- Cosa: La messa in scena del romanzo epistolare di Katherine Kressmann Taylor, un cult della letteratura sul nazismo.
- Dove e Quando: Altrove Teatro Studio, Via Giorgio Scalia 53 (Roma), dal 30 gennaio al 1° febbraio.
- Perché: Un thriller psicologico lucido e profetico che indaga come l’ideologia possa corrodere anche i legami più profondi.
È una storia che attraversa il tempo con la potenza di un monito indelebile, quella che sta per andare in scena sul palco dell’Altrove Teatro Studio. Dal 30 gennaio al 1° febbraio, il teatro romano ospita Destinatario Sconosciuto, spettacolo liberamente tratto dal celebre romanzo di Katherine Kressmann Taylor. Diretto da Mario Massari, che condivide la scena con Franco Mannella, l’adattamento teatrale trasforma la corrispondenza epistolare tra due amici in un duello emotivo e ideologico di rara intensità, offrendo uno spaccato agghiacciante sulle dinamiche umane che permisero l’ascesa dell’orrore in Europa.
Scritto e pubblicato per la prima volta nel 1938, l’opera della Taylor rappresentò all’epoca un atto di straordinaria chiaroveggenza. Mentre il mondo osservava con incertezza gli sviluppi politici in Germania, l’autrice delineava con precisione chirurgica il clima di spietato razzismo che avrebbe portato all’Olocausto. Oggi, quella lucidità torna a parlarci attraverso una rappresentazione essenziale, dove la parola diventa l’unica arma e l’unico rifugio in un mondo che sta drammaticamente cambiando volto.
La corrosione dell’amicizia e l’ombra della storia
La narrazione prende avvio nel novembre del 1932, un momento storico sospeso tra il vecchio mondo e l’imminente catastrofe. Protagonisti sono Max Eisenstein, ebreo americano, e Martin Schulse, tedesco. I due non sono solo soci in affari a San Francisco, ma amici fraterni, legati da un affetto che sembra indistruttibile. La svolta avviene quando Martin decide di tornare in Germania con la sua famiglia. Quello che inizia come un affettuoso scambio di lettere tra due continenti si trasforma presto in una cronaca in tempo reale della seduzione del male. Con la presa di potere di Hitler nel 1933, le parole di Martin iniziano a mutare: l’amico di un tempo lascia spazio al fanatico, sedotto dalla retorica nazista e dalla promessa di una nuova grandezza tedesca.
L’amicizia, un tempo solida, si sgretola sotto il peso dell’ideologia. La corrispondenza diventa il terreno di scontro dove si misura la distanza incolmabile tra due visioni del mondo ormai opposte. Max, inizialmente incredulo, assiste impotente alla metamorfosi morale dell’amico, fino al punto di non ritorno. Disperato, l’uomo affida a Martin il compito di vegliare sulla sorella Griselle, un’attrice austriaca ed ex amante di Martin che, ignorando i pericoli, ha scelto di recitare a Berlino. Il rifiuto di Martin e il conseguente destino di Griselle segnano la fine definitiva di ogni legame umano, innescando un meccanismo di ribaltamento dei rapporti di forza che condurrà a un finale impossibile da dimenticare.
Un minimalismo scenico che amplifica il dramma
La regia di Mario Massari sceglie di rispettare la natura intrinseca dell’opera letteraria, optando per un allestimento che fa dell’essenzialità la sua cifra stilistica. Lo spettacolo, fedele alla struttura epistolare originale, si concentra sul minimalismo scenico per lasciare tutto lo spazio necessario alla potenza del testo e all’evoluzione psicologica dei personaggi. Non ci sono distrazioni decorative: lo spazio scenico è vuoto, astratto, abitato solo da due sedie e una finestra. Quest’ultima non è un semplice elemento architettonico, ma un simbolo potente: rappresenta lo sguardo verso un mondo esterno in rapida e violenta trasformazione, un filtro attraverso cui i protagonisti osservano la realtà che li circonda sgretolarsi.
In questa cornice scarna, i due attori si muovono come pedine su un’ipotetica scacchiera. Sono costretti a decifrare i segnali inquietanti dell’ascesa del nazismo, oscillando tra disperazione ed esaltazione. L’azione scenica è punteggiata dalla lettura delle lettere, che vengono disseminate sul palco come foglie cadute nell’inverno di un’epoca buia. Questa scelta visiva restituisce fisicamente il senso di frammentazione e di perdita: ogni foglio a terra è un pezzo di umanità che si perde, un frammento di un dialogo che non riesce più a unire ma solo a dividere.
Uno specchio tragicamente contemporaneo
Destinatario Sconosciuto non è soltanto un dramma storico, ma un’indagine universale sulla natura dell’odio. Attraverso le parole di Max e Martin, lo spettacolo esplora le radici del razzismo e la facilità con cui la coscienza individuale può essere manipolata e annullata dalle logiche di massa. L’umanità in frantumi dei personaggi risuona con un’inquietudine che va oltre il contesto del 1933, parlando direttamente alla sensibilità dello spettatore moderno. La disillusione che pervade la scena è palpabile e trasforma la performance in un’esperienza emotiva forte.
Il disegno luci di Mattia Di Martino accompagna questo viaggio nell’oscurità, sottolineando i cambi di registro emotivo e l’isolamento crescente dei due protagonisti. In un’epoca in cui la comunicazione a distanza è diventata la norma, assistere a questo scambio epistolare “analogico” assume un significato ancora più profondo: ci ricorda come le parole, scritte o pronunciate, abbiano un peso specifico enorme e conseguenze reali. Lo spettacolo si configura quindi come un viaggio necessario alle radici del male, un’opera tragicamente contemporanea che invita a non abbassare mai la guardia di fronte ai segnali dell’intolleranza.
Info utili
- Date e orari:
- Venerdì 30 gennaio e sabato 31 gennaio: ore 20:00
- Domenica 1 febbraio: ore 17:00
- Biglietti:
- Intero: 15€
- Ridotto: 10€
- Luogo: Altrove Teatro Studio, Via Giorgio Scalia 53, Roma (Metro Cipro)
- Contatti: Telefono 351 8700413
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