Cosa: “Arianna, il labirinto nero”, spettacolo teatrale di e con Priscilla Menin.
Dove e Quando: Teatro di Documenti, Roma. Sabato 31 gennaio alle ore 20.45.
Perché: Un’indagine verticale e lirica sulla dipendenza affettiva che trasforma il mito del Minotauro in un viaggio psicanalitico interiore.
Il teatro, nella sua forma più nobile e ancestrale, non si limita mai alla semplice narrazione di eventi, ma si fa specchio – talvolta impietoso, talvolta salvifico – delle dinamiche umane più profonde. È in questa cornice di ricerca e introspezione che il Teatro di Documenti di Roma si prepara ad accogliere, il prossimo 31 gennaio, un’opera che promette di scuotere le coscienze: Arianna, il labirinto nero. Scritto e interpretato da Priscilla Menin, con la regia di Asterio Roncaglia, lo spettacolo non è una semplice riproposizione del mito greco, ma una riscrittura autoriale densa e stratificata che utilizza l’archetipo per indagare una delle piaghe più silenziose e devastanti della contemporaneità: la dipendenza affettiva.
L’evento sarà introdotto da un intervento di alto profilo scientifico a cura della Professoressa Susanna Petrassi, psicologa e criminologa, intitolato “La gabbia della dipendenza affettiva”. Questo prologo non è casuale, ma funge da chiave di lettura per un’opera che, in un’epoca segnata purtroppo dalla ricorrenza del femminicidio, sceglie di attraversare con coraggio ciò che spesso si cela dietro la violenza visibile: le dinamiche psicologiche sommerse e i legami che imprigionano.
Il filo della coscienza: oltre il mito classico
La drammaturgia proposta da Priscilla Menin opera un ribaltamento radicale dei simboli classici a cui siamo abituati. Se nel mito tradizionale il filo di Arianna rappresenta la salvezza, la via di fuga tangibile dal labirinto fisico, in questa messinscena esso assume un valore totalmente diverso: non è una via d’uscita, bensì un atto di memoria e una tessitura della coscienza. Il labirinto non è più un luogo di pietra, ma uno spazio mentale, e il Minotauro perde le sue fattezze di creatura mitologica per diventare il simbolo del manipolatore e, più profondamente, della ferita che continua a perpetuarsi all’interno dei legami tossici.
In scena, una sola attrice dà corpo a una complessità interiore frammentata. Priscilla Menin incarna le tre istanze freudiane – l’Es pulsionale, un Io fragile e il severo Super-io – costruendo una partitura scenica in cui il conflitto non è tra eroi e mostri, ma tra le diverse parti del sé. È una “liturgia del frammento”, dove la frattura interiore non viene esposta per chiedere una guarigione immediata o miracolosa, ma per pretendere ascolto. Questo approccio “verticale, lirico e impietoso” costringe lo spettatore a guardare oltre la superficie, interrogando il disturbo da dipendenza affettiva senza sconti.
Echi letterari e visioni psicanalitiche
La forza di Arianna, il labirinto nero risiede nella sua capacità di tessere un dialogo fitto e colto con grandi figure della letteratura, dell’arte e della psicologia. La drammaturgia, infatti, vuole essere un omaggio alla tragica storia di Dora Maar, la fotografa e musa di Picasso, che definì il pittore proprio come il suo “minotauro”, sottolineando la natura predatoria del loro legame. Ma le risonanze culturali vanno ben oltre: lo spettacolo intreccia le visioni mistiche di Santa Teresa d’Avila con la crudezza della “Trilogia della città di K.” di Agota Kristof, creando un ponte tra spiritualità e disperazione esistenziale.
Il testo accoglie e rielabora il pensiero di Carl Gustav Jung, in particolare la teoria dell’Ombra, e si nutre della scrittura notturna e inquieta di Fernando Pessoa, così come della visione simbolica di Friedrich Dürrenmatt. C’è spazio anche per la ribellione femminile, evocata attraverso la figura di Nora Helmer di Ibsen, e per le atmosfere surreali dei dialoghi di Kafka, il tutto inabissato nella struttura eterna della tragedia greca. Le scene di artigianato teatrale, curate da Christian Pollendi, non sono mero sfondo ma si integrano nel linguaggio drammaturgico, diventando estensione fisica di questo intricato percorso mentale.
Uscire dalla forma, non solo dalla relazione
Il messaggio che emerge dall’opera è potente e sovversivo rispetto alla narrazione comune sull’amore tossico. L’assunto di base è che non si guarisce dalla dipendenza affettiva semplicemente uscendo da una relazione. La vera liberazione avviene uscendo da quella “forma interiore” che ci illude che l’amore debba essere necessariamente un atto di salvezza esterna. È un invito a smettere di cercare il salvatore (o il carnefice) fuori di sé e a iniziare quel difficile lavoro di tessitura della propria coscienza.
Le musiche di Caino Vesperi accompagnano questo viaggio, sottolineando i passaggi emotivi di una regia, quella di Asterio Roncaglia, che guida l’attrice in un percorso di svelamento continuo. Arianna, il labirinto nero si configura quindi non solo come uno spettacolo teatrale, ma come un’esperienza collettiva di consapevolezza, un rito laico che, attraverso il mito, ci parla delle nostre fragilità più inconfessabili.
Info utili
- Biglietti: Costo 15 euro, più 3 euro per la tessera.
- Indirizzo: Teatro di Documenti, via Nicola Zabaglia 42, 00153 Roma.
- Orario: Inizio spettacolo ore 20.45.
- Contatti telefonici: 06/45548578 – 328/8475891.
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