- Cosa: Lo spettacolo teatrale La Singolarità del collettivo Algo Ceiba.
- Dove e Quando: A Fortezza Est (Roma, via Francesco Laparelli 62) dal 22 al 24 gennaio 2026.
- Perché: Un’indagine antropologica profonda sul disturbo da accumulo, che trasforma una patologia clinica in uno specchio della nostra società contemporanea.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta di forte impatto civile e artistico con il debutto in prima assoluta di La Singolarità. Lo spettacolo, firmato dal giovane e promettente collettivo Algo Ceiba, approda sul palco di Fortezza Est dal 22 al 24 gennaio 2026, portando con sé il peso e la poesia di una ricerca durata mesi. Scritto da Riccardo Tabilio e diretto a quattro mani da Dario Aita ed Elena Gigliotti, il progetto non è solo una messa in scena teatrale, ma un viaggio nel cuore di una fragilità umana spesso invisibile: il disturbo da accumulo.
Nato all’interno del prestigioso percorso LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini e sostenuto da DiSCo Lazio e Regione Lazio, il lavoro arriva alla sua forma compiuta dopo un percorso di riconoscimenti importanti. Già insignito della menzione speciale al Premio Omissis 2025, lo spettacolo ha vinto il bando Pillole #tuttoin12minuti 2025, confermando la capacità del collettivo di intercettare temi urgenti e trasformarli in un linguaggio scenico innovativo. La drammaturgia si muove con delicatezza e rigore tra il documento e la performance, offrendo al pubblico una riflessione che supera i confini della patologia per interrogare il nostro stile di vita.
L’accumulo come difesa e memoria
Al centro della narrazione si trova la disposofobia, clinicamente nota come disturbo da accumulo. Attraverso le interpretazioni di Nadia Fin, Gabriele Ratano e Francesco Savino, lo spettacolo esplora come gli oggetti possano arrivare a saturare non solo gli spazi fisici, ma anche quelli mentali ed emotivi. In scena, pile di giornali ingialliti, vestiti abbandonati e rifiuti non sono semplici detriti, ma rappresentano memorie cristallizzate che il protagonista non può abbandonare. Per chi soffre di questo disturbo, la perdita di un oggetto equivale a una perdita di una parte di sé, una mutilazione dell’identità che sfugge a qualsiasi logica razionale.
Il collettivo Algo Ceiba ha costruito il progetto su una solida base antropologica, conducendo interviste a psicologi, figli di persone affette da disposofobia e persino ditte di pulizie specializzate. Questo approccio documentaristico permette a La Singolarità di evitare facili pietismi o una rappresentazione puramente clinica. Gli individui raccontati sono persone che fuori dalle mura domestiche conducono vite apparentemente normali, ma che una volta rientrate nel proprio “guscio” si immergono in ambienti saturi, dove ogni cosa è carica di un valore simbolico che serve ad anestetizzare traumi, solitudini e la paura della morte.
Lo specchio di una società che teme il vuoto
La riflessione proposta da Tabilio e dalla regia di Aita e Gigliotti si estende ben oltre il caso clinico, trasformando l’accumulo in un sintomo collettivo della modernità. Lo spettacolo suggerisce che viviamo in una società che si definisce quasi esclusivamente attraverso il possesso: siamo ciò che abbiamo, e finché accumuliamo – che siano oggetti, dati digitali o immagini – ci illudiamo di esistere. L’accumulo diventa così una strategia umana, seppur deformata, per combattere la vertigine del vuoto e la paura di non lasciare traccia del proprio passaggio.
Il titolo stesso, La Singolarità, richiama quel punto limite astrofisico ed esistenziale oltre il quale ogni legge fisica collassa e la materia cambia natura. È il momento in cui l’ambiente domestico diventa invivibile, ma è anche il punto di non ritorno di un’anima che ha cercato rifugio nelle “cose” per non affrontare la fine. In questo senso, lo spettacolo diventa uno specchio per lo spettatore, invitandolo a riflettere sul proprio rapporto con il consumo, con il passato e con l’illusoria sicurezza che deriva dal circondarsi di materia inerte.
Un team creativo d’eccellenza
La forza di questo debutto risiede anche nella qualità del team artistico coinvolto. La collaborazione tra Dario Aita, noto attore di cinema e serie Rai di successo, ed Elena Gigliotti, regista e attrice pluripremiata, garantisce una visione scenica solida e profonda. Il movimento è curato dal coreografo Luca Piomponi, mentre il tappeto sonoro è affidato alle musiche originali di Tommaso Grieco, compositore specializzato in elettronica con esperienze internazionali. Le luci di Chiara Saiella completano un allestimento che promette di essere visivamente suggestivo e carico di tensione emotiva.
Il collettivo Algo Ceiba, formato da diplomati dell’Officina Pasolini, dimostra con questo lavoro una maturità non comune. La scelta di trattare un tema così complesso attraverso il teatro documentario evidenzia la volontà di fare della scena uno spazio di testimonianza attiva. Fortezza Est, spazio sempre attento alle nuove voci della drammaturgia contemporanea a Tor Pignattara, si conferma il luogo ideale per ospitare questa prima assoluta, offrendo al quartiere e alla città un’occasione di confronto su una delle “ombre” più oscure e attuali del nostro presente.
Info utili
- Luogo: Fortezza Est, Via Francesco Laparelli 62, Roma (Tor Pignattara)
- Date: Giovedì 22, venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026
- Orario: 20.30
- Biglietto unico: €14
- Abbonamenti disponibili: 3 spettacoli (€30), 5 spettacoli (€45), 10 spettacoli (€70)
(Credit ph Luisa Fabriziani)
