- Cosa: La prima proiezione romana del documentario “Asfalto che suona” di Roberto Delvoi, dedicato alla collana di musica (anti)classica 19’40”.
- Dove e Quando: Venerdì 24 aprile alle ore 19:00 presso il MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma.
- Perché: Un’immersione in un mondo creativo fuori dagli schemi, raccontato attraverso un viaggio on the road che celebra i dieci anni di un progetto editoriale e musicale unico nel suo genere.
Il mondo della musica contemporanea è spesso percepito come un territorio riservato a pochi eletti, ingabbiato in regole accademiche ferree e barriere invisibili. Tuttavia, esiste una realtà che ha deciso di scardinare queste convenzioni, trasformando ogni nota in una sfida e ogni spartito in un’opportunità di esplorazione. È proprio questo spirito audace e indisciplinato a essere il protagonista di “Asfalto che suona”, il documentario diretto da Roberto Delvoi che approda per la prima volta nella Capitale. La pellicola non è un semplice ritratto biografico o un documentario musicale tradizionale, ma un vero e proprio “viaggio senza meta” che segue le tracce della collana 19’40”, un progetto che ha saputo ridefinire il concetto di etichetta discografica. In occasione della proiezione al Museo MACRO, il pubblico romano avrà l’occasione di incontrare Francesco Fusaro, cofondatore di 19’40”, che introdurrà il film e offrirà una chiave di lettura privilegiata sulla genesi di questo percorso avventuroso.
La filosofia dietro il viaggio di 19’40”
Il documentario di Roberto Delvoi riesce a catturare l’essenza di un progetto nato nel 2016 e giunto ora a un decennio di attività ininterrotta. Fondata da Sebastiano De Gennaro, Enrico Gabrielli e Francesco Fusaro, la collana 19’40” si è distinta fin da subito per un approccio radicalmente trasversale. L’etichetta non si limita a produrre dischi, ma propone un modello di fruizione ed esperienza musicale lontano dalle logiche di mercato mainstream. Attraverso il racconto cinematografico, lo spettatore viene trasportato lungo autostrade italiane e all’interno di studi di registrazione, scoprendo una produzione che abbraccia il rock, la contemporanea, l’elettronica e la musica incidentale senza mai cadere nella trappola delle etichette di genere.
L’audacia di 19’40” risiede nella sua capacità di auto-prodursi e di distribuire le proprie opere attraverso un sistema ad abbonamento, che si rinnova ciclicamente ogni quattro mesi. Il catalogo è un labirinto creativo composto da decine di uscite ordinarie, affiancate da pubblicazioni speciali che sfidano la fisicità del supporto audio: non solo vinili o cd, ma anche oggetti come coperte, musicassette, cornici e persino videogiochi. Il film di Delvoi documenta questa varietà con uno sguardo vivace e rocambolesco, evidenziando come la musica possa diventare un oggetto da collezionare, un’esperienza da toccare e, soprattutto, un linguaggio da condividere in modo non gerarchico.
Oltre il palco: l’impatto sociale e didattico
Uno degli aspetti più affascinanti esplorati in “Asfalto che suona” è la capacità di questo collettivo di agire in contesti estremamente eterogenei. Dalle palestre scolastiche ai centri sociali, fino alle fabbriche e ai prestigiosi palcoscenici teatrali, la musica proposta non si chiude in una torre d’avorio. Al centro di questo motore dinamico troviamo l’ensemble Esecutori di Metallo su Carta, una formazione composta da musicisti di estrazione classica, rock e contemporanea, uniti dalla volontà di esplorare nuove forme di esecuzione.
Il film mette in luce anche l’aspetto didattico, che rappresenta forse il cuore pulsante dell’intera operazione. Particolarmente toccanti sono le sequenze che mostrano l’incontro tra i musicisti e i bambini nelle scuole, dove giganti della musica come John Cage vengono reinterpretati con una naturalezza disarmante, modificando la storia a proprio piacimento. Questa propensione alla curiosità pura è ciò che spinge il collettivo a suonare Hindemith, Stravinskij e Holst con la stessa attitudine con cui si approccerebbero a icone pop contemporanee come Beyoncé o Taylor Swift. È un cortocircuito culturale che azzera le distanze tra “alto” e “basso”, creando un terreno comune dove la sperimentazione sonora diventa accessibile a tutti, trasformando ogni performance in un momento di scoperta collettiva.
Un linguaggio visivo senza confini
Roberto Delvoi, con una carriera costruita tra la regia di videoclip, produzioni corporate e la ricerca artistica avviata con la sua Ipnose Studio, applica al documentario uno sguardo che fonde estetica e narrazione fluida. In “Asfalto che suona”, la partitura non è solo audio; diventa visiva, fisica e dinamica. La macchina da presa segue gli spostamenti dei protagonisti tra performance live e momenti di vita quotidiana, costruendo un racconto che riflette la natura “spiazzante” della proposta musicale di 19’40”. La colonna sonora del film stesso, che funge da riflesso del lavoro editoriale dell’etichetta, accompagna lo spettatore attraverso una narrazione priva di confini stilistici, proprio come la musica che racconta. Partecipare alla serata al MACRO significa quindi immergersi in una testimonianza vitale di come l’arte possa ancora essere un motore di innovazione, capace di resistere alle logiche standardizzate attraverso la pura curiosità e il desiderio di esplorare nuove geografie sonore.
Info utili
- Evento: Proiezione del film documentario “Asfalto che suona” di Roberto Delvoi.
- Data: Venerdì 24 aprile.
- Orario: Ore 19:00.
- Luogo: MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma.
- Ospiti: Presentazione in sala a cura di Francesco Fusaro, cofondatore di 19’40”.
(in foto: Puntuale live – Plantasia BIKO Milano; credits Riccardo Caldirola)
