- Cosa: Lo spettacolo teatrale Ajio, ojio e petrolio – L’Italia dal ’68 al ’75 attraverso gli occhi di un oste comunista.
- Dove e Quando: Teatro di Villa Lazzaroni, Roma; domenica 25 gennaio 2026 alle ore 17.30.
- Perché: Un viaggio emozionale e storico che intreccia la memoria popolare di un quartiere romano con le grandi canzoni di lotta degli anni Settanta.
Il palco del Teatro di Villa Lazzaroni si prepara a ospitare una narrazione intensa e profondamente radicata nell’identità romana e nazionale. Domenica 25 gennaio 2026, lo spettacolo Ajio, ojio e petrolio porterà il pubblico indietro nel tempo, esplorando il cruciale decennio che va dal 1968 al 1975. Scritto e interpretato da Aldo Milea, con il supporto musicale di Andrea Marino (percussioni e voce) e Marco Marsili (chitarra e voce), l’opera si propone come un recupero della memoria storica attraverso la lente intima e schietta della vita di borgata.
Al centro della rappresentazione non ci sono solo i grandi eventi politici, ma la percezione che di essi si aveva nei luoghi della socialità quotidiana. L’opera rievoca un clima denso, spesso oscuro e complesso, che ha segnato profondamente il volto dell’Italia contemporanea. Partendo dalla simbolica Battaglia di Valle Giulia del primo marzo 1968, il racconto si snoda attraverso i conflitti sociali e le speranze di una generazione, concludendosi idealmente con il tragico omicidio di Pier Paolo Pasolini il due novembre 1975, evento che sancì la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova, dolorosa consapevolezza.
L’osteria di Primavalle: il cuore del racconto
Il fulcro narrativo di questo spettacolo è l’osteria di Peppe, situata nei lotti di Primavalle, storico quartiere della periferia nord di Roma. Questo locale, posto nel seminterrato delle case popolari proprio di fronte alla sezione del Partito Comunista Italiano di via Federico Borromeo, non era solo un luogo di ristoro, ma un vero e proprio osservatorio sociale. Peppe, descritto come un “comunista convinto e fedele alla linea”, incarna la figura dell’uomo del popolo che ha dato tutto per un ideale, senza mai chiedere nulla in cambio, portando avanti la sua missione tra i fornelli della moglie e i tavoli della sua taverna.
In questa osteria si consumava un rituale fatto di silenzi e di esplosioni oratorie. Da un lato c’erano i vecchietti che sorseggiavano vino lentamente, dall’altro le narrazioni suadenti di Peppe, capaci di trasformarsi in comizi accesi. Attraverso la sua voce, lo spettatore riscopre la Civiltà operaia, un mondo oggi quasi del tutto scomparso, dove la fede politica si mescolava indissolubilmente alla saggezza popolare e alla vita di strada. La dedica dello spettacolo a Peppe è, di fatto, un omaggio a un intero modo di intendere la comunità e l’impegno civile.
La musica come testimonianza storica
Un elemento fondamentale di Ajio, ojio e petrolio è l’intreccio tra la parola recitata e il canto dal vivo. Le canzoni di artisti iconici come Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli e Cat Stevens non fungono da semplice accompagnamento, ma agiscono come vere e proprie fonti storiche cariche di forza evocativa. La musica trasmette ciò che i libri a volte non riescono a restituire: le sensazioni fisiche e i sentimenti che si respiravano nelle piazze durante le manifestazioni o nelle ore buie del Paese.
Gli episodi raccontati da Peppe trovano così un’eco nelle note e nei ritmi eseguiti sul palco da Marino e Marsili. Vengono rievocati momenti drammatici come la morte di Pinelli, il corteo sindacale del 1972 a Reggio Calabria e la strage di Piazza della Loggia. Questi non sono solo nomi su una cronologia, ma ferite aperte che lo spettacolo cerca di ricucire attraverso l’emozione del teatro-canzone, rendendo omaggio alla forza del canto sociale come strumento di resistenza e di identità collettiva.
Un ponte tra passato e presente
L’opera di Aldo Milea non si limita a una nostalgica operazione di amarcord, ma invita a una riflessione attuale su cosa sia rimasto di quegli ideali e di quella partecipazione. Rivivere oggi la Battaglia di Valle Giulia attraverso gli occhi di un oste significa guardare ai grandi cambiamenti della società italiana da una prospettiva dal basso, autentica e priva di filtri accademici. È un invito a riscoprire le radici di una cultura popolare romana vibrante, capace di interpretare la politica attraverso il filtro dell’umanità e della solidarietà di quartiere.
Il Teatro di Villa Lazzaroni, con la sua atmosfera raccolta, si presta perfettamente a questo tipo di narrazione, permettendo al pubblico di immergersi totalmente nelle storie di Peppe. La scelta di concentrarsi sul periodo 1968-1975 permette di analizzare le trasformazioni più radicali dell’Italia, dal boom economico alle tensioni degli anni di piombo, mantenendo sempre un piede nell’osteria di via Federico Borromeo. È qui che, tra un bicchiere di vino e un piatto caldo, si è costruita una parte della nostra coscienza nazionale.
Info utili
- Luogo: Teatro di Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova, 522 – Via Tommaso Fortifiocca, 71, Roma.
- Parcheggio: Disponibile parcheggio gratuito presso l’ingresso di Via Tommaso Fortifiocca.
- Data e Orario: Domenica 25 gennaio 2026, ore 17.30.
- Informazioni e prenotazioni: 392 4406597
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