- Cosa: Il concerto “Serenata per Gabriella Ferri” del gruppo Traindeville.
- Dove e Quando: Museo della ceramica della Tuscia, Viterbo, sabato 4 aprile 2026, ore 18:00.
- Perché: Un tributo profondo e filologico a un’icona della romanità, unito a un importante progetto di solidarietà per la ricerca scientifica contro la SLA.
La musica ha il potere straordinario di annullare le distanze temporali e geografiche, trasformando un palco in un luogo di incontro sospeso, dove il passato torna a parlarci con una voce incredibilmente attuale. È esattamente ciò che accadrà sabato 4 aprile tra le mura cariche di storia del Museo della ceramica della Tuscia a Viterbo, quando la band Traindeville salirà sul palco per dedicare una serata indimenticabile a Gabriella Ferri. Questo non è un semplice concerto, né una mera esecuzione di repertorio: è un atto di devozione artistica verso una delle figure più complesse e magnetiche che la cultura capitolina abbia mai espresso. La Ferri, con il suo vissuto tormentato e la sua verve inarrestabile, ha saputo raccontare Roma come pochi altri, alternando la malinconia più scura alle risate più sfrontate, incarnando in sé la doppia anima di una città eterna, sacra e profana allo stesso tempo.
Il gruppo Traindeville, guidato dall’eclettica Ludovica Valori, ha costruito negli anni un percorso di ricerca unico, capace di leggere la tradizione popolare non come un reperto archeologico da preservare sotto vetro, ma come materia viva, pulsante, pronta a dialogare con le sonorità contemporanee. Accompagnata da Paolo Camerini al contrabbasso e Fabio Gammone alla chitarra e clarinetto, la Valori trasforma il palco in un salotto d’altri tempi. La loro è una proposta che affonda le radici nel folk urbano, quella Roma verace e spesso dimenticata, per poi aprirsi a orizzonti musicali più ampi, dove il blues, il jazz e il teatro di varietà si intrecciano in un abbraccio armonioso, rendendo omaggio a quella cultura monticiana che ha fatto la storia del teatro italiano.
L’eredità immortale di una musa romana
Gabriella Ferri rimane una figura impossibile da contenere in una sola definizione. Cantante, attrice, icona di stile e di sofferenza, ha attraversato gli anni Settanta diventando la custode del folklore romanesco, proprio in un momento in cui la modernità sembrava voler spazzare via le radici popolari. Il progetto dei Traindeville nasce dalla consapevolezza che l’insegnamento della Ferri non si è esaurito con la sua scomparsa, ma continua a vibrare in ogni artista che decide di confrontarsi con la sincerità delle proprie emozioni. La band non si limita a riproporre i classici, ma ne scava il sottotesto, portando in luce la drammaticità contenuta in brani che spesso ascoltiamo distrattamente.
Ogni esecuzione diventa così una sorta di “suonata di cuore”. La scaletta non è mai casuale: si snoda attraverso un viaggio narrativo che comprende brani estratti dall’album “Racconti romani” del 2024, una raccolta che già nel titolo dichiara il proprio intento geografico ed emozionale. Non mancano gli omaggi a Ettore Petrolini, altro gigante della cultura capitolina. La rilettura di pezzi come “Fiore de gioventù” o “Tanto pe’ cantà” viene affrontata con un approccio che guarda al blues d’autore, citando esplicitamente l’esperienza degli Ardecore, che già nel 2005 avevano dimostrato quanto fosse fertile il terreno d’incontro tra la tradizione capitolina e le sonorità d’oltreoceano. È un intreccio che funziona, che convince e che riesce a far riscoprire anche agli ascoltatori più giovani la potenza evocativa di parole che, sebbene scritte decenni fa, sembrano descrivere i sentimenti di oggi.
Il mondo in una canzone: identità e contaminazione
Uno degli aspetti più affascinanti della serata viterbese è la capacità dei Traindeville di uscire dai confini cittadini per abbracciare un respiro globale. Emblematico in questo senso è il trattamento riservato a “This Land Is Your Land” di Woody Guthrie. Trasformare l’inno folk americano in “È la mia Roma” è un’operazione di rara intelligenza culturale. Non si tratta di una traduzione, ma di una trasposizione identitaria. La band dimostra che la lotta per la dignità, il senso di appartenenza a un luogo e la voglia di raccontare le storie degli ultimi sono sentimenti universali. La musica folk, ovunque essa nasca, è sempre la voce di chi non ha voce, e i Traindeville, portando questa consapevolezza sui palchi, riescono a connettere il pubblico viterbese con le radici profonde del cantautorato internazionale.
Oltre alla musica, lo spettacolo si arricchisce di una dimensione letteraria. Letture di scritti originali della Ferri, accostate a poesie dedicate alla cantautrice da artisti contemporanei, creano un contrappunto ritmico che dà respiro alla narrazione. La parola diventa musica, e la musica si fa parola, in una fluidità che cattura lo spettatore e lo costringe a un ascolto attivo. È un teatro-canzone che non cerca l’effetto speciale o il virtuosismo fine a se stesso, ma punta dritto all’emozione, costruendo un climax che parte dalla nostalgia per arrivare alla celebrazione della vita, un tema che la stessa Gabriella Ferri aveva fatto proprio, trasformando ogni caduta in un nuovo punto di partenza.
Un gesto di solidarietà tra le ceramiche della Tuscia
Infine, la scelta del luogo non è un dettaglio secondario. Il Museo della ceramica della Tuscia, incastonato nel cuore di Viterbo, offre una cornice di rara bellezza per un evento che mette la cura e il dettaglio al centro della propria estetica. La ceramica, arte che richiede tempo, pazienza e la capacità di trasformare la materia informe in qualcosa di durevole, sembra la metafora perfetta per il lavoro dei Traindeville. Ma c’è di più. L’evento non ha solo un valore culturale, ma un importante risvolto sociale: la possibilità di sostenere la ricerca contro la SLA. In un momento in cui la cultura è chiamata a essere sempre più vicina alle persone, questa iniziativa dimostra come l’arte possa farsi strumento di cura collettiva.
L’ingresso libero con donazioni facoltative è un invito aperto alla partecipazione responsabile. Non si tratta solo di assistere a un concerto, ma di diventare parte di una comunità che riconosce il valore della memoria e l’urgenza della solidarietà. Partecipare a questa “Serenata” significa contribuire a un progetto che, partendo dalle note di una fisarmonica e dal graffio di una voce, prova a dare un contributo concreto alla lotta contro una malattia che colpisce le persone privandole della libertà più preziosa: quella di comunicare. In questo senso, la serata di Viterbo diventa un inno alla comunicazione, alla vita e alla bellezza, celebrata attraverso il ricordo di chi, come Gabriella Ferri, non ha mai smesso di comunicare la propria, complicata, meravigliosa verità.
Info utili
- Dove: Museo della ceramica della Tuscia, Via Cavour 67, Viterbo.
- Quando: Sabato 4 aprile 2026, ore 18:00.
- Ingresso: Libero con donazioni facoltative a favore della ricerca contro la SLA.
- Prenotazioni: Obbligatorie tramite WhatsApp al numero 3661289196.
(Credit ph Leonardo Cinieri Lombroso)
