- Cosa: Spettacolo “Misurare il salto delle rane”, scritto e diretto da Gabriele Di Luca.
- Dove e Quando: Roma, Teatro Vascello, dal 27 gennaio all’8 febbraio 2026.
- Perché: Un viaggio tragicomico e poetico nell’universo femminile, tra ironia tagliente e riflessioni sulla resilienza umana.
La stagione teatrale romana accoglie uno dei ritorni più attesi della drammaturgia contemporanea. La compagnia Carrozzeria Orfeo, ormai punto di riferimento per il teatro pop italiano grazie alla sua capacità unica di fondere il divertimento al dramma profondo, approda al Teatro Vascello con la sua nuova produzione: Misurare il salto delle rane. Vincitore del Premio della Critica A.N.C.T. 2025, lo spettacolo vede alla regia il duo Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, pronti a trascinare il pubblico in un microcosmo sospeso dove il riso e la commozione si alternano senza sosta.
In scena, tre attrici d’eccezione – Noemi Apuzzo, Elsa Bossi e Chiara Stoppa – danno corpo e voce a tre generazioni di donne diverse ma indissolubilmente legate. Il testo, pubblicato da Cue Press, non è solo una performance teatrale, ma un’indagine sociale e intima che scava nelle contraddizioni dell’esistenza, confermando la vocazione della compagnia mantovana a raccontare il nostro tempo attraverso lenti deformanti ma incredibilmente lucide.
Un microcosmo sospeso negli anni ’90
L’ambientazione gioca un ruolo fondamentale, diventando quasi un quarto personaggio in scena. La storia ci porta in un piccolo paese di pescatori, un frammento geografico dimenticato e isolato dal mondo esterno da una palude minacciosa e da un vasto lago. Siamo negli anni ’90, un decennio che qui appare dilatato, dove una comunità chiusa persiste ancorata a consuetudini ormai superate, in bilico tra arcaismo e quotidianità.
In questo habitat claustrofobico ma al tempo stesso poetico, le protagoniste si muovono come creature anfibie. Il paese non è solo uno sfondo, ma una gabbia e un rifugio, un luogo dove le manifestazioni di violenza e oppressione verso il genere femminile, pur essendo endemiche nei contesti rurali dell’epoca, emergono in modo sottile ma pervasivo. È in questo scenario che si consuma la narrazione, che parte da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima, un evento ancora avvolto nel mistero che continua a proiettare la sua ombra lunga sulle vite di chi è rimasto.
La scelta di questo isolamento geografico serve a Carrozzeria Orfeo per amplificare le dinamiche umane. Il lago e la palude diventano metafore tangibili dell’immobilità emotiva e sociale, confini fisici che riflettono i limiti interiori dei personaggi, costretti a confrontarsi con una realtà che sembra non offrire vie di fuga se non attraverso atti di estremo coraggio o follia.
Tre donne e la metafora della metamorfosi
Al centro della dark comedy troviamo Lori, Betti e Iris. Tre età, tre mondi e tre modi diversi di reagire al dolore. Il titolo stesso dello spettacolo, enigmatico ed evocativo, suggerisce la chiave di lettura principale: la rana. Creatura anfibia per eccellenza, la rana vive tra due mondi ed è simbolo di metamorfosi, adattamento e resilienza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta quel movimento necessario per abbandonare uno stato precedente e approdare a uno nuovo, una trasformazione che per le protagoniste assume significati vitali.
Lori appare intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel balzo necessario per elaborare il lutto che l’ha colpita. Betti, al contrario, canalizza la sua energia in un’ossessione per le gare di salto: per lei, ogni centimetro guadagnato dalla sua rana “Froggy” è una piccola vittoria contro un destino che l’ha etichettata ingiustamente come pazza. Infine c’è Iris, che il suo salto lo ha già compiuto abbandonando una vita agiata per consegnare un messaggio, trovandosi ora di fronte al dilemma se perseguire una verità distruttiva o ritirarsi nella sicurezza delle convenzioni.
Attraverso queste figure, lo spettacolo esplora la difficoltà di quantificare i sentimenti umani. Come si può misurare il coraggio, la disperazione o la speranza? In un contesto che ha normalizzato la violenza di genere, il “salto” diventa un atto politico: la scelta consapevole di non restare immobili, di rifiutare i ruoli imposti di madre perfetta o donna “normale”, per cercare una propria, sofferta, autenticità.
Tra il riso e il dramma: la cifra stilistica
Chi conosce il lavoro di Carrozzeria Orfeo sa che non bisogna aspettarsi una tragedia classica. Lo spettacolo è un’ode alla complessità dell’essere umano, costruita attraverso dialoghi taglienti, situazioni paradossali e momenti di caustica comicità. La compagnia costruisce un racconto intimo in cui la gravità del dolore si affianca costantemente alla leggerezza dell’ironia, in un equilibrio precario ma perfetto.
La regia di Di Luca e Setti alterna momenti di intensità visiva a passaggi di puro lirismo e gesti simbolici. Misurare il salto delle rane invita lo spettatore a cercare la bellezza nei gesti semplici, in quei piccoli atti di trasformazione dove apparentemente non accade nulla, ma in cui in realtà si gioca il destino delle persone. È uno spettacolo che parla di rinascite, alleanze e complicità profonde nate dalle ceneri di lutti e assenze.
L’uso di musiche originali e una scenografia curata contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa che caratterizza la produzione. Il risultato è un viaggio emotivo che costringe a confrontarsi con i propri limiti, celebrando l’infinita capacità umana di perdersi e ritrovarsi, oscillando continuamente tra ciò che ci definisce e ciò che, inevitabilmente, ci supera.
Info utili
- Luogo: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78 (Monteverde), Roma.
- Date e Orari:
- Dal 27 gennaio all’8 febbraio 2026.
- Dal martedì al venerdì: ore 21:00.
- Sabato: ore 19:00.
- Domenica: ore 17:00.
- Biglietti:
- Intero: € 25.
- Ridotto over 65: € 20.
- Ridotto studenti e gruppi (min 10 persone): € 16.
(Credit ph S.Infantino)
