Cosa: Lo spettacolo teatrale “Il tuo è un posto dove non posso arrivare”, scritto e interpretato da Eleonora Gusmano.
Dove e Quando: Teatro Trastevere (Via Jacopa de’ Settesoli, 3), dal 22 al 25 gennaio 2026. Perché: Un’indagine profonda e audace sull’identità femminile e sull’incomunicabilità attraverso un monologo polifonico.
Il palcoscenico del Teatro Trastevere si prepara ad accogliere una narrazione intensa e necessaria, capace di scavare nelle pieghe più recondite dell’animo umano. Il tuo è un posto dove non posso arrivare, opera firmata e interpretata da Eleonora Gusmano, non è soltanto una rappresentazione teatrale, ma un viaggio catartico che attraversa decenni di storia personale e sociale. La vicenda ruota attorno alla figura di M, una donna nata a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, la cui esistenza diventa il paradigma di una generazione sospesa tra il desiderio di autoaffermazione e i vincoli invisibili di una società ancora intrisa di riti e silenzi.
La regia di Daniele Aureli, supportata dall’adattamento scenico curato insieme ad Ania Rizzi Bogdan ed Eleonora Gusmano stessa, costruisce un’architettura emotiva complessa. Il lavoro si avvale del contributo di Giusi De Santis come dramaturg e delle profondità sonore di Alessandro Romano LORCO, creando un ambiente sensoriale dove il tempo sembra essersi fermato. È la storia di un’assenza, di una ricerca incessante dei pezzi mancanti di una vita che ha faticato a trovare il proprio posto nel mondo, narrata attraverso gli occhi di una misteriosa “ragazza dagli occhi azzurri”.
Un’identità frammentata tra memoria e realtà
Il fulcro drammaturgico dello spettacolo risiede nel tentativo di ricreare un’identità che è andata perdendosi nei meandri di un quotidiano alienante. M non è solo un personaggio, ma lo specchio di molti uomini e donne che vivono in uno spaccato sociale filtrato da silenzi e incomprensioni. Attraverso un monologo incalzante, la protagonista cerca di riappropriarsi della propria voce, riportando alla luce testimonianze di chi l’ha conosciuta e poi perduta di vista. Questa ricerca non è lineare; si muove come in un loop infinito, un tempo congelato simile a un orologio senza pile che segna eternamente lo stesso istante.
L’opera scava nel vissuto personale dell’autrice per esplorare l’invisibile, portando in scena un monologo a più voci che si rivela audace e impertinente. I ricordi di una bambina che diventa adolescente senza mai riuscire a compiere il passo definitivo verso l’età adulta formano il cuore della narrazione. I vestiti troppo larghi indossati per nascondere una femminilità nascente, la pelle bianca a cui è vietato il sole e le scelte imposte dall’alto delineano il ritratto di una prigionia domestica e psicologica da cui sembra impossibile evadere.
La stanza come metafora dell’isolamento
La scelta scenografica riflette fedelmente il senso di vuoto e isolamento vissuto dalla protagonista. La scena è essenziale: una stanza che ospita una vasca al centro, simbolo di un’intimità esposta ma protetta. In questo spazio, M è sola ma mai completamente, poiché le pareti sembrano trasudare le voci, le scene e i dialoghi di un passato mai del tutto elaborato. Le luci, curate con attenzione, agiscono come occhi che spiano, violando quel perimetro sacro e sottolineando la percezione di un corpo che non viene abitato nella sua interezza.
I fogli sparsi sul pavimento rappresentano possibili finali di una storia ancora da scrivere o, forse, richieste d’aiuto rimaste inascoltate per troppo tempo. In questo contesto, il gesto diventa l’unica espressione possibile di un mondo interiore sommerso, mentre la vocalità della Gusmano si trasforma in un accadimento poetico. La dicotomia tra “dentro” e “fuori” diventa il motore dell’azione, evidenziando l’impossibilità di un incontro reale tra i sentimenti e la difficoltà cronica nel costruire rapporti validi.
Una riflessione sull’incomunicabilità affettiva
Lo spettacolo pone l’accento sui legami familiari immobili, descritti come prigionieri di rituali ripetuti e gesti svuotati di significato. In questo disegno di vita, i protagonisti appaiono incapaci di rispondere alle esigenze affettive dell’altro, portando M ad ammalarsi lentamente, diventando invisibile agli occhi del mondo. La perdita di contatto con il proprio corpo e la propria voce è la conseguenza diretta di un ambiente che nega l’ascolto e la comprensione.
Tuttavia, proprio in questa desolazione emergono delle possibilità. Il tuo è un posto dove non posso arrivare mette in luce quei momenti spartiacque in cui la vita può chiudersi definitivamente o tentare un’ultima, disperata uscita verso l’aria nuova. Il racconto parallelo tra la protagonista e i personaggi che popolano i suoi ricordi trasforma il luogo fisico della stanza in un “non luogo” per tutti gli altri, un rifugio dove M chiude a chiave i propri desideri. È una sfida al pubblico, invitato a osservare oltre il muro dell’incomunicabilità per ritrovare quel battito vitale che resiste nonostante tutto.
Info utili
- Dove: Teatro Trastevere, Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – Roma
- Quando: Dal 22 al 25 gennaio 2026
- Orari: Giorni feriali ore 21:00, domenica ore 17:30
- Biglietti: Intero 13,00 € – Ridotto 10,00 € (prevista tessera associativa)
- Contatti: 06 5814004 – 328 3546847
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