- Cosa: Lo spettacolo teatrale La Moglie Perfetta, scritto, diretto e interpretato da Giulia Trippetta.
- Dove e Quando: Allo Spazio Diamante di Roma (Sala White), dal 21 al 23 gennaio alle ore 20:30.
- Perché: Una riflessione ironica e pungente sugli stereotipi di genere, partendo da un vero decalogo comportamentale del passato per guardare al presente.
Approda finalmente a Roma, nella cornice contemporanea dello Spazio Diamante, un progetto teatrale che promette di scuotere le coscienze attraverso il filtro dell’ironia e del paradosso. La Moglie Perfetta, creatura artistica di Giulia Trippetta — che ne cura drammaturgia, regia e interpretazione — si presenta come un viaggio a ritroso nel tempo che, paradossalmente, finisce per parlare con una voce estremamente attuale alle donne e agli uomini di oggi. La scena si apre su un’estetica precisa: una lavagna, una sedia di scuola e una figura femminile che sembra uscita direttamente da una rivista di moda degli anni ’50.
Lo spettacolo, prodotto da Marche Teatro e Agidi, non è solo una performance attoriale, ma un’indagine sociologica mascherata da commedia. La protagonista è una giovane donna, vibrante di sogni e potenzialità, che si ritrova incastrata in un mondo dai valori arcaici. Nel ruolo di docente di un singolare seminario sulle buone maniere, la donna si appresta a istruire un pubblico di “future spose” sulle dieci regole d’oro per raggiungere la perfezione coniugale. È qui che il gioco teatrale si fa serrato, trasformando un semplice elenco di precetti in un dispositivo critico che mette a nudo le contraddizioni della nostra società.
Il decalogo della sottomissione e l’ironia del palcoscenico
Il cuore pulsante della narrazione è il crescendo di surrealtà che accompagna l’esposizione di ogni singola regola. Giulia Trippetta utilizza il black humor e una comicità a tratti sfacciata per mostrare come i parametri della “perfezione” femminile siano stati, storicamente, uno strumento di controllo e limitazione. Il pubblico viene trascinato in un seminario assurdo dove il trucco impeccabile e il silenzio compiacente diventano i pilastri di un’esistenza votata al sacrificio dell’io. Ogni norma viene spiegata con una dedizione quasi maniacale, creando un effetto di straniamento che spinge lo spettatore a chiedersi quanto di quel passato sia realmente sepolto.
L’uso della maschera sociale è il tema portante di questa sezione. La protagonista appare inizialmente come la paladina di un sistema che la vuole sottomessa e “disegnata a matita”, con colori tenui e sbiaditi, per non disturbare l’ordine costituito. Tuttavia, dietro i chili di mascara e il sorriso di circostanza, iniziano a emergere le crepe di un conflitto interiore profondo. La narrazione fluisce senza interruzioni e senza uscite di scena, permettendo all’attrice di passare da un’emozione all’altra, incarnando le “milioni di possibilità accadute e non accadute” che abitano l’animo della protagonista.
Un ponte tra generazioni: dagli anni ’50 al presente
Uno dei punti di forza de La Moglie Perfetta è la capacità di interrogare la generazione contemporanea. Come sottolineato dalla stessa Trippetta nelle sue note di regia, lo spettacolo nasce dal desiderio di capire quanti passi siano stati realmente compiuti dagli “sfavillanti anni ’50” a oggi. Sebbene le donne odierne siano figlie della libertà di espressione, lo spettacolo suggerisce che esistano ancora retaggi culturali non completamente superati, pregiudizi invisibili che bloccano molte persone in un “limbo del vorrei, ma non posso”.
L’opera diventa così uno specchio in cui riflettersi. Il conflitto personale della protagonista non è un caso isolato, ma la storia di tante. La riflessione si sposta dal piano storico a quello universale: la sottomissione agli stereotipi è davvero un ricordo del passato o ha solo cambiato forma? La provocazione lanciata dal palco dello Spazio Diamante è lucida e diretta, volta a scardinare l’idea che il progresso sociale sia un percorso lineare e privo di ritorni. La figura della “docente” diventa il simbolo di una lotta interna tra il desiderio di appartenenza a un sistema rassicurante e la spinta vitale verso l’autodeterminazione.
L’estetica della perfezione e il linguaggio teatrale
Dal punto di vista tecnico e artistico, lo spettacolo si avvale di collaborazioni che ne esaltano la natura evocativa. I costumi curati da Nika Campisi giocano un ruolo fondamentale nel definire l’epoca di riferimento, fungendo quasi da armatura per la protagonista. Le luci e il suono, affidati a Simone Gentili, insieme alle musiche originali di Andrea Cauduro, creano un’atmosfera che oscilla tra il nostalgico e l’inquietante, sottolineando i momenti in cui la realtà della donna inizia a vacillare sotto il peso delle regole che lei stessa impartisce.
In conclusione, questo monologo si configura come un evento teatrale necessario per chiunque voglia esplorare il tema dell’identità di genere lontano dalla retorica scontata. È uno spettacolo che invita a guardarsi dentro con delicatezza ma anche con il coraggio della verità. Attraverso il riso, Giulia Trippetta ci ricorda che la ricerca della perfezione è spesso una trappola e che la vera sfida risiede nel superare quei pregiudizi che ancora oggi ci vorrebbero confinati in un ruolo predefinito, pronti a essere, finalmente, molto più che “mogli perfette”.
Info utili
- Dove: Spazio Diamante, Via Prenestina 230/B, Roma.
- Quando: Dal 21 al 23 gennaio, ore 20:30.
- Prezzi Biglietti: Biglietto Supporter € 19, Biglietto Standard € 15, Biglietto Agevolato € 12.
- Contatti Botteghino: Telefono 06.27858101 o WhatsApp +39 345 1474533.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
