- Cosa: La quinta edizione della rassegna Herencias – scritture di memoria e identità, dedicata al teatro e alla cultura civile ispanica.
- Dove e Quando: Al Teatro Palladium di Roma dal 4 all’8 maggio 2026, con un’anteprima speciale il 29 aprile alla Real Academia de España.
- Perché: Per esplorare, attraverso sette potenti parole chiave, i traumi storici e le discriminazioni del presente, unendo performance teatrali a spazi di riflessione e dibattito.
La città di Roma si riconferma un crocevia fondamentale per il dialogo internazionale e la riflessione sui diritti umani, accogliendo progetti culturali capaci di scuotere le coscienze. In un’epoca in cui le ombre dell’intolleranza sembrano riaffacciarsi prepotentemente, il palcoscenico torna a rivendicare il suo ruolo di spazio civico e politico per eccellenza. È in questo contesto di forte urgenza espressiva che si inserisce la quinta edizione di Herencias – scritture di memoria e identità, un’iniziativa che mira a esplorare l’eredità dei traumi passati attraverso la lente vibrante del teatro ispanico. L’evento, curato con dedizione da Simone Trecca, si propone di trasformare la passività del ricordo in un atto di testimonianza attiva, dimostrando come le ferite della storia continuino a sanguinare nelle discriminazioni e nelle violenze della società contemporanea.
Un vocabolario per non dimenticare
Il cuore pulsante di questa edizione di Herencias è strutturato attorno a un vero e proprio lessico della resistenza emotiva e civile. Sette parole fondamentali – vittima, attesa, testimone, terrorismo, educazione, fosse, corpo – fungono da fari concettuali per orientare il pubblico all’interno di un programma denso e stratificato. Ogni spettacolo teatrale è infatti affiancato da un incontro di approfondimento, dove autori, registi ed esperti dialogano con gli spettatori per decostruire e analizzare a fondo il significato di questi termini. Questo approccio trasforma la fruizione artistica in un laboratorio collettivo di pensiero, in cui il teatro non si limita a rappresentare il reale, ma fornisce gli strumenti linguistici e critici per interpretarlo.
La manifestazione estende il suo sguardo su un vasto orizzonte geografico, coinvolgendo drammaturgie provenienti da diverse regioni della Spagna, dall’Argentina e dal Messico. Il sipario si alza idealmente già il 29 aprile con un’intensa anteprima presso la Real Academia de España: De algún tiempo a esta parte di Max Aub. Attraverso il monologo straziante di una donna ebrea nella Vienna nazista, l’opera eleva il dolore privato a una lucida denuncia universale contro l’antisemitismo. È il preludio perfetto per una rassegna che, nei giorni successivi al Teatro Palladium, farà del palcoscenico il luogo d’elezione per combattere l’indifferenza e salvaguardare il dovere irrinunciabile della memoria.
Storie di donne, assenze e dittature
Spostandosi verso le latitudini latinoamericane, il programma affronta temi di dolorosa attualità e ferite storiche ancora aperte. Con Ovillo. Fili di memoria, della messicana Sonia Gregorio, il teatro indaga la dimensione dilatata e straziante dell’attesa. La scena si popola di voci femminili – madri, mogli, sorelle – incatenate all’illusione di un ritorno dei propri uomini, emigrati negli Stati Uniti. L’atto del ricamo, da gesto intimo e domestico, si sublima in un potente racconto corale che dà voce a chi resta, a chi vive sospeso in un tempo immobile ai margini della frontiera, trasformando l’isolamento in una rete di solidarietà e narrazione condivisa.
L’attenzione si sposta poi sulle cicatrici sudamericane con La morte è solo occhi, un’opera viscerale tratta dalle memorie dell’argentina Nora Strejilevich. Nell’anno in cui ricorre il doloroso cinquantesimo anniversario del golpe militare in Argentina, la drammaturgia affronta il tema del testimone e della sparizione forzata. Attraverso un flusso di ricordi spezzati e voci polifoniche, lo spettacolo ricostruisce la brutalità dei centri di detenzione clandestini, opponendo alla retorica dell’oblio istituzionale la forza dirompente di un contro-archivio della memoria. Il corpo e la voce diventano gli ultimi, inviolabili baluardi contro un sistema di potere progettato per annientare l’identità umana.
Le ombre della storia e i conflitti europei
La rassegna dedica una parte sostanziale della sua programmazione alle complessità storiche del Vecchio Continente, con un focus particolare sulla Spagna. In L’ultima cena di Ignacio Amestoy, la parola terrorismo diventa il fulcro di un aspro confronto generazionale e ideologico nei Paesi Baschi. Il ritorno a casa di un militante dell’ETA innesca un dialogo serrato con il padre, un intellettuale disilluso, in una notte carica di segreti e antichi rancori. È un’esplorazione coraggiosa di come la violenza politica si insinui fino a distruggere i legami familiari più intimi, lasciando macerie umane difficili da ricomporre.
Il viaggio prosegue inoltrandosi nei meandri dell’era franchista. La sfera che ci contiene di Carmen Losa celebra l’educazione come pilastro democratico, ricordando le maestre della Repubblica spagnola perseguitate dalla dittatura, mentre I mangiatori di terra di Mafalda Bellido affronta il trauma indicibile delle fosse comuni, dando voce a oltre duecentomila vittime ancora in attesa di giustizia e dignità. A chiudere questo potente ciclo di riflessioni è Malagueñas (Il gene rosso) di José Cruz. Ambientato in un ex convento trasformato in prigione, lo spettacolo indaga il corpo come estremo campo di battaglia, denunciando i grotteschi e spietati esperimenti di eugenetica attuati dal regime per sradicare il presunto “gene” del dissenso politico. Una chiusura cruda e necessaria per ricordarci che la libertà civile è una conquista che va difesa ogni singolo giorno.
Info utili
- Luoghi: Teatro Palladium (Università Roma Tre) e Real Academia de España a Roma (Piazza San Pietro in Montorio 3).
- Date: Anteprima mercoledì 29 aprile. Rassegna dal 4 all’8 maggio 2026.
- Prezzi: Ingresso gratuito per tutti gli eventi.
- Organizzazione: Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere (Università Roma Tre), in collaborazione con Real Academia de España e Instituto Cervantes di Roma.
(in foto “La morte è solo occhi”, dettaglio, Nora Strejilevich)
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