- Cosa: Lo spettacolo teatrale Alle perle piace l’acqua, un monologo brillante e malinconico sull’identità femminile.
- Dove e Quando: Al TeatroBasilica di Roma, sabato 24 gennaio alle 21:00 e domenica 25 gennaio alle 16:30.
- Perché: Un viaggio ironico e profondo nell’universo dei quarantenni, tra crisi generazionali e riflessioni sull’eredità familiare.
Il palcoscenico del TeatroBasilica si prepara ad accogliere una riflessione acuta e necessaria sulla condizione della donna contemporanea. Con lo spettacolo Alle perle piace l’acqua, la stagione “Mania” prosegue il suo percorso di indagine sulle ossessioni e le derive dell’animo umano, portando in scena un testo che mescola con sapienza il linguaggio pop e la profondità del dramma interiore. Al centro della narrazione troviamo Elisabetta, una donna di quarant’anni che si muove in quel crinale sottile che separa la giovinezza dalla maturità conclamata, affrontando i fantasmi di una generazione spesso definita “sospesa”.
Il lavoro nasce da un’idea originale di Alice Melloni, che ne è anche l’interprete magnetica, mentre la tessitura drammaturgica è affidata alla penna di Lisa Moras. La regia di Enrico Lombardi guida lo spettatore in un labirinto emotivo dove il quotidiano più banale – come l’acquisto di un pollo o la gestione dei messaggi vocali – assume una dimensione epica e quasi sacrale. È un teatro che non ha paura di sporcarsi le mani con la realtà dei fatti, trasformando l’inquietudine in una materia poetica luminosa e fruibile, capace di generare una connessione immediata con il pubblico.
Il mosaico dell’identità tra memoria e presente
La struttura dell’opera si articola come un flusso di coscienza che esplode durante una notte d’insonnia. Per la protagonista, il buio diventa lo specchio in cui riflettere frammenti di una vita fatta di responsabilità familiari, desideri di autonomia e l’eterno bisogno di sentirsi amati. Elisabetta dialoga con se stessa in un monologo che attraversa territori instabili, dove la memoria non è un porto sicuro ma una corrente sotterranea che riporta a galla ricordi d’infanzia e miti generazionali ormai sbiaditi.
Il testo gioca costantemente con il contrasto tra la precisione emotiva e la leggerezza dolente. La scena si trasforma in uno spazio mentale dinamico, popolato da visioni ipercolorate che si alternano a momenti di crudo disincanto. In questo contesto, le “perle” del titolo diventano metafora di qualcosa di prezioso che ha bisogno di nutrimento costante per non perdere la sua lucentezza, proprio come l’identità di una donna che cerca di definirsi al di là dei ruoli sociali di madre, figlia o lavoratrice.
Una generazione tra Dawson’s Creek e la maturità
Uno degli elementi più interessanti della scrittura di Lisa Moras è l’uso di riferimenti culturali condivisi che ancorano la storia a una specifica realtà temporale. La citazione di Dawson’s Creek come elemento che ha “compromesso” la capacità di valutare le relazioni umane è un esempio perfetto di come l’immaginario collettivo degli anni ’90 e 2000 abbia plasmato le aspettative sentimentali di un’intera generazione. Questo bagaglio pop funge da contrappunto ironico alle difficoltà concrete della vita adulta, creando un corto circuito narrativo di grande efficacia.
Il racconto non si limita però alla superficie delle suggestioni mediatiche. Scavando più a fondo, emergono le voci delle donne della famiglia di Elisabetta, portando in primo piano il tema delle eredità emotive intergenerazionali. Le domande sul senso dell’identità femminile si intrecciano così con le storie di chi l’ha preceduta, suggerendo che ogni ricerca individuale sia in realtà legata a un filo rosso che attraversa il tempo. È un mosaico complesso in cui ogni tessera, dalla playlist interrotta alla lista della spesa, contribuisce a definire un profilo umano vibrante e sincero.
Il gesto politico dell’ascolto e la scena contemporanea
Alle perle piace l’acqua non è solo un racconto privato, ma si configura come un atto di resistenza culturale. Trasformare il quotidiano in materia teatrale significa dare valore alle piccole lotte invisibili che ognuno combatte tra le mura domestiche. In questo senso, lo spettacolo propone l’ascolto come un vero e proprio gesto politico: fermarsi a guardare le crepe di un’esistenza comune per riconoscerne la dignità e la bellezza. La produzione della Compagnia Enrico Lombardi/Quinta Parete, in coproduzione con AriaTeatro, conferma l’impegno del TeatroBasilica nel dare spazio a nuove voci della drammaturgia italiana.
La performance di Alice Melloni promette di restituire tutta la vibrazione di una notte passata a contare le notifiche e i pensieri, offrendo al pubblico romano un’occasione di confronto su temi universali come l’amore romantico e la ricerca del sé. Sotto la direzione artistica di Daniela Giovanetti e Alessandro Di Murro, il teatro di Piazza di Porta San Giovanni si conferma un presidio di riflessione attiva sulla realtà, capace di intercettare le frequenze emotive di una società in continuo mutamento, offrendo spettacoli che sanno essere, al tempo stesso, brillanti nell’esecuzione e profondi nell’intento.
Info utili
- Sede: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Date e orari: Sabato 24 gennaio 2026 alle ore 21:00; domenica 25 gennaio 2026 alle ore 16:30.
- Durata: 75 minuti circa.
- Genere: Monologo teatrale / Drammaturgia contemporanea.
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