- Cosa: Luna 57, spettacolo scritto e diretto da Noemi Francesca con Alessandra Masi.
- Dove e Quando: Roma, Fortezza Est (Via Francesco Laparelli, 62), dal 29 al 31 gennaio 2026.
- Perché: Un racconto potente e poetico che intreccia la solitudine dell’hikikomori con una missione spaziale metaforica per elaborare il lutto.
Il teatro contemporaneo ha spesso il compito di indagare le pieghe più nascoste dell’animo umano, quelle zone d’ombra dove la realtà si confonde con l’immaginazione per rendere sopportabile il dolore. È esattamente in questo territorio di confine che si muove Luna 57, la nuova produzione che approda sul palco di Fortezza Est alla fine di questo mese. Scritto e diretto da Noemi Francesca, con la drammaturgia di Riccardo Festa, lo spettacolo vede in scena una straordinaria Alessandra Masi, protagonista di un monologo che promette di essere tanto intimo quanto universale.
La narrazione ci porta all’interno di una stanza chiusa, un luogo che non viene mai aperto, rifugio e prigione di una ragazza hikikomori. Ma le pareti di questa stanza non contengono solo un isolamento sociale; diventano la rampa di lancio per una missione disperata e coraggiosa. Luna 57 non è solo un codice o un titolo, è il nome di una preparazione a una missione spaziale, un tentativo estremo di costruire un modulo di sopravvivenza. La protagonista non sta semplicemente chiudendo fuori il mondo, sta cercando di mettere a punto una serie di istruzioni vitali per il padre, un uomo in procinto di partire per un viaggio che appare pericolosissimo e, con ogni probabilità, senza ritorno.
L’addestramento emotivo e la metafora dello spazio
Il cuore pulsante della rappresentazione risiede nella trasformazione del linguaggio e del gesto. Le parole della protagonista, rivolte a un interlocutore assente o forse solo immaginato, si mutano in veri e propri esercizi propedeutici. Non si tratta di un addestramento fisico tradizionale, ma di una preparazione all’assenza. Nello spazio scenico, che diventa proiezione mentale, prendono corpo immersioni visive in territori deserti e movimenti inconsueti. La regia di Noemi Francesca guida l’attrice attraverso “improbabili coreografie propiziatorie” ed esercizi dai nomi arcaici, accompagnati da suoni che sembrano provenire da altre dimensioni.
Questa dimensione sci-fi, tuttavia, è una maschera trasparente che lascia intravedere una ferita profondamente umana: la frattura di un’imminente separazione. L’allenamento è doppio e crudele: da una parte si insegna a restare in vita su un pianeta sconosciuto — quello dove il padre è diretto — e dall’altra si impara a sopravvivere su questo pianeta, nella propria stanza, schiacciati dal peso dell’assenza di chi amiamo. La missione spaziale diventa così la più grande metafora del distacco, dove il vuoto cosmico rispecchia il vuoto interiore lasciato dalla perdita.
Il rito ossessivo della memoria e del distacco
La forza drammaturgica di Luna 57 risiede nella sua capacità di trasformare l’angoscia in rituale. Nello spazio chiuso della stanza, la missione si evolve in un rito intimo e ossessivo. È un dialogo a senso unico, un flusso di coscienza necessario per arginare la paura del mondo esterno e il dolore dell’addio. La ragazza hikikomori, figura emblematica del nostro tempo, diventa qui simbolo di una resistenza fragile ma tenace. Il suo isolamento non è solo rifiuto della società, ma un bozzolo necessario per elaborare una strategia di sopravvivenza emotiva.
Attraverso la performance di Alessandra Masi, lo spettacolo indaga il legame indissolubile tra padre e figlia, esplorando la necessità tutta umana di costruire narrazioni per affrontare la morte. Quando la realtà è troppo dolorosa, l’essere umano ha bisogno di storie, di missioni immaginarie, di rituali che diano un senso al caos. Luna 57 si pone esattamente in questo snodo: tra realtà e immaginazione, tra il desiderio di contatto e l’impossibilità di raggiungerlo, offrendo al pubblico una riflessione sulla memoria e sul “coraggio di restare” quando tutto il resto sembra partire per un viaggio di sola andata.
Una poetica tra clausura e infinito
La messa in scena a Fortezza Est si preannuncia come un viaggio teatrale sospeso tra due estremi: la dimensione cosmica, vasta e incomprensibile, e la clausura domestica, soffocante ma protettiva. È in questa tensione che si sviluppa la poetica dello spettacolo. La scenografia, gli elementi di costume curati da Rossella Oppedisano e i video di Francesco Di Mauro contribuiscono a creare questo dualismo visivo ed emotivo. Lo spettatore è invitato a entrare in questa stanza-navicella, a condividere l’attesa e a testimoniare la fragile resistenza di chi resta a terra, guardando il cielo.
In un’epoca in cui la solitudine è spesso stigmatizzata o ignorata, Luna 57 ci ricorda che dietro ogni porta chiusa può nascondersi un universo intero di sentimenti, paure e speranze. È un invito a guardare oltre l’apparenza dell’isolamento, per scorgere il lavoro faticoso e doloroso che la mente compie per accettare la fine di un legame. Un appuntamento imperdibile per chi cerca nel teatro non solo intrattenimento, ma uno specchio in cui riconoscere le proprie fragilità e la propria forza.
Info utili
- Prezzo biglietto: Unico 14,00€
- Abbonamenti: 3 spettacoli a 30€, 5 spettacoli a 45€, 10 spettacoli a 70€
- Orari: Inizio spettacoli ore 20:30 (giovedì, venerdì e sabato)
- Indirizzo: Fortezza Est, Via Francesco Laparelli 62, Roma (Tor Pignattara)
- Prenotazioni: Disponibili via WhatsApp o email (consultare il sito ufficiale o i contatti della struttura)
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