- Cosa: Progetto espositivo “Mario Giacomelli – così lontano, così vicino”.
- Dove e Quando: Galleria La Nuvola Arte Contemporanea, Via Margutta 41, Roma. Inaugurazione venerdì 22 maggio alle ore 18:00.
- Perché: Un’indagine inedita e affascinante sull’astrazione e la dimensione poetica di uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento.
Come suggeriva il grande filosofo e saggista Walter Benjamin, l’aura può essere definita come un singolare e irripetibile intreccio di spazio e di tempo: l’apparizione unica di una lontananza, per quanto essa possa essere vicina alla nostra umana percezione. È proprio partendo da questa profonda suggestione filosofica ed estetica che la Galleria La Nuvola di Roma, storico e prestigioso spazio espositivo situato nel cuore artistico della capitale, annuncia il suo nuovo evento. In stretta e proficua collaborazione con la realtà culturale Magonza, viene presentato al pubblico il progetto espositivo Mario Giacomelli – così lontano, così vicino. L’inaugurazione è fissata per venerdì 22 maggio alle ore 18:00. L’esposizione, curata con meticolosa attenzione da Alessandro Sarteanesi e Alice Falsaperla, vanta i prestigiosi patrocini dell’Archivio Mario Giacomelli e del Comune di Roma Capitale. Questo atteso evento si inserisce in un percorso di ricerca ampio e articolato, un solco coerente di riflessioni e approfondimenti avviati da Magonza nel corso degli ultimi anni per celebrare l’inestimabile eredità del fotografo marchigiano. Tali lodevoli iniziative hanno già visto la realizzazione di importanti progetti istituzionali di respiro nazionale, tra cui spicca la memorabile mostra Giacomelli / Burri. Fotografia e immaginario materico ospitata negli spazi del MAXXI nel 2021, per poi proseguire idealmente con le grandi esposizioni previste al Palazzo delle Esposizioni di Roma e alla Galleria Nazionale dell’Umbria nel 2025, appuntamenti nevralgici organizzati in stretta concomitanza con le celebrazioni ufficiali per il Centenario della nascita dell’illustre maestro.
L’Evoluzione di uno Sguardo: Oltre il Tradizionale Paesaggio
Questa nuova e affascinante indagine visiva proposta dalla Galleria La Nuvola decide di spostare deliberatamente la sua attenzione concettuale. Allontanandosi, per una volta, dal classico e celeberrimo tema del paesaggio rurale, lirico e contrastato – che ha indiscutibilmente reso l’autore celebre a livello internazionale – la curatela si concentra in maniera mirata verso altri cicli fondamentali della ricca produzione di Mario Giacomelli. La mostra romana affronta in modo diretto e profondo la complessa questione filosofica riguardante la reale distanza dello sguardo e, soprattutto, la modalità unica e personalissima attraverso cui l’artista arriva a concepire, plasmare e formare l’immagine finale. L’esposizione Così lontano, così vicino si configura, pertanto, come un’iniziativa di altissimo spessore storico e artistico. Il suo scopo principale, infatti, non è semplicemente quello di rimandare unicamente a una mera e calcolata distanza ottica o a un abile gioco di lenti e inquadrature, bensì quello di raccontare ai visitatori qualcosa di intimamente essenziale ed evocativo sulla straordinaria capacità immaginifica del fotografo.
Giacomelli, avvalendosi del mezzo fotografico, compie un autentico miracolo visivo. L’artista, infatti, riesce a conferire all’immagine catturata una forma che risulta spesso volutamente enigmatica e, talvolta, dichiaratamente astratta, pur partendo sempre e inesorabilmente da un dato assolutamente reale, fisico e tangibile. Questa complessa operazione intellettuale e visiva si traduce in una rappresentazione che, senza mai sciogliere del tutto il proprio intrinseco e affascinante mistero, svela e al contempo impone allo sguardo dello spettatore una metamorfosi inaspettata. È una trasformazione radicale che volge incessantemente verso il nuovo, sfidando le rassicuranti convenzioni della fotografia documentaristica pura per abbracciare un linguaggio fortemente autoriale, denso di significati e allegorie. La sua, dunque, non è mai una semplice e didascalica documentazione della realtà fenomenica, ma una vera e propria riscrittura del mondo in chiave squisitamente poetica.
Materia e Astrazione nell’Intimo Spazio Poetico
Entrando nel vivo dell’allestimento espositivo, si percepisce immediatamente come ci si trovi di fronte a una dimensione psicologica e visiva intimamente vicina alla sensibilità dell’artista. Ci addentriamo con stupore in quello che i curatori definiscono felicemente uno “Spazio Poetico”: un interstizio delicato, silenzioso ma estremamente potente, indagato con maestria in questa mostra a partire da una rigorosa selezione di opere uniche e rare, risalenti al fervido decennio degli anni Sessanta. Per questa speciale e imperdibile occasione capitolina, queste preziose stampe vintage sono state allestite e pensate in un suggestivo formato a coppie, creando così un dialogo continuo, sotterraneo ma vibrante tra le diverse inquadrature. In questa peculiare configurazione spaziale e concettuale, l’elemento di derivazione naturale e quello squisitamente umano si riconoscono, si cercano e si fondono reciprocamente. Questo sorprendente incontro avviene proprio sulle superfici materiche che l’artista predilige esplorare, superfici profondamente segnate dall’inesorabile e distruttivo scorrere del tempo e intrise della precarietà tipica della loro stessa esistenza transeunte.
Il fotografo utilizza il mondo materiale come un vero e proprio e inesauribile alfabeto visivo. Il legno logorato dalle intemperie stagionali, la terra arida e solcata dalla fatica, la pelle rugosa che racconta decenni di vita, i muri scrostati delle antiche e modeste abitazioni e persino i ferri arrugginiti e consunti dal tempo si offrono all’obiettivo insaziabile di Giacomelli come superfici ideali e privilegiate. È proprio attraverso questa meticolosa, quasi ossessiva indagine della materia in decadimento che l’artista riesce a cogliere l’essenza nascosta e ineffabile delle cose. Con una potenza espressiva drammatica e senza pari, egli rivela paesaggi interiori e volti carichi di una commovente umanità. L’astrazione formale, in questo specifico e denso contesto, non è mai concepita come una fuga codarda dalla realtà contemporanea, ma piuttosto come un’immersione totale, coraggiosa e senza filtri nelle sue trame più intime e celate. La fotografia diventa così, nelle sue abili mani, uno strumento formidabile di scavo archeologico dell’anima umana e della natura che, silenziosa, ci circonda e ci plasma.
Tra il Visibile e l’Intangibile: La Fotografia come Rivelazione
L’allestimento finemente studiato per gli accoglienti spazi di Via Margutta gioca in modo sapiente e calibrato con le proporzioni e le distanze fisiche, invitando lo spettatore a un’interazione dinamica, fisica ed emotiva con le splendide opere esposte. Da lontano, a una prima sommaria occhiata, uno sguardo d’insieme alle fotografie sembra voler sintetizzare il paesaggio rappresentato secondo geometrie rigorose e partiture visive quasi musicali e astratte. Si tratta di nuclei di senso visivo estremamente densi e compatti, capaci d’annullare perfino la percezione dell’immagine figurativa in sé, per lasciare totale spazio alla pura e vibrante composizione formale fatta di bianchi accecanti e neri profondissimi. Tuttavia, avvicinandosi fisicamente e con attenzione alle stampe d’epoca, la prospettiva cognitiva cambia in modo radicale. Da vicino, infatti, la stessa identica composizione conduce l’osservatore verso una sintesi universale e struggente, dove affiorano lentamente paesaggi inaspettati, frammenti di figure umane e forme ancestrali in cui coesistono armoniosamente l’incommensurabile spazio fisico e l’incontenibile emozione psicologica.
In questo raffinato e labirintico percorso espositivo, un’immagine non è mai isolata dal suo contesto, ma prosegue fluidamente e logicamente in quella successiva, rendendo le singole e preziose fotografie partecipi di un’unica, grande e avvolgente installazione artistica totale. Qui il dato della natura e il segno dell’uomo si riflettono vicendevolmente in un continuo, affascinante gioco di specchi emotivi e rimandi concettuali. Giacomelli, seguendo questa precisa intenzione estetica, non si limita minimamente a osservare e registrare passivamente la materia grezza e la natura circostante. Al contrario, la sua è un’indagine severa e profonda su un costante principio d’oscillazione tra il mondo visibile – quello della tangibilità quotidiana – e la sfera dell’intangibile, spingendosi coraggiosamente fino a coglierne il limite assoluto, il confine ultimo dell’inconoscibile. In questo modo straordinario, egli eleva lo scatto fotografico a un vero e proprio, solenne “luogo di disvelamento”. L’esposizione si inserisce organicamente e con assoluto prestigio nel programma culturale della Galleria La Nuvola, da sempre volto con passione e dedizione alla valorizzazione dei grandi e compianti protagonisti dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento. La mostra offre così al vasto pubblico romano, agli studiosi e ai numerosi appassionati d’arte un’occasione unica e imperdibile di confronto ravvicinato con una ricerca visiva che, a distanza di decenni dalla sua creazione, continua inesorabilmente a interrogare l’uomo, il suo misterioso destino e il significato stesso del tempo che scorre.
Info utili
- Luogo: Galleria La Nuvola Arte Contemporanea
- Indirizzo: Via Margutta 41, 00187, Roma
- Inaugurazione: Venerdì 22 maggio, ore 18:00
