- Cosa: Un’azione musicale e poetica dedicata ad Amelia Rosselli nel trentennale della morte.
- Dove e Quando: Teatro Palladium, Università Roma Tre. Mercoledì 11 febbraio 2026, ore 20.30.
- Perché: Per immergersi nella complessità di una voce che ha saputo unire tragedia e ironia, musica e parola.
A trent’anni esatti dalla sua scomparsa, Roma torna ad ascoltare una delle voci più radicali e inafferrabili del Novecento italiano. L’11 febbraio 2026, il Teatro Palladium ospita L’inferno, tessuto da mani perfette, un omaggio che trascende la semplice commemorazione per farsi materia viva, sonora e visiva. Amelia Rosselli, poetessa, etnomusicologa e organista, viene celebrata non come un monumento statico, ma come un “pensiero ancora attivo”, capace di interrogare il nostro presente attraverso le fratture del linguaggio e la potenza del ritmo.
L’evento si inserisce in un contesto accademico e culturale più ampio, il convegno internazionale Un echeggiare violento, che riunisce studiosi e artisti per riflettere sull’eredità rosselliana. Tuttavia, la serata al Palladium sceglie la via dell’azione scenica: un percorso dove la biografia segnata dall’esilio e dal dolore si scioglie in una partitura che alterna l’italiano all’inglese, la parola recitata al canto, in un flusso continuo che rispecchia l’instabilità creativa della stessa autrice.
Una partitura di voci e tensioni
Il cuore pulsante dello spettacolo è l’opera ideata da Fabrizio De Rossi Re, che firma la regia e siede al pianoforte. La sua composizione nasce da un ricordo personale: l’incontro con la poetessa nei primi anni Novanta. Quella “voce enigmatica e complessa” diventa ora il fulcro di un dialogo serrato tra il soprano Maria Chiara Forte e l’attrice Diletta Masetti. Non si tratta di un semplice accompagnamento musicale, ma di una traduzione sonora delle strutture nervose della poesia di Rosselli.
Come spiega lo stesso De Rossi Re, il lavoro scava nelle contraddizioni dell’autrice, portando alla luce “luminosità solari, erotiche, violente” che spesso vengono oscurate dalla narrazione tragica della sua fine. La musica si fa carico di restituire la fragilità disarmante e l’urgenza intellettuale dei testi, creando un tessuto sonoro incandescente che attraversa lo spazio scenico come un corpo vivo, esposto alle tensioni e alle scosse telluriche che hanno caratterizzato la scrittura rosselliana.
Oltre la tragedia: l’ironia e la visione
Uno degli aspetti più sorprendenti di questa produzione è la volontà di esplorare zone meno battute dell’opera di Rosselli, in particolare la sua vena ironica. I testi, selezionati dalle poesie dell’autrice e dal saggio Con l’ascia dietro le nostre spalle di Andrea Cortellessa, rivelano una “vis comica” sotterranea, un vitalismo che persiste anche nei luoghi del dolore. “La felicità è un micro-organismo nell’interno dell’infelicità”, scriveva Rosselli, e lo spettacolo abbraccia questa dualità concludendosi con un’energia improvvisa, “come un tuono dopo la tempesta”.
In scena, la presenza dello stesso Cortellessa non è quella didascalica del critico che spiega, ma quella di una voce che agisce dall’interno, amplificando le risonanze del testo. A questo coro di voci si aggiunge la dimensione visiva curata da Lorenzo Letizia, le cui video installazioni non fanno da sfondo ma dialogano con la performance, aprendo “scarti inattesi” e zone di luce e ombra. È un lavoro di stratificazioni, dove ogni elemento — dalla parola critica al video, dal canto al pianoforte — concorre a restituire l’ossatura profonda e il plurilinguismo di una donna irriducibile a ogni classificazione.
Un progetto tra atenei e territorio
La produzione nasce dalla sinergia tra l’Università Roma Tre, la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo. Questo legame con l’istituzione universitaria non appesantisce l’evento, ma anzi ne garantisce il rigore filologico necessario per affrontare una figura complessa come quella di Amelia Rosselli. L’evento rappresenta il momento spettacolare di una tre giorni di studi (dall’11 al 13 febbraio) che coinvolge anche Palazzo Valentini e l’Università La Sapienza.
Portare la scrittura rosselliana sul palco significa accettare la sfida di dare corpo a un linguaggio che è sempre stato “musicale” nella sua genesi. L’operazione compiuta al Palladium è quella di trasformare l’analisi critica in esperienza sensoriale, permettendo al pubblico di sentire fisicamente la violenza e la dolcezza del pensiero rosselliano. Un’occasione per chi vuole avvicinarsi a una delle pagine più intense della letteratura italiana, scoprendone la modernità bruciante a trent’anni di distanza.
Info utili
- Ingresso: Gratuito.
- Luogo: Teatro Palladium, Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma.
- Orario: Inizio spettacolo ore 20.30.
(Foto: Amelia Rosselli; Credit ph Dino Ignani)
