- Cosa: Lo spettacolo teatrale Vegeta è morto e l’ho ucciso io.
- Dove e Quando: Teatro de’ Servi a Roma, il 27 e 28 gennaio alle ore 21:00.
- Perché: Una riflessione metateatrale sul mestiere del doppiatore e il peso dei personaggi iconici.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di un appuntamento singolare che promette di scardinare il confine tra la realtà dell’interprete e la finzione del personaggio. Gianluca Iacono, celebre attore e doppiatore, approda al Teatro de’ Servi con una produzione che è allo stesso tempo una confessione, una crisi d’identità e un atto di liberazione artistica. Il titolo non lascia spazio a dubbi: Vegeta è morto e l’ho ucciso io. Scritto a quattro mani da FREKT e dallo stesso Iacono, per la regia di Nicola Nocella, il lavoro esplora il rapporto simbiotico e talvolta soffocante che si instaura tra un professionista della voce e le figure immaginarie che accompagna per decenni.
Non si tratta di un semplice tributo al mondo dell’animazione, bensì di un’operazione culturale profonda che interroga il pubblico sul significato di “essere una voce”. Gianluca Iacono è da anni il volto sonoro di uno dei protagonisti più amati e complessi di Dragon Ball, il principe dei Saiyan, un personaggio che ha segnato intere generazioni di spettatori in tutto il mondo. Tuttavia, questa popolarità porta con sé un’ombra: il rischio di scomparire dietro l’ombra di un’animazione, di essere definito esclusivamente attraverso le corde vocali prestate a qualcun altro.
La maledizione del doppiatore tra identità e maschera
Il cuore pulsante della narrazione si concentra su una “giornata no” del protagonista. Gianluca è stanco, logorato da una routine che lo vede prigioniero dei microfoni e delle aspettative dei fan. La domanda che attraversa l’intero spettacolo è di una semplicità disarmante ma terribilmente complessa: è possibile che la vita di un artista si riduca esclusivamente a un timbro vocale? Questa riflessione apre il sipario su una sorta di “maledizione” professionale, un legame indissolubile con personaggi che, pur non avendo un corpo reale, reclamano spazio, tempo e attenzioni nella vita quotidiana dell’attore.
L’opera mette in scena il conflitto interiore di chi si trova a dover gestire una folla di entità immaginarie che bussano alla porta della propria coscienza. I personaggi interpretati da Iacono nel corso della sua carriera non sono semplici ricordi lavorativi, ma presenze vibranti che cercano di rubare la scena alla persona reale. Per riconquistare la propria autonomia e trovare un attimo di pace, il protagonista si rende conto che l’unica soluzione possibile è un gesto estremo e simbolico: l’eliminazione della sua creazione più ingombrante. Uccidere Vegeta diventa quindi una necessità vitale per permettere a Gianluca di esistere nuovamente come individuo e come artista completo.
Innovazione scenica tra manga, cartoon e realtà
Dal punto di vista della messa in scena, lo spettacolo si distingue per un linguaggio visivo e narrativo assolutamente inedito per il teatro tradizionale. La regia di Nicola Nocella ha saputo orchestrare un’interazione dinamica tra l’attore e le sue proiezioni artistiche. Iacono non è solo sul palco; si trova a dialogare con se stesso e con le creature a cui ha dato vita in sala di doppiaggio. Questa eterogeneità è resa graficamente attraverso il contributo di tre artisti differenti, ognuno incaricato di rappresentare un “mondo” specifico che ha abitato la carriera del protagonista.
Il pubblico potrà così ammirare l’estetica manga dedicata ai personaggi degli Anime, uno stile realistico per richiamare gli attori in carne ed ossa che Iacono ha doppiato nelle serie e nei film, e uno stile cartoon dedicato al mondo dei pupazzi e dell’animazione occidentale. Questa frammentazione stilistica non è solo un vezzo estetico, ma serve a rendere tangibile la confusione identitaria del protagonista, circondato da linguaggi visivi differenti che lottano per la supremazia. È un esperimento multimediale che trasforma il palcoscenico in un crocevia di dimensioni narrative diverse, offrendo un’esperienza immersiva unica nel suo genere.
Un viaggio oltre il microfono
Andare a vedere Vegeta è morto e l’ho ucciso io significa partecipare a un rito di decostruzione del mito. Lo spettacolo riesce a essere ironico, malinconico e illuminante, svelando i retroscena di una professione spesso idealizzata ma raramente compresa nella sua fatica psicologica. Il rapporto tra il creatore e la sua creatura viene ribaltato: non è più l’attore che dà vita al personaggio, ma il personaggio che sembra aver preso il controllo della vita dell’attore, condizionandone le percezioni e il vissuto quotidiano.
In definitiva, la proposta del Teatro de’ Servi si rivolge non solo agli appassionati di doppiaggio e cultura pop, ma a chiunque sia interessato alle dinamiche dell’espressione artistica e alla ricerca della propria autenticità. Gianluca Iacono dimostra una straordinaria vulnerabilità e un coraggio notevole nel mettere a nudo le proprie insicurezze professionali, trasformando una crisi personale in un racconto collettivo di rara efficacia comunicativa. È un invito a guardare oltre la voce, per scoprire l’uomo che, tra un turno di doppiaggio e l’altro, cerca ancora di capire chi sia veramente.
Info utili
- Luogo: Teatro de’ Servi, Via del Mortaro 22, Roma (zona Tritone)
- Date: 27 e 28 gennaio
- Orario spettacoli: ore 21:00
- Prezzo biglietti: 22€
- Contatti: 06.6795130 | info@teatroservi.it
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