Cosa: Debutto nazionale della commedia brillante C’eravamo tanto odiati.
Dove e Quando: Teatro Golden di Roma, dal 29 gennaio all’8 febbraio 2026.0
Perché: Una riflessione tragicomica e profonda sul successo e l’amicizia con una coppia di interpreti d’eccezione.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una nuova, attesissima produzione che vede protagonisti due veterani della scena italiana. Giovedì 29 gennaio 2026, il Teatro Golden ospiterà la prima nazionale di C’eravamo tanto odiati, una pièce scritta e diretta da Pino Ammendola. Lo spettacolo si presenta come un’opera graffiante e carica di umanità, capace di mescolare la verve tipica della commedia all’italiana con una narrazione più intima e malinconica. Al centro della vicenda troviamo una coppia artistica che, dopo aver toccato le vette della popolarità, si è sgretolata sotto il peso del rancore e del tempo.
L’allestimento, prodotto da Maximo Event di Nicolò Innocenzi, segna il ritorno di un sodalizio artistico di grande spessore. La trama affonda le radici in un passato glorioso quanto doloroso: due comici amatissimi dal pubblico vedono la loro carriera e il loro legame indissolubile andare in frantumi a causa di uno scherzo finito male. Un incidente sul palco, che lascia uno dei due zoppo, diventa la miccia per un odio profondo che li terrà lontani per oltre vent’anni. È proprio da questo lungo silenzio che scaturisce la scintilla narrativa che porta lo spettatore nel cuore di un confronto serrato e imprevedibile.
Il ritorno della coppia e la promessa di una reunion
Il motore dell’azione si accende quando i due ex colleghi sono costretti a rincontrarsi in una saletta riservata di un ristorante di lusso. Il motivo è puramente economico: una proposta milionaria per una tournée trionfale negli Emirati Arabi. La prospettiva di un ritorno al successo mondiale mette i protagonisti di fronte a un bivio morale e professionale. Da un lato il desiderio di calcare nuovamente le scene e rimpinguare il conto in banca, dall’altro l’impossibilità di ignorare due decenni di acredine e silenzi. La dinamica tra i due personaggi, interpretati da Franco Oppini e dallo stesso Pino Ammendola, promette di regalare momenti di alta scuola attoriale.
A fare da contorno e da catalizzatore a questo scontro titanico troviamo due figure speculari: un giovane maître, interpretato da Marco Gabrielli, che rappresenta la memoria storica e l’ammirazione dei fan, e la segretaria del manager, interpretata da Annalisa Favetti. La presenza della donna, convinta che il proprio fascino possa placare le intemperanze dei due attori, aggiunge un ulteriore livello di tensione e ironia. Lo scontro diventa inevitabile, trasformando la cena in un campo di battaglia dove ogni parola è una frecciata e ogni sguardo un richiamo a una ferita mai del tutto rimarginata.
Tra risate feroci e solitudini esistenziali
La struttura di C’eravamo tanto odiati si muove abilmente tra diversi registri. Se la prima parte è dominata da battute al vetriolo e situazioni esilaranti tipiche della grande commedia, il progredire della serata sposta l’asse verso una dimensione più introspettiva. Emergeranno verità taciute per anni, rimpianti legati a scelte di vita divergenti e, soprattutto, la consapevolezza di una solitudine esistenziale che accomuna entrambi, nonostante il prestigio e la fama passata. Lo spettacolo non si limita a far ridere, ma scava nell’animo dei personaggi per mostrare come il successo non sia sempre un balsamo per i vuoti interiori.
Il clima cambia drasticamente quando il manager, atteso per tutta la sera, resta bloccato a causa del maltempo. Il locale ormai deserto diventa il teatro di un gesto inaspettato da parte del giovane maître. Questo atto finale smaschera segreti inconfessabili, portando la storia verso una conclusione sorprendente. La tragicomicità lascia il posto a una tenerezza malinconica, offrendo al pubblico una visione autentica e spogliata da ogni artificio su cosa significhi realmente l’amicizia e su come il tempo possa trasformare anche l’odio più feroce in qualcosa di diverso, forse più vicino alla consapevolezza della propria fragilità.
Una riflessione sull’amicizia e sul senso del successo
L’opera di Pino Ammendola si configura quindi come una riflessione lucida sulla condizione umana nell’era dell’apparenza. Attraverso la parabola dei due comici, l’autore indaga la natura dei legami interpersonali e la difficoltà di perdonare quando l’ego e l’orgoglio prendono il sopravvento. La commedia dimostra che né l’arte né la fama hanno il potere di colmare certi abissi emotivi, ma suggerisce anche che il confronto, per quanto doloroso, sia l’unico modo per ritrovare una sorta di pace interiore. Il pubblico viene accompagnato in questo viaggio con intelligenza e sensibilità, uscendo dalla sala con un sorriso che invita alla meditazione.
L’interpretazione di Franco Oppini, con la sua capacità di passare dal registro comico a quello drammatico con estrema naturalezza, si sposa perfettamente con la direzione e l’interpretazione di Ammendola. Insieme, i due attori costruiscono un equilibrio perfetto, sostenuti da una scrittura che non scade mai nel banale. Lo spettacolo si preannuncia come uno degli appuntamenti imperdibili della stagione teatrale capitolina, capace di unire intrattenimento di qualità e spunti critici sulla società dello spettacolo e sui valori fondamentali della vita.
Info utili
- Location: Teatro Golden, Via Taranto 36, Roma (zona San Giovanni).
- Date: Dal 29 gennaio all’8 febbraio 2026.
- Orari: Giovedì e venerdì ore 21.00; sabato ore 17.00 e ore 21.00; domenica ore 17.00.
- Contatti: Tel. 06 70493826.
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