- Cosa: On Becoming A Wolf, mostra fotografica di Francesca Cao curata dall’artista.
- Dove e Quando: Galleria Zema, Via Giulia 201 (Roma). Dal 24 gennaio al 7 marzo 2026.
- Perché: Un’indagine psicanalitica sul femminile realizzata attraverso l’Errore Metodico, una tecnica analogica brevettata.
La suggestiva cornice di Via Giulia si prepara ad accogliere una riflessione visiva profonda sul tema dell’identità e della liberazione. Il 24 gennaio 2026, la Galleria Zema inaugura On Becoming A Wolf, il nuovo progetto di Francesca Cao. Non si tratta di una semplice esposizione fotografica, ma di un percorso di ricerca durato anni, dove il mezzo analogico viene spinto oltre i propri limiti tecnici per farsi interprete di un’istanza interiore. L’artista, che ricopre in questa occasione anche il ruolo di curatrice, propone un corpo di lavori che sfida la percezione tradizionale della realtà, invitando lo spettatore a smarrire le proprie certezze razionali per abbracciare una dimensione più istintiva.
Il progetto nasce da una solida base filosofica e tecnica, trovando la sua massima espressione nell’Errore Metodico. Questa pratica, brevettata dalla stessa Cao, si fonda sulla sovrapposizione intenzionale di più fotogrammi durante la fase di scatto in camera. Il risultato è un’immagine stratificata, dove il tempo e lo spazio si fondono, creando visioni che ricordano la logica del sogno lucido. Lontana da qualsiasi intento documentaristico, la fotografia di Francesca Cao si pone come uno spazio di rivelazione, un territorio emotivo dove la memoria e il presente coesistono in un equilibrio instabile e affascinante.
L’estetica dell’imperfezione e il richiamo del selvaggio
Al centro della poetica di On Becoming A Wolf risiede un potente richiamo alla natura primordiale dell’essere umano, e in particolare del femminile. Il titolo stesso è un omaggio esplicito al celebre saggio di Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi. L’opera di Cao si configura come un invito visivo a riscoprire quella “donna selvaggia” troppo spesso soffocata dalle convenzioni sociali e dall’ossessione contemporanea per l’ordine e il controllo. Attraverso l’uso di una macchina fotografica del 1936, l’artista sottrae lo strumento alla sua funzione originaria di “macchina della verità” per trasformarlo in un generatore di imprevisti e suggestioni.
Le sfocature, i movimenti mossi e le doppie esposizioni non sono interpretati come difetti tecnici da correggere, ma come tracce di un pensiero non razionale. In questo senso, la ricerca di Francesca Cao dialoga apertamente con le istanze del Surrealismo di André Breton, che vedeva nel gesto artistico la chiave d’accesso privilegiata all’inconscio. Abbandonando la perfezione asettica del digitale, la fotografia si riappropria dell’errore come gesto generativo, capace di dare forma a una realtà altra, specchio fedele di un immaginario intimo e non addomesticato.
Una sfida alla verità oggettiva
La mostra solleva interrogativi cruciali sul rapporto tra fotografia e verità. Se storicamente il mezzo fotografico è stato celebrato per la sua capacità di documentare fedelmente il mondo, il lavoro di Cao ribalta questa prospettiva. Qui la verità non si trova sulla superficie levigata dell’immagine, ma si attiva nel mondo interiore di chi guarda. La stratificazione visiva prodotta dall’Errore Metodico riflette la complessità della psiche umana, dove la coscienza e l’inconscio si sovrappongono costantemente senza mai escludersi a vicenda.
Questo approccio è stato lodato anche da figure di rilievo nel panorama critico, come Alessia Locatelli, curatrice della Biennale di Fotografia Femminile, che evidenzia come il lavoro della Cao sfidi la nozione comune di errore umano. La resilienza e il pensiero laterale diventano i veri protagonisti del processo creativo, deviando dalla razionalità cartesiana verso l’esplorazione di infinite possibilità. L’immagine fotografica diventa così un’esperienza di luce e materia, un supporto fragile eppure potente su cui lo spettatore è chiamato a proiettare i propri vissuti e le proprie memorie.
La missione della Galleria Zema
L’esposizione di Francesca Cao trova la sua collocazione ideale nella Galleria Zema, una realtà giovane e vibrante nel panorama romano. Fondata nel marzo del 2025 da Emanuela Zamparelli, la galleria nasce con una missione precisa: creare uno spazio indipendente dedicato esclusivamente alle artiste donne, con un focus particolare sulla fotografia contemporanea. Zema non si limita ad essere un luogo di esposizione, ma si propone come un progetto curatoriale dove la fotografia diventa linguaggio di relazione e, in alcuni casi, di resistenza culturale.
Attraverso la promozione di sguardi autonomi e critici, la galleria indaga temi universali come il corpo, l’identità e il conflitto. La scelta di ospitare On Becoming A Wolf conferma l’impegno dello spazio nel dare visibilità a ricerche che intrecciano l’impegno sociale alla riflessione intima. In occasione della mostra, è prevista anche una sessione speciale durante la quale l’artista realizzerà ritratti per il pubblico utilizzando la sua tecnica originale, offrendo un’opportunità unica per entrare direttamente in contatto con il processo creativo dell’Errore Metodico.
Info utili
- Inaugurazione: Sabato 24 gennaio 2026, ore 17.30.
- Apertura: Fino al 7 marzo 2026.
- Orari: Martedì dalle 16.00 alle 19.30; dal mercoledì al sabato dalle 15.00 alle 19.30.
- Indirizzo: Galleria Zema, Via Giulia 201 – Roma.
- Evento speciale: Domenica 25 gennaio (15.00 – 19.30) sessione di ritratti con l’artista su appuntamento.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
