- Cosa: La canzone del salice, performance-drama ispirata all’Otello di Shakespeare.
- Dove e Quando: Teatro Basilica (Roma), dal 9 all’11 gennaio 2026.
- Perché: Un’esperienza sensoriale unica che unisce teatro fisico, maschere larvali e videoarte d’autore.
Il palcoscenico del Teatro Basilica si prepara ad accogliere un’opera che promette di scardinare le convenzioni della prosa tradizionale. Dal 9 all’11 gennaio 2026, debutta infatti La canzone del salice, una produzione firmata dall’Associazione Culturale MacroRitmi ETS che si inserisce nel più ampio progetto pluriennale Shakespeariana. Non si tratta di una semplice messa in scena del dramma dell’eroe moro, bensì di una performance-drama che esplora i meandri dell’anima attraverso un linguaggio preverbale, dove la parola cede il passo al corpo, all’immagine e al suono.
L’opera, diretta da Rosi Giordano, trae ispirazione dai nuclei emotivi più profondi dell’Otello di William Shakespeare. Al centro della ricerca non vi è la narrazione didascalica dei fatti, ma la volontà di far attraversare al pubblico gli stati d’animo universali che il testo suggerisce: la fiducia cieca, l’aggressività distruttiva, la paura dell’abbandono e il dolore del tradimento. È un viaggio che trasforma i personaggi archetipici di Desdemona, Iago e Otello in pura materia sensoriale, frammenti di un’umanità complessa che si manifesta in scena senza il filtro del dialogo parlato.
Il corpo e la maschera: un linguaggio universale
Il cuore pulsante di questa produzione risiede nell’uso magistrale delle maschere larvali, frutto di un percorso di ricerca decennale intrapreso dalla regista Rosi Giordano. Queste maschere, caratterizzate da forme essenziali e astratte, non sono semplici accessori scenici, ma vere e proprie soglie archetipiche che obbligano l’attore a una trasformazione profonda. Privato della mimica facciale convenzionale, il performer deve attingere a una gestualità totale, portando il pubblico a concentrarsi sul ritmo del movimento e sulla postura del corpo.
Questo approccio si fonda su una solida base pedagogica e artistica che attraversa le lezioni di grandi maestri come Jacques Lecoq. La drammaturgia fisica de La canzone del salice è costruita per quadri — sette in totale — che guidano lo spettatore dal solipsismo del corpo solitario alla complessità delle relazioni interpersonali, fino a raggiungere una dimensione corale e rituale. Ogni movimento è studiato per incarnare le linee emotive shakespeariane, rendendo visibile l’invisibile e dando voce al silenzio attraverso un codice comunicativo che supera le barriere linguistiche.
Videoarte e architetture sonore: il controcampo del sensibile
Ad arricchire l’impianto visivo dello spettacolo intervengono le creazioni video di Fabio Massimo Iaquone, figura di spicco della videoarte applicata alla scena. Le proiezioni non si limitano a decorare o illustrare l’azione, ma agiscono come un vero e proprio “controcampo sensibile”. Le immagini visionarie di Iaquone dilatano lo spazio teatrale e frammentano la percezione del tempo, creando un dialogo continuo con i corpi dei performer in scena. In questo contesto, i frammenti del testo originale di Shakespeare appaiono come echi lontani, suggestioni sonore che rafforzano l’esperienza sinestetica.
La componente acustica, curata con un approccio minimalista, è parte integrante della narrazione. Lo spettacolo è incorniciato da una voce che emerge dal silenzio per intonare proprio La canzone del salice, richiamo ancestrale alla fragilità di Desdemona e, per estensione, a tutte le donne vittime di violenza. Il suono si evolve durante la performance fino a diventare, nel finale, un rito collettivo. Questa traccia sonora persiste anche dopo la conclusione della scena, lasciando una ferita aperta che continua a interrogare il pubblico, trasformando il teatro in uno spazio di riflessione etica oltre che estetica.
Genesi di un progetto: la ricerca di MacroRitmi
La canzone del salice rappresenta uno dei vertici del progetto Shakespeariana, avviato nel 2016 ma le cui radici affondano negli studi condotti alla fine degli anni Novanta da Rosi Giordano e Marina Cangemi. L’Associazione MacroRitmi ha saputo negli anni catalizzare competenze diverse, integrando nel lavoro teatrale discipline come il metodo Feldenkrais, il sistema Laban-Bartenieff e la MusicArTerapia. Il risultato è una ricerca avanzata che vede la collaborazione di numerosi artisti e artigiani della scena, dalle realizzatrici delle maschere ai tecnici del suono e delle luci.
In scena, un nutrito gruppo di interpreti dà vita a questo complesso organismo performativo: Eva Allenbach, Susanna Lauletta, Raffaela Luminati, Mario Migliucci, Marco Mungiello, Sonia Mungiello, Barbara Parisi (che presta la voce alla canzone) e Alessio Sapienza, con la partecipazione della voce recitante di Manuele Ferretti. Insieme, questi artisti trasformano il Teatro Basilica in un laboratorio di emozioni dove il classico incontra la sperimentazione contemporanea, offrendo alla città di Roma un appuntamento di alto profilo culturale e di forte impatto visivo.
Info utili
- Luogo: Teatro Basilica, Piazza di Porta San Giovanni, 10 – Roma
- Date: Venerdì 9 e sabato 10 gennaio ore 21.00; domenica 11 gennaio ore 18.00
- Biglietti: Intero € 18,00; Online € 15,00; Ridotto € 12,00; Studenti € 10,00
- Contatti: Telefono +39 392 9768519
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
