Cosa: UPROAR, un progetto di teatro partecipativo e nuovi formati performativi.
Dove e Quando: Nuovo Teatro Ateneo (Piazzale Aldo Moro 5, Roma), il 31 marzo 2026 alle ore 20:30.
Perché: Un’opera potente che trasforma la memoria delle proteste sociali in Perù in un rituale collettivo di guarigione e consapevolezza.
Il Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza Università di Roma si conferma un palcoscenico d’elezione per le sperimentazioni linguistiche e l’impegno civile, ospitando il prossimo 31 marzo l’opera UPROAR. Il progetto, firmato dal collettivo peruviano composto da Carolina Rieckhof e Moyra Silva, rappresenta una tappa fondamentale della stagione 2025/2026, realizzata in preziosa collaborazione con l’IILA – Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana. Lo spettacolo, presentato in lingua originale con l’ausilio dei sopratitoli, non è una semplice messinscena, ma un dispositivo performativo in divenire che esplora i confini tra arte, politica e antropologia del movimento.
Nato dall’incontro tra le due artiste avvenuto a Londra nel 2023, UPROAR affonda le sue radici in una profonda urgenza etica. La frustrazione per le violenze e le ingiustizie che hanno segnato la recente storia del Perù, in particolare durante la crisi politica tra dicembre 2022 e marzo 2023, è diventata la materia prima di un’indagine estetica che supera i confini della produzione tradizionale. Rieckhof, costumista e scenografa, e Silva, regista e filosofa del movimento, hanno saputo intrecciare le proprie competenze per dare voce a chi, durante le repressioni autoritarie, è stato messo a tacere, rendendo visibile il dolore di una nazione attraverso il corpo e il suono.
Un ponte tra memoria ancestrale e crisi contemporanea
Il cuore pulsante di UPROAR risiede nella capacità di riattivare le conoscenze ancestrali delle popolazioni locali peruviane. Le artiste attingono a un archivio vivo di resistenza, vedendo nella tradizione del Taki Onkoy — l’antica “danza della malattia” o danza ribelle contro l’oppressione coloniale — una chiave di lettura per interpretare il presente. Questa forma di sopravvivenza simbolica riemerge sul palco come un rituale di guarigione necessario, dove il pianto e la danza diventano strumenti per incarnare la sofferenza collettiva. Il movimento scenico è costruito su un ciclo continuo di ascesa e caduta, un’immagine plastica della resilienza umana di fronte ai soprusi del potere.
La performance analizza come la crisi sociale peruviana sia il riflesso di fratture coloniali mai del tutto sanate, manifestandosi in forme di classismo, razzismo e discriminazione ancora oggi drammaticamente attuali. Attraverso la presenza scenica della violinista Camila Alva e la meticolosa cura sonora e visiva curata da Moyra Cecilia Silva Rodriguez, lo spettatore viene immerso in un’atmosfera densa, dove il lutto per la perdita di vite umane — oltre cinquanta vittime durante le proteste sotto la guida di Dina Boluarte — si trasforma in un atto di testimonianza attiva. L’opera interroga così il pubblico sulla possibilità di condividere un dolore che attraversi le differenze geografiche, affermando con forza l’uguaglianza del valore della vita.
Teatro partecipativo e nuove geografie della scena
L’approccio del collettivo Rieckhof-Silva si inserisce nel solco dei “nuovi formati”, dove la barriera tra interprete e spettatore si fa sottile. UPROAR è pensato come un dispositivo di empatia politica: il pubblico non è chiamato a una fruizione passiva, ma è coinvolto in un dialogo serrato tra migrazione, distanza e protesta. Per le due artiste, che vivono l’esperienza della diaspora nel Regno Unito, l’arte diventa l’unico spazio possibile per gestire l’impotenza di fronte alla distanza e per generare una comprensione trasversale delle lotte civili. La collaborazione con l’IILA sottolinea ulteriormente l’importanza di questi scambi culturali nel contesto romano, favorendo la diffusione di voci che raramente trovano spazio nei circuiti commerciali.
L’appuntamento del 31 marzo funge da prologo a una stagione che, tra aprile e maggio, si trasformerà in una vera e propria geografia teatrale del mondo. Il cartellone del Nuovo Teatro Ateneo vedrà alternarsi storie dal Messico, tradizioni indiane e riflessioni sulla memoria europea e mediorientale. In questo contesto, UPROAR si distingue per la sua capacità di sintetizzare la ricerca estetica con il documento storico, offrendo alla città di Roma un’occasione rara di confronto con la scena contemporanea latino-americana. È un invito a riscoprire il teatro come agorà, luogo di resistenza e, soprattutto, di elaborazione collettiva del dolore e della speranza.
Info utili
- Data e orario: 31 marzo 2026, ore 20:30
- Luogo: Nuovo Teatro Ateneo, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma (Edificio CU017)
- Accessi: Ingresso da piazzale Aldo Moro 5 o da viale delle Scienze 11
- Parcheggio: Possibilità di prenotazione interna alla città universitaria tramite i canali ufficiali della Sapienza
- Biglietteria: Prevendite attive sul circuito Vivaticket
(in foto: Uproar by Fatima Sastre)
