- Cosa: La mostra Soglia / Common Acts, una profonda esplorazione artistica e relazionale presentata dall’artista Francis Offman.
- Dove e Quando: Presso gli spazi della Società delle Api in via Gregoriana 40, Roma. L’esposizione sarà visitabile dal 22 aprile al 23 settembre 2026.
- Perché: Per immergersi in un’esperienza sensoriale in cui la memoria traumatica e personale si fonde con la materia quotidiana, dialogando in modo inedito con le opere di grandi maestri dell’arte contemporanea.
Il panorama artistico della Capitale si arricchisce di un nuovo, imperdibile capitolo dedicato all’esplorazione della materia e della memoria. Nel cuore di Roma, le prestigiose sale della Società delle Api si preparano ad accogliere un progetto espositivo che trascende il tradizionale concetto di mostra per trasformarsi in un vero e proprio ambiente relazionale e immersivo. L’invito rivolto dalla collezionista Silvia Fiorucci a Francis Offman ha generato un intervento site-specific di straordinaria potenza evocativa, capace di interrogare lo spazio fisico e psicologico attraverso una sintassi visiva del tutto personale. Questo appuntamento non rappresenta solo una vetrina per la ricerca dell’artista, ma un’occasione preziosa per il pubblico di riflettere sulle dinamiche invisibili che legano il nostro corpo agli ambienti che abitiamo e agli oggetti che manipoliamo quotidianamente.
Oltre la cornice: la materia come memoria e ferita
La ricerca visiva di Francis Offman si distingue per una grammatica stilistica cruda ed estremamente materica, capace di eludere le convenzioni accademiche. Nato a Butare, in Ruanda, nel 1987 e successivamente formatosi a Bologna, l’artista porta con sé un bagaglio biografico complesso, che si riversa costantemente nelle sue creazioni senza mai diventare didascalico. Le sue opere si presentano come tele non intelaiate, caratterizzate da contorni frastagliati e irregolari, quasi a suggerire l’impossibilità di contenere o delimitare il peso del vissuto emotivo. In queste fragili architetture compositive, campiture di colore piatto e denso si scontrano e si fondono con umili brandelli di carta recuperata. Incarti per il pane, frammenti di scatole da scarpe e altri materiali di scarto entrano prepotentemente nella composizione non come semplici elementi decorativi, ma come veri e propri lacerti, cicatrici visibili di una storia interrotta.
Questa spiccata predilezione per la pratica materica si è progressivamente estesa nel corso degli anni, spingendo Offman a esplorare il potenziale espressivo del tessile e dell’installazione ambientale. Materiali inconsueti come fondi di caffè, gesso bolognese, inchiostro, estratti di lavanda e reti industriali in fibra di vetro vengono mescolati per creare superfici tattili e stratificate. Solo raramente, da queste astrazioni ruvide, emergono timidi richiami al mondo figurativo: il profilo di una montagna, la sagoma di un albero secco, uno scorcio di cielo o d’acqua. Si tratta di frammenti di un’Africa lontana, evocazioni di un’identità frammentata che tenta faticosamente di ricomporsi attraverso il gesto artistico, trasformando il dolore originario in un atto di pura resilienza estetica.
Un dialogo intergenerazionale attraverso il gesto
Il fulcro progettuale dell’esposizione romana non si esaurisce nella sola presentazione delle opere inedite di Offman, ma si espande in un sofisticato dialogo intergenerazionale che coinvolge alcuni dei nomi più illustri della storia dell’arte recente. Soglia / Common Acts funge infatti da connettore tra l’estetica del giovane artista ruandese e una raffinata selezione di opere provenienti dalla collezione di Silvia Fiorucci. Attraverso questa curatela condivisa, le sale di via Gregoriana diventano il palcoscenico di un incontro vibrante tra geografie e temperamenti artistici profondamente diversi, uniti però da una comune e radicale devozione per la fenomenologia del gesto e per il potenziale poetico della materia.
Tra gli artisti chiamati a dialogare in questo coro visivo spiccano figure di risonanza internazionale come Francis Alÿs, Vincenzo Agnetti, Chiara Camoni e la storica esponente dell’astrattismo italiano Carla Accardi. L’inserimento di questi maestri non è casuale: ciascuno di loro, nel proprio percorso di ricerca, ha indagato la dimensione del quotidiano e l’impronta fisica dell’agire umano. Le installazioni site-specific di Offman si insinuano tra questi capolavori, creando cortocircuiti semantici inaspettati. Il risultato è un percorso organico in cui l’arte cessa di essere un oggetto muto da contemplare passivamente, per diventare un organismo vivo che respira, interroga e coinvolge lo spettatore in una trama di rimandi continui tra passato e presente.
Varcare la soglia: atti comuni e percezioni sensoriali
Il titolo stesso della mostra, Soglia / Common Acts, fornisce la chiave di lettura essenziale per decodificare l’intero impianto concettuale voluto dall’artista. Da un lato, il termine “soglia” definisce uno spazio di passaggio, una linea di confine sia fisica che percettiva che il visitatore è chiamato ad attraversare. È il punto di attrito tra l’esterno e l’interno, tra la neutralità della strada e l’intimità del luogo espositivo. Dall’altro lato, i “common acts”, gli atti comuni, si riferiscono a quell’insieme di gesti ordinari, silenziosi e condivisi che compiamo abitualmente. Offman ci ricorda che questi atti non sono mai realmente neutrali; essi delineano costantemente il nostro modo di relazionarci con l’altro, definendo l’equilibrio precario tra il nostro corpo, l’architettura circostante e l’opera d’arte stessa.
Questa esplorazione non si limita all’aspetto puramente visivo, ma investe l’intero apparato percettivo del visitatore fin dal primissimo istante. Fin dall’ingresso nello spazio della Società delle Api, il pubblico viene avvolto in un’avvolgente dimensione sensoriale: un persistente e caldo aroma di caffè inebria le stanze, fungendo da fil rouge invisibile che lega le diverse installazioni. L’olfatto diventa così uno strumento di narrazione potente quanto la vista, un innesco per la memoria involontaria capace di trasportare la mente in luoghi e tempi lontani. In questo modo, l’intervento spaziale di Offman si sublima in un’esperienza totale e totalizzante, un invito a rallentare e a riappropriarsi di una sensorialità troppo spesso sopita dalla frenesia del presente.
Info utili
- Indirizzo: Società delle Api, via Gregoriana 40, Roma.
- Apertura al pubblico: Dal 22 aprile al 23 settembre 2026.
- Eventi inaugurali: Anteprima per la stampa mercoledì 22 aprile alle ore 11:00. Opening ufficiale sempre nella giornata di mercoledì 22 aprile.
- Modalità di accesso: Si consiglia di contattare la sede espositiva per eventuali dettagli su orari completi e titoli di ingresso.
(in foto: Francis Offman)
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