- Cosa: Canzoni in forma di nuvole, spettacolo musicale di e con Gianni De Feo.
- Dove e Quando: Teatro di Villa Lazzaroni, Roma; dal 30 gennaio al 1 febbraio 2026.
- Perché: Un raffinato confronto poetico tra due giganti della canzone d’autore, Sergio Endrigo e Jacques Brel, riletti in chiave teatrale e acustica.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di un appuntamento imperdibile per gli amanti della grande canzone d’autore e della poesia in musica. Dal 30 gennaio all’1 febbraio 2026, il Teatro di Villa Lazzaroni ospita lo spettacolo Canzoni in forma di nuvole – Cento storie per Sergio Endrigo e Jacques Brel. L’opera, nata dalla visione artistica di Gianni De Feo e con la drammaturgia di Ennio Speranza, si configura come un viaggio onirico e trasversale attraverso le vite e le opere di due artisti che, pur appartenendo a mondi geograficamente distanti, hanno saputo tracciare solchi profondi e simili nell’anima degli ascoltatori del Novecento.
La scena si apre su una dimensione sospesa, dove il tempo sembra dilatarsi per lasciare spazio alla narrazione pura. Non si tratta di un semplice concerto tributo, ma di una vera e propria pièce musicale in cui le canzoni diventano il filo conduttore di un racconto più ampio. Accompagnato dalla maestria di Marcello Fiorini alla fisarmonica, Gianni De Feo presta la sua voce e la sua sensibilità attoriale a un protagonista che potremmo definire un “uomo qualunque”. È un personaggio immerso nella quotidianità dell’attesa, una condizione che oscilla tra l’inquietudine del silenzio e la serenità della memoria, trovando nel canto la forma più alta di espressione e di appagamento.
Due anime sognatrici tra irrequietezza ed eleganza
Il fulcro drammaturgico dello spettacolo risiede nel dialogo ideale tra due figure iconiche: il belga Jacques Brel e l’italiano Sergio Endrigo. Sebbene a una prima analisi possano apparire opposti per temperamento e stile interpretativo, Gianni De Feo ne evidenzia il comune denominatore: la capacità di sognare e di trasformare l’avventura umana in arte. Brel, l’irrequieto, l’impetuoso interprete che concepiva ogni brano come una tragedia o una commedia in miniatura, rivive sul palco attraverso la sua carica graffiante e tormentata. Spirito libero per eccellenza, Brel concluse la sua esistenza terrena nella Polinesia francese, un esilio volontario che ne ha consacrato il mito di cercatore di mondi.
Dall’altra parte troviamo la pacatezza elegiaca di Sergio Endrigo. Un autore capace di raccontare con estrema delicatezza l’amore in tutte le sue sfaccettature, da quello più puro e infantile a quello più malato e malinconico. Endrigo non è stato solo un cantautore di successo, ma un intellettuale raffinato che ha saputo dialogare con giganti della cultura internazionale come Pierpaolo Pasolini, Gianni Rodari e Vinicius de Moraes. La sua capacità di attingere alla tradizione francese, rielaborandola con uno stile sobrio e inconfondibile, lo rende il perfetto alter ego di Brel in questa narrazione fatta di sguardi, promesse e ritorni.
Un allestimento tra voce, musica e visioni
La scelta degli arrangiamenti musicali rappresenta uno degli elementi di maggiore interesse di questa produzione firmata Florian Metateatro. Il dialogo tra la voce di De Feo e la fisarmonica di Marcello Fiorini crea una tessitura sonora intima e vibrante, capace di spogliare le canzoni di ogni sovrastruttura per restituirne l’essenza melodica e testuale. In questa veste acustica, brani celebri e perle meno note del repertorio dei due cantautori si intrecciano con il ritmo cadenzato delle storie narrate, diventando “nuvole passeggere” che disegnano forme monocromatiche e stravaganti nel blu della scena.
L’allestimento scenografico e i costumi, curati da Roberto Rinaldi, contribuiscono a creare quell’atmosfera di sospensione necessaria al racconto. Il palco diventa un luogo dove l’attesa si trasforma in azione scenica, e dove ogni oggetto o drappeggio evoca i viaggi notturni e gli addii cantati da Brel e Endrigo. Lo spettatore è invitato a lasciarsi trasportare da queste storie “trasversali e fluttuanti”, che partono dal quotidiano per toccare temi universali come la solitudine, la passione politica e la meraviglia dell’infanzia, in un equilibrio perfetto tra teatro di parola e teatro-canzone.
L’eredità poetica dei cantautori
Il valore di questo spettacolo risiede anche nella sua capacità di sottolineare l’attualità di un modo di fare musica che metteva al centro la parola e l’emozione autentica. Ripercorrere la carriera di Endrigo significa riscoprire un autore che ha saputo essere popolare senza mai cedere alla banalità, capace di scrivere capolavori per l’infanzia che sono in realtà profonde riflessioni filosofiche. Allo stesso modo, ritrovare la forza espressiva di Brel permette di confrontarsi con una teatralità musicale che non conosce tempo, dove l’interpretazione fisica diventa parte integrante della scrittura stessa.
Canzoni in forma di nuvole si pone dunque come un omaggio necessario a due poeti del Novecento che hanno saputo essere “sognatori” in un mondo che spesso dimentica di alzare lo sguardo al cielo. La performance di Gianni De Feo, densa di sfumature ironiche e tenere, restituisce al pubblico la cifra poetica di questi due giganti, confermando come la loro eredità artistica continui a fluttuare, proprio come nuvole, sopra il rumore del presente, offrendo ancora oggi spunti di riflessione e momenti di rara bellezza.
Info utili
- Date: 30 gennaio, 31 gennaio e 1 febbraio 2026.
- Orari: venerdì ore 21:00; sabato ore 19:00; domenica ore 17:30.
- Luogo: Teatro di Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova, 522 – Via Tommaso Fortifiocca, 71, 00181 Roma.
- Servizi: Parcheggio gratuito disponibile.
- Prenotazioni: 392 4406597
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