- Cosa: Lo spettacolo teatrale Al nostro amore – Happy Hour di Luca De Bei.
- Dove e Quando: Al Teatro La Comunità di Roma, dal 30 gennaio all’8 febbraio 2026.
- Perché: Una commedia brillante e sentimentale che esplora la solitudine e l’imprevedibilità degli incontri umani attraverso un dialogo serrato e ironico.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una nuova, stimolante proposta che promette di coniugare il divertimento della commedia alla profondità dell’indagine psicologica. Dal 30 gennaio all’8 febbraio 2026, il Teatro La Comunità ospiterà Al nostro amore – Happy Hour, un’opera scritta da Luca De Bei che vede protagonisti Barbara Scoppa e Leandro Amato, sotto la sapiente regia di Barbara Porta. Lo spettacolo si inserisce nel solco della cosiddetta sophisticated comedy di matrice anglosassone, offrendo al pubblico un’esperienza teatrale dinamica e coinvolgente, dove il ritmo dei dialoghi si intreccia indissolubilmente con l’evoluzione emotiva dei personaggi.
L’opera si presenta come un viaggio all’interno delle fragilità umane, ambientato interamente nello spazio circoscritto eppure universale di un bar. La scelta di questa cornice non è casuale: il bancone diventa il luogo franco dove le maschere sociali possono finalmente cadere, lasciando spazio a una verità spesso scomoda ma necessaria. Attraverso una scrittura affilata e una messa in scena che punta sull’intensità interpretativa, lo spettacolo invita lo spettatore a riflettere su quanto il caso possa stravolgere traiettorie di vita apparentemente segnate, portando due universi distanti a collidere in un’esplosione di sentimenti autentici.
L’incontro al bancone: solitudini a confronto
La vicenda prende il via da un semplice appuntamento al tavolo di un bar tra due sconosciuti. I protagonisti, Francesca e Leo, non si sono mai visti prima e l’approccio iniziale è caratterizzato da una tensione palpabile. Entrambi si presentano sulla difensive, chiusi nei propri gusci di insicurezza e pregiudizio. Lei è una madre borghese che ha dedicato l’intera esistenza all’educazione del figlio dopo la separazione dal marito; ora che il figlio è maggiorenne, si ritrova a fare i conti con il vuoto lasciato dal ruolo genitoriale e con lo spettro di una solitudine imminente. Il suo carattere è un mix esplosivo di estroversione, narcisismo e una punta di mitomania, alimentato dal terrore costante del tempo che passa.
Dall’altra parte del bancone c’è lui, un insegnante universitario segnato dalle delusioni, sia in ambito professionale che privato. Nonostante una certa fragilità psicologica e un temperamento umorale, l’uomo conserva un fondo di ottimismo, alimentato dalla speranza per una nuova e inaspettata relazione sentimentale. Questi due “pianeti lontani”, come descritti nelle note di regia, sembrano non avere nulla in comune. Eppure, proprio la loro fame d’amore e la ricerca di una sicurezza emotiva diventano il terreno comune su cui costruire un dialogo che, cocktail dopo cocktail, si trasforma in una confessione a cuore aperto, capace di abbattere ogni barriera difensiva.
Un vortice alcolico di emozioni e verità
La struttura del testo rispetta rigorosamente le unità classiche di luogo, tempo e azione. Tutto si consuma nell’arco di poco più di un’ora, rendendo l’esperienza teatrale estremamente densa e realistica. Gli spettatori vengono risucchiati in un vortice di dialoghi serrati e scoppiettanti, dove l’ironia serve spesso a mascherare momenti di profondo stravolgimento emotivo. La regia di Barbara Porta punta a valorizzare questa alternanza di toni, passando con naturalezza dal comico allo struggente, mentre i protagonisti mettono a nudo le proprie ferite e le proprie speranze in quello che diventa un vero e proprio rito di riconoscimento reciproco.
Temi complessi come la diversità, il difficile rapporto tra genitori e figli e la paura dell’abbandono vengono trattati con una leggerezza che non è mai superficialità. Al contrario, la “fame d’amore” che muove Francesca e Leo diventa il motore di un’azione inesorabile che porta i due a cercarsi, scontrarsi e infine respingersi, per poi ritrovarsi in un abbraccio ideale che celebra la potenza dell’affetto umano. È una commedia “alcolica” non solo per il contesto in cui si svolge, ma per la capacità di inebriare il pubblico con la forza delle parole e la verità dei sentimenti messi in scena.
Un cast d’eccellenza tra cinema e teatro
La forza di Al nostro amore – Happy Hour risiede anche nello spessore artistico dei suoi interpreti. Barbara Scoppa vanta una carriera prestigiosa che l’ha vista debuttare con maestri del calibro di Federico Fellini e Vittorio Gassman, alternando successi cinematografici a grandi interpretazioni teatrali. La sua versatilità le permette di dare vita a una Francesca sfaccettata, capace di passare dal narcisismo più spinto a una fragilità commovente. Accanto a lei, Leandro Amato porta sul palco l’esperienza maturata in anni di collaborazioni con registi di fama internazionale e la sensibilità acquisita nel teatro musicale e di prosa, rendendo il personaggio di Leo una figura tenera e complessa al tempo stesso.
La regia è affidata a Barbara Porta, attrice e regista di solida formazione che ha saputo infondere nel testo di De Bei una dinamicità moderna e una cura minuziosa per il dettaglio psicologico. Il risultato è uno spettacolo che parla al cuore del pubblico contemporaneo, offrendo uno specchio in cui riflettersi senza timore. Al nostro amore non è solo la storia di un incontro casuale in un bar, ma è l’invito a riscoprire il valore della connessione umana in un mondo che spesso ci spinge verso l’isolamento. Una prova d’attore e di scrittura che conferma la vitalità del teatro come luogo di condivisione e comprensione profonda della nostra realtà.
Info utili
- Sede: Teatro La Comunità, Via Giggi Zanazzo, 1 – 00153 Roma
- Date: Dal 30 gennaio all’8 febbraio 2026
- Orari: Da martedì a venerdì ore 20.45; sabato ore 19.00; domenica ore 18.00
- Biglietti: Biglietto unico €12 + €3 di tessera associativa
- Prenotazioni: 06/5817413
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