Cosa: Storia di Antonia, un racconto per voce e carillon di e con Angela Sajeva.
Dove e Quando: Teatro di Documenti (Roma), il 24 gennaio alle ore 20:00 e il 25 gennaio alle ore 18:00.
Perché: Un viaggio intimo che intreccia la memoria del Sud Italia con i grandi temi della migrazione e dell’emancipazione femminile.
Il teatro romano si prepara ad accogliere una narrazione densa di umanità e memoria storica. Storia di Antonia non è soltanto una rappresentazione scenica, ma un vero e proprio atto di testimonianza che affonda le sue radici nelle terre del Meridione per elevarsi a riflessione universale sulla condizione umana. Attraverso la voce e il suono evocativo di un carillon, l’attrice e autrice Angela Sajeva porta in scena un flusso di coscienza che attraversa i decenni, trasformando la biografia di una donna in uno specchio in cui riflettere le trasformazioni dell’Italia dal secondo dopoguerra a oggi.
L’opera si apre con una suggestione potente, quasi un monito poetico che richiama la necessità di possedere un luogo dell’anima: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via”. Questa frase di Cesare Pavese funge da bussola per l’intero spettacolo, delineando quel legame indissolubile e talvolta doloroso che unisce l’individuo alla propria terra d’origine. È in questo perimetro di appartenenza, fatto di piante, terra e volti noti, che si consuma la vicenda di Antonia, una figura che incarna la lotta per l’autodeterminazione in un contesto ancora fortemente ancorato alle tradizioni.
Un’epopea familiare tra migrazioni e assenze
Il cuore pulsante del progetto risiede nelle testimonianze raccolte nel 2008 a San Vincenzo La Costa, un piccolo centro nell’entroterra cosentino. Qui, tra le colline della Calabria, sono emerse le storie di chi è partito e di chi è rimasto, segnando profondamente il tessuto sociale del secondo dopoguerra. Lo spettacolo esplora con delicatezza e forza le conseguenze emotive della migrazione oltreoceano, quel fenomeno che ha visto intere generazioni di uomini attraversare l’Atlantico in cerca di fortuna, lasciando dietro di sé famiglie sospese in un’attesa infinita.
La prospettiva adottata è quella di una bambina, uno sguardo innocente ma acuto che misura il tempo attraverso le rare apparizioni della figura paterna, conosciuta solo a intermittenza, “un Natale sì e un Natale no”. Questa frammentarietà degli affetti diventa il motore di una narrazione che si sviluppa tra partenze e ritorni, tra la polvere dei ricordi e la realtà di una casa che resta ad aspettare chi non c’è più. Il racconto si arricchisce di canti popolari, filastrocche e leggende, elementi che fungono da collante tra la storia individuale e il mito collettivo di un popolo in cammino.
Dalle lotte del Nord alla conquista dell’autonomia
Dall’entroterra calabrese, il viaggio di Antonia prosegue verso il Nord Italia, seguendo l’ondata migratoria degli anni ’70. È una sezione dello spettacolo che affronta temi sociali di bruciante attualità: la discriminazione verso i meridionali, le case negate in affitto, le disparità salariali e di genere. Qui il racconto si fa più politico e corale, rievocando l’orgoglio delle lotte sindacali e delle prime grandi rivendicazioni sociali che hanno segnato il volto dell’Italia moderna. La fatica del lavoro in fabbrica o nei servizi si intreccia con il desiderio di riscatto, descrivendo un Paese in profonda trasformazione.
In questo scenario, la figura di Antonia emerge come un simbolo di resilienza. Non è solo la cronaca di una vita difficile, ma la storia di una donna che trova il coraggio di riscrivere il proprio destino. Antonia lotta contro le imposizioni di una società patriarcale che vorrebbe relegarla a ruoli predefiniti. Il suo è un percorso verso l’indipendenza e la libertà, un grido silenzioso ma tenace che cerca di definire l’identità al di fuori delle etichette e delle aspettative altrui. La sua figura immaginaria diventa così la voce di migliaia di donne che, nel dopoguerra, hanno iniziato a sognare una vita diversa.
Un linguaggio scenico tra musica e parola
La scelta stilistica di Angela Sajeva di affidare il racconto a “voce e carillon” conferisce allo spettacolo una dimensione onirica e senza tempo. Il carillon, con la sua musica meccanica e ciclica, richiama il ticchettio degli orologi e la ripetitività dei gesti quotidiani, ma anche la magia dell’infanzia. È uno strumento che punteggia la narrazione, creando atmosfere che variano dalla nostalgia alla speranza, mentre la voce dell’attrice si fa interprete di molteplici anime, passando dal dialetto alla lingua nazionale, dal canto alla narrazione pura.
L’ambiente del Teatro di Documenti, con la sua architettura unica e suggestiva, si presta perfettamente a ospitare questo viaggio intimo. La vicinanza tra pubblico e interprete favorisce un’immersione totale nella vicenda di Antonia, permettendo agli spettatori di sentirsi parte di quella terra e di quelle storie. È un invito a riscoprire le proprie radici, non per restarne prigionieri, ma per comprendere meglio chi siamo diventati e quali distacchi sono stati necessari per costruire il nostro presente.
Info utili
- Sito: Teatro di Documenti, via Nicola Zabaglia, 42 – 00153 Roma
- Date e orari: Sabato 24 gennaio ore 20:00; domenica 25 gennaio ore 18:00
- Prezzi: Biglietto intero 12 euro; ridotto 10 euro
- Quota associativa: Tessera obbligatoria 3 euro
- Contatti per prenotazioni: 06/45548578 – 328/8475891
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