- Cosa: Nella lingua e nella spada, un melologo contemporaneo di musica e teatro ispirato alle vite di Oriana Fallaci e Aléxandros Panagulis.
- Dove e Quando: Al Teatro Torlonia di Roma, dal 22 al 25 gennaio 2026.
- Perché: Un’opera intensa che esplora il legame tra scrittura, resistenza politica e amore, celebrando due figure iconiche del Novecento che non si sono mai piegate alla tirannia.
Il palcoscenico del Teatro Torlonia si prepara ad accogliere una narrazione che affonda le radici nella storia recente, trasformando il dolore e la lotta in un’esperienza sensoriale ed emotiva. Nella lingua e nella spada non è una semplice ricostruzione biografica, ma un progetto multidisciplinare che vede Elena Bucci firmare l’elaborazione drammaturgica, la regia e l’interpretazione. Al centro della scena vi è l’incontro tra due giganti della cultura e dell’attivismo del secolo scorso: la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci e il poeta e rivoluzionario greco Aléxandros “Alekos” Panagulis. La loro storia, nata da un’intervista storica e proseguita tra battaglie per la libertà e solitudini condivise, diventa qui il pretesto per interrogarsi sul potere della parola come arma di resistenza.
Questa produzione, che vede la collaborazione di realtà prestigiose come il Centro Teatrale Bresciano, il Ravenna Festival e il Campania Teatro Festival, si presenta come un melologo di “più anime”. L’opera si focalizza sulla capacità dei due protagonisti di trasformare la sofferenza in scrittura: Panagulis che distilla versi nel buio di una prigione greca per non soccombere alla tortura, e la Fallaci che trasforma il lutto per la perdita del compagno in un libro eterno. In un’epoca che sembra aver dimenticato il peso di certi ideali, lo spettacolo riporta l’attenzione sulla necessità del pensiero critico e sulla disciplina necessaria per opporsi a ogni forma di conformismo e oppressione.
Un dialogo tra suoni e visioni nel tempo sospeso
Il cuore pulsante di questo allestimento risiede nella sua componente sonora. Le musiche, curate da Luigi Ceccarelli con le registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia, non fungono da semplice accompagnamento, ma costruiscono uno spazio-tempo sospeso. La tecnologia digitale e l’elaborazione sonora di Raffaele Bassetti permettono alla voce di Elena Bucci di moltiplicarsi, diventando coro e immergendo lo spettatore in una dimensione iper-realistica. La musica attinge alle radici mediterranee, fondendo suggestioni greche, arabe e balcaniche in un linguaggio universale che riflette la complessità delle vicende narrate, rifuggendo dai cliché turistici per cercare l’essenza di una civiltà antica e fiera.
Lo spazio scenico, ideato da Elena Bucci insieme a Loredana Oddone, è essenziale e mobile, concepito per trasformarsi in uno “spazio mentale”. Attraverso un sapiente disegno luci, il palco può diventare la cella di un carcere ad Atene, una spiaggia deserta, una strada caotica o l’infinito di un ricordo. Questa astrazione scenografica permette alla parola di restare protagonista assoluta: una parola che, come sottolineato nelle note di regia, non vuole consolare né spiegare, ma incidere profondamente nella memoria di chi ascolta. È un invito a riscoprire la forza della scrittura come “medicina” che salva quando il mondo sembra perdere il senno.
La resistenza come atto d’amore e di arte
Attraverso la voce della Bucci, lo spettatore rivive quell’entusiasmo per gli artisti-eroi che vissero l’orrore della dittatura senza piegarsi. Il testo non utilizza brani originali della Fallaci, ma rielabora le sensazioni e le riflessioni nate dalla lettura delle sue opere, creando un ponte tra il passato e il presente. La narrazione esplora il paradosso di un uomo, Panagulis, che pur di abbattere un tiranno fu costretto a contemplare l’attentato, lui che non sapeva vendicarsi nemmeno dei propri aguzzini. La scrittura diventa per lui uno scudo e un’arma, il mezzo per ridere dei propri carcerieri e sopportare l’isolamento della prigionia.
L’attualità di Nella lingua e nella spada risiede nella sua capacità di interrogare il nostro presente: in un mondo dove la partecipazione sembra mediata e priva di entusiasmo, la figura di Panagulis e il racconto della Fallaci trasmettono un desiderio di democrazia vibrante e necessario. È una celebrazione della vitalità che resiste all’oblio e alla censura, un tesoro di coraggio al quale attingere quando le ombre del presente sembrano farsi troppo fitte. Lo spettacolo si chiude così come una testimonianza di gratitudine verso chi ha saputo vincere la morte e il dolore attraverso la bellezza della lingua e la forza della verità.
Info utili
- Luogo: Teatro Torlonia, via Lazzaro Spallanzani 1A, Roma.
- Date e orari:
- Giovedì 22 gennaio: ore 20.00
- Venerdì 23 gennaio: ore 20.00
- Sabato 24 gennaio: ore 20.00
- Domenica 25 gennaio: ore 18.00
- Produzione: Le belle bandiere, Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Campania Teatro Festival, TPE Teatro Piemonte Europa.
(in foto: Elena Bucci; credit ph Luca Concas)
