Cosa: Messa in scena di Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, un testo totalmente inedito scritto da Fabrizia Ramondino, con la prestigiosa regia e le scene a cura di Mario Martone.
Dove e Quando: L’evento avrà luogo presso il Teatro Vascello, situato in Via Giacinto Carini 78 a Monteverde, Roma, da martedì 14 fino a domenica 19 aprile.
Perché: Per immergersi in un autentico “teatro della mente”, in cui l’intensità della scrittura di un’autrice precorritrice prende vita attraverso un cast eccezionale, esplorando con coraggio sentieri autobiografici e affettivi.
Nel panorama culturale della capitale, la stagione teatrale primaverile si arricchisce di un appuntamento di assoluto rilievo per tutti gli amanti della grande drammaturgia. Dal 14 al 19 aprile, il palcoscenico del Teatro Vascello – importante polo dello spettacolo situato nello storico quartiere di Monteverde a Roma – accoglie un’opera teatrale di rara intensità e rilevanza. Va infatti in scena Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo, un testo teatrale del tutto inedito firmato dalla straordinaria penna di Fabrizia Ramondino. La direzione artistica, la regia e l’ideazione delle scene sono affidate alla sapiente maestria di Mario Martone, il quale sceglie consapevolmente di riportare alla luce, per il pubblico di oggi, la voce potente di un’autrice profonda, considerata a tutti gli effetti una vera e propria precorritrice dei tempi moderni.
La genesi di un testo inesplorato
Il percorso artistico e personale che ha avvicinato Fabrizia Ramondino all’universo teatrale affonda le sue radici in precedenti e fruttuose collaborazioni creative. L’autrice iniziò a frequentare con assiduità l’ambiente del palcoscenico e le sue dinamiche subito dopo la fondamentale esperienza maturata durante la stesura della sceneggiatura del film Morte di un matematico napoletano, un’opera scritta a quattro mani proprio insieme al regista Mario Martone. Questa prolungata immersione nel mondo della rappresentazione scenica le permise di scoprire e appassionarsi all’ambiente dei registi, alla vitalità degli attori e alle visioni dei nuovi autori che via via andava scoprendo, ricavandone un grandissimo divertimento e un forte stimolo intellettuale.
Tuttavia, la vera e propria folgorazione drammaturgica giunse attraverso l’incontro ravvicinato con le possenti opere di Thomas Bernhard. I testi dell’acclamato autore la spinsero letteralmente a tuffarsi nella scrittura teatrale, un salto compiuto non per un mero processo imitativo o derivativo, ma per una viscerale necessità espressiva. La Ramondino, infatti, intuì con chiarezza che quella specifica forma drammaturgica poteva corrispondere in modo millimetrico al suo bruciante bisogno di dare vita a un’espressione autobiografica che fosse non solo diretta, ma anche radicale e, qualora fosse stato necessario, persino violenta. Al contempo, il contenitore teatrale le garantiva lo spazio necessario per consentire l’elaborazione di una lingua fortemente immaginifica, un idioma colto e strutturalmente complesso, esattamente come si addiceva alla sua raffinata natura di scrittrice.
Una drammaturgia dell’interiorità
Il nucleo narrativo attorno al quale gravita l’intera opera si concentra in uno spazio circoscritto e denso di significati psicologici: un uomo, di professione compositore, si trova isolato nel chiuso della propria stanza e, da quel rifugio, cerca di rivolgersi al mondo esterno. È proprio nel flusso magmatico e ininterrotto di questo monologare che, quasi per magia scenica, sbalzano fuori le figure cardine che popolano il suo intricato mondo interiore. Sulla scena si materializzano così gli affetti a lui più cari e si manifestano fisicamente i suoi amati strumenti musicali. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio “teatro della mente”, un paesaggio interiore sapientemente scolpito da versi la cui potenza è in grado di colpire direttamente al cuore dello spettatore.
Portare alla ribalta questo testo oggi, a una distanza di ben trent’anni dalla celebre messa in scena di Terremoto con madre e figlia, rappresenta per Mario Martone non solo una sfida artistica, ma un profondo atto di restituzione culturale. L’auspicio espresso dal regista è che questa accurata produzione teatrale possa fungere da volano per contribuire attivamente a mettere nella giusta luce Fabrizia Ramondino, posizionandola di diritto come un’autrice essenziale della nostra stretta contemporaneità. D’altronde, le sue affascinanti prose, così come il suo teatro innovativo, esplorano con un coraggio inusuale sentieri espressivi che oggi, a distanza di decenni, vengono abitualmente e fruttuosamente praticati dagli autori e dalle autrici ritenuti più interessanti dalla critica di settore.
La visione scenica e il cast
Per riuscire a tradurre in azioni e corpi questa elaborata e complessa architettura mentale, Mario Martone, potendo contare sulla preziosa collaborazione di Ippolita di Majo, si avvale di un cast corale di eccezionale bravura. Sul palcoscenico del Vascello si muoveranno e si alterneranno attori del calibro di Lino Musella, l’acclamata Iaia Forte, Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella e Matteo De Luca. Questo straordinario gruppo di interpreti sarà chiamato a dare consistenza, voce e anima alle visioni interiori del tormentato compositore. La produzione complessiva, firmata da Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, si condensa in un denso atto unico, garantendo agli spettatori un’esperienza immersiva della durata complessiva di circa 70 minuti.
La cura dell’allestimento si riflette anche nelle scelte tecniche ed estetiche che incorniciano la narrazione teatrale: i ricercati costumi sono stati affidati a Ortensia De Francesco, mentre le luci, fondamentali per la scansione degli stati d’animo, portano la firma di Cesare Accetta. A rendere l’opera un vero e proprio compendio multidisciplinare vi sono inoltre i prestigiosi contributi di Ernesto Tatafiore, che ha curato l’aspetto degli strumenti musicali, le invenzioni sonore di Pasquale Scialò dedicate alla “sinfonia degli attacchi”, e le raffinate coreografie di tango concepite da Anna Redi. Un maestoso lavoro d’insieme, supportato da un solido team dietro le quinte che include Totò Onnis (assistente alla regia), Italo Buonsenso (fonico) e Samos Santella (elettricista), pronto a far brillare nuovamente la genialità drammaturgica di Fabrizia Ramondino.
Info utili
- Luogo: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, zona Monteverde, Roma.
- Date: Da martedì 14 a domenica 19 aprile.
- Orari degli spettacoli: Dal martedì al venerdì alle ore 21:00; il sabato alle ore 19:00; la domenica alle ore 17:00.
- Durata: 70 minuti (spettacolo ad atto unico).
- Prezzi dei Biglietti: Ingresso intero a € 25; tariffa agevolata per over 65 a € 20; biglietto per aderenti a CRAL e convenzioni varie a € 18; ridotto speciale per studenti a € 16.
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