- Cosa: La doppia mostra personale Convergence, che unisce i percorsi creativi e visivi degli artisti Jonna Lee e John David O’Brien.
- Dove e Quando: Presso l’Hyunnart Studio, in viale Manzoni 85-87 a Roma. Dal 7 maggio al 27 giugno 2026, con inaugurazione giovedì 7 maggio alle ore 18.00.
- Perché: Un’occasione profonda per riflettere sul concetto di trauma, viaggio e rinascita, osservando come materiali e tecniche diverse possano convergere in un dialogo artistico di rara intensità emotiva.
Il rione Esquilino, cuore pulsante e multietnico della Capitale, si conferma ancora una volta un terreno fertile per le più raffinate sperimentazioni dell’arte contemporanea. È in questo vibrante contesto urbano che le porte dell’Hyunnart Studio, lo spazio-galleria fondato da Paolo Di Capua, si aprono per accogliere una doppia personale dal forte impatto visivo e psicologico. L’esposizione, significativamente intitolata Convergence, rappresenta molto più di una semplice giustapposizione di opere: è un vero e proprio incontro karmico ed estetico tra due artisti che, partendo da coordinate geografiche e tecniche espressive apparentemente distanti, riescono a trovare un profondo e inaspettato punto di contatto. La mostra si configura come un’indagine sottile e stratificata sulle complesse dinamiche umane, affrontando problematiche intime e sociali attraverso il filtro della sublimazione artistica.
Il percorso che ha portato questi due creativi a incrociare le proprie strade nella Città Eterna è affascinante e ricco di suggestioni. Entrambi condividono un retroterra legato alle edizioni e alle esposizioni curate da Piero Varroni con Eos Libri d’Artista, un’esperienza che ha evidentemente tracciato un solco comune nella loro concezione dell’arte come veicolo di narrazione e memoria. Oggi, i due artisti americani – sebbene portatori di identità spiccatamente cosmopolite – fanno convergere le loro vite e le loro opere a Roma, offrendo al pubblico capitolino uno spaccato potentissimo sulle fragilità della condizione contemporanea e sulla straordinaria forza riparatrice del gesto creativo.
Il fuoco e l’acqua: la resilienza di Jonna Lee
Al centro del percorso espositivo troviamo l’intensa ricerca visiva di Jonna Lee. Artista statunitense nota per aver dedicato numerosi anni alla pratica scultorea, Lee sancisce con questa mostra un vigoroso ritorno al linguaggio fotografico. Tuttavia, la sua non è una fotografia documentaristica tradizionale, bensì uno strumento catartico utilizzato per processare un dramma personale e collettivo di proporzioni devastanti. Le opere in mostra testimoniano, infatti, la reazione creativa dell’autrice al profondo trauma generato dall’incendio che ha completamente distrutto la sua abitazione di Los Angeles nel 2025. Attraverso l’obiettivo, l’artista compie un faticoso e necessario lavoro di elaborazione del lutto materiale, trasformando la cenere in materia d’arte.
La produzione fotografica presentata all’Hyunnart Studio si articola in due affascinanti serie distinte, capaci di restituire la complessità dell’evento. Da un lato, un ciclo caratterizzato da forti contrasti cromatici, in cui gli elementi primordiali del fuoco e dell’acqua si intrecciano in una danza simultanea e distruttiva; dall’altro, una sequenza in bianco e nero, caratterizzata da una tensione decisamente più introspettiva e silenziosa. Entrambe le serie agiscono come una macchina del tempo emotiva, facendo convergere nello stesso fotogramma il ricordo del passato, lo shock del presente traumatico e la fiduciosa speranza nel futuro. A impreziosire ulteriormente questi scatti è la scelta di supporti pregiati, come le carte di derivazione tedesca e giapponese, su cui l’artista interviene fisicamente e manualmente applicando tocchi delicati di inchiostri, acquerelli e matite colorate, riaffermando così la centralità del tocco scultoreo.
Geografie dell’anima: il viaggio di John David O’Brien
In perfetta simmetria concettuale con l’opera di Lee, si colloca il lavoro di John David O’Brien, la cui poetica ruota incessantemente attorno all’universale e inesauribile tema del viaggio. La sua biografia è una mappa tracciata su coordinate globali: nato in Giappone, cittadino statunitense e italiano al contempo, l’artista ha sempre vissuto in una dimensione transitoria e fluida. Il suo legame con Roma è radicato e profondo, consolidatosi negli anni attraverso lo studio dell’incisione sotto la guida del grande maestro Guido Strazza. Muovendosi costantemente tra la California e l’Urbe, attraversando idealmente sia l’oceano Atlantico che l’immensità del Pacifico, O’Brien ha fatto del movimento spaziale e culturale la vera materia prima della sua espressione artistica.
Il fulcro della sua partecipazione a Convergence è rappresentato dall’enigmatica serie intitolata Vetrine. Si tratta di composizioni complesse in cui confluisce una pluralità di materiali eterogenei: il legno, il freddo rigore dell’acciaio, i pigmenti di vernice e l’innovativo uso dell’acrilico a specchio. In queste opere, elementi visivi transitori come nuvolette dipinte e segmenti geometrici si moltiplicano in un gioco di riflessi ingannevoli, suggerendo all’occhio dell’osservatore traiettorie incrociate, direzioni opposte e percorsi interrotti. Accanto a queste strutture tridimensionali, O’Brien espone una selezione di preziose incisioni in bianco e nero e di vibranti pitture su carta dai colori accesi, opere che assumono le sembianze di vere e proprie mappe fluttuanti, cartografie dell’inconscio pensate per orientarsi nel disordine del mondo contemporaneo.
Riflessi e abissi: una convergenza di visioni
La genialità curatoriale di questo allestimento risiede proprio nell’aver saputo innescare un cortocircuito semantico tra le superfici e le profondità proposte dai due artisti. L’intera mostra si regge su un precario ma affascinante equilibrio filosofico: da una parte, troviamo il piano lucido e specchiante delle opere di John David O’Brien, una superficie dove l’immagine del cielo e delle nuvole si riflette ma si infrange inesorabilmente contro la durezza del materiale; dall’altra, incontriamo lo sguardo malinconico e denso di Jonna Lee, che si posa sul pelo dell’acqua preparandosi a sprofondare nell’oscurità del proprio abisso personale per trovare la forza di riemergere. È in questa intersezione tra aria, fuoco, terra e acqua che l’idea di “convergenza” trova la sua più alta giustificazione.
A supportare criticamente questa straordinaria operazione artistica, contribuiscono i pregevoli testi inseriti nel catalogo della mostra, redatti da autorevoli firme del settore quali Nancy Kay Turner, Loredana Rea e Carlo Alberto Bucci. I loro saggi forniscono al visitatore ulteriori e indispensabili chiavi di lettura per decodificare i simbolismi nascosti dietro le scelte materiche dei due autori. La doppia personale all’Esquilino si conferma dunque non solo un evento espositivo di alto profilo, ma un vero e proprio rifugio per la mente, un luogo sospeso nel tempo in cui il pubblico è invitato a riconoscersi nelle fratture, nei riflessi e nelle cicatrici colorate lasciate sulla carta, celebrando la capacità dell’arte di unire mondi apparentemente inconciliabili.
Info utili
- Luogo: Hyunnart Studio, viale Manzoni 85-87, Roma (00185).
- Date: Dal 7 maggio al 27 giugno 2026. Inaugurazione giovedì 7 maggio alle ore 18.00.
- Orari: Dal martedì al venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 18.30.
- Accesso: Ingresso su appuntamento.
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