruno Jasienski, figura di spicco del movimento futurista polacco. La produzione, che si avvale dell’adattamento curato da Francesca e Natale Barreca e della regia di Stefano Maria Palmitessa, promette di trasportare lo spettatore in un’atmosfera sospesa, dove la realtà si fonde con il sogno e l’artificio meccanico diventa specchio dell’anima umana.
Questa rappresentazione non è soltanto un recupero storico, ma una reinterpretazione vitale di un testo che ha segnato l’avanguardia europea del Novecento. Nota per le sue suggestioni metafisiche, l’opera richiama l’estetica dei manichini di dechirichiana memoria, offrendo una riflessione profonda sulla libertà e sull’identità in un mondo che troppo spesso costringe l’individuo in schemi rigidi e inanimati.
Un’estetica sospesa tra grottesco e avanguardia
Lo stile di Jasienski affonda le sue radici nella tradizione dell’avanguardia russa, toccando vertici di grottesco e carnevalesco che rendono la narrazione dinamica e inquietante al tempo stesso. La vicenda si snoda durante una notte di carnevale, l’unica occasione concessa ai manichini per assaporare la gioia del movimento, dell’emozione e della vita. In questo contesto, i sogni di queste figure inanimate si intrecciano con le esistenze degli esseri umani, dipinti come uomini e donne a loro volta bloccati in un’esistenza fatta di egoismo, indifferenza e convenzioni sociali.
Il testo si configura come un esempio di teatro totale, un concetto caro a Giovanni Pampiglione, in cui musica, movimento e recitazione convergono per creare un alto tasso di teatralità. Non si tratta di una semplice messa in scena, ma di un racconto fiabesco e surreale che guarda alla natura candida dei manichini per metterne in risalto la paradossale umanità rispetto alla vacuità dei loro creatori. La ricerca di una “testa” diventa così l’aspirazione massima a un’umanità che, nel mondo reale, sembra aver perso il suo valore originario.
La visione registica di Stefano Maria Palmitessa
La regia di Stefano Maria Palmitessa si distingue per un’analisi testuale rigorosa e una firma stilistica che rifugge il realismo quotidiano. Per Palmitessa, il teatro deve essere “altro” rispetto alla vita di tutti i giorni; deve essere uno spazio di sperimentazione dove la contemporaneità dialoga con il classico. Nella sua visione, non c’è spazio per la catarsi tipica della tragedia greca: l’uomo è destinato a soccombere alle proprie scelte e lo spettatore, invece di uscire purificato, si ritrova disorientato di fronte a una realtà che spesso non offre alternative o facili consolazioni.
Un elemento cardine della regia è il concetto di estraneità. Palmitessa richiede ai suoi attori di non immergersi totalmente nella parte, ma di guardarsi dall’esterno, quasi come se fossero osservatori del proprio ruolo. Questo distacco permette al pubblico di percepire con maggiore forza l’emozione, lasciandosi abbagliare dalla tecnica e dal gioco scenico. È in questa distanza che, secondo il regista, diventa possibile entrare davvero nel mondo dell’altro, superando la barriera della formalità meccanica che caratterizza il vivere sociale.
Lo spazio scenico: un teatrino di burattini umani
La scenografia ideata per lo spettacolo è volutamente fuori dal tempo, concepita come uno spazio limitato che imprigiona i personaggi. Cornici, finestre e piccoli sipari delimitano l’azione, costringendo gli attori a una gestualità millimetrica e calcolata. Il palcoscenico si trasforma in un magico teatrino di burattini, dove gli esseri viventi agiscono come marionette, tentando di nascondere il proprio dolore dietro la rigidità della forma, pur rimanendo profondamente umani nei loro desideri e nelle loro passioni.
L’impianto scenico, pur essendo statico nella sua struttura, viene stravolto da un dinamismo interno che richiama l’espressionismo più puro. Il rifiuto del teatro realista è totale: cadere nel quotidiano sarebbe inutile, poiché la missione dell’arte è quella di elevare la percezione oltre l’ordinario. Con un cast d’eccezione e un comparto tecnico curato nei minimi dettagli, dai costumi di Mary Fotia alle musiche di Giovanna Castorina, Il ballo dei manichini si annuncia come un’esperienza sensoriale completa, capace di scuotere le coscienze e affascinare lo sguardo.
Info utili
- Luogo: Teatro Le Salette, Vicolo del Campanile 14, Roma.
- Date: Dal 3 all’8 marzo 2026.
- Orari: Martedì 3, mercoledì 4 e venerdì 6 ore 20:00; giovedì 5, sabato 7 e domenica 8 ore 17:30.
- Prenotazioni: Telefono 347 422 2594.
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