Cosa: Lo spettacolo teatrale Nella pancia di papà, un’originale riscrittura del classico Cappuccetto Rosso incentrata sul legame padre-figlia.
Dove e Quando: Al Centrale Preneste Teatro (Via Alberto da Giussano, 58 – Roma), domenica 3 maggio 2026 alle ore 16:30.
Perché: Per vivere un’esperienza teatrale emozionante che esplora le tappe della crescita infantile, trasformando l’ascolto della natura in una profonda metafora del senso di protezione paterna.
Il panorama culturale romano dedicato alle nuove generazioni si prepara a salutare una stagione ricca di stimoli e scoperte. Domenica 3 maggio, il palcoscenico capitolino ospita l’ultimo imperdibile appuntamento della fortunata rassegna teatrale per famiglie Infanzie in gioco 2025/2026. A chiudere questo ciclo di rappresentazioni sarà un’opera capace di unire la magia intramontabile della fiaba con una profonda riflessione sulle dinamiche affettive contemporanee, offrendo a grandi e piccini un’occasione unica per confrontarsi sui temi della crescita e dell’amore familiare in uno spazio di condivisione artistica.
La metamorfosi di un classico intramontabile
Portato in scena dalla sinergia tra Ruotalibera Teatro e la Compagnia UraganVera, lo spettacolo Nella pancia di papà si propone come una coraggiosa e innovativa riscrittura della celebre favola di Cappuccetto Rosso. L’opera, scritta e diretta da Fiona Sansone, sceglie di distaccarsi dalle interpretazioni tradizionali per focalizzare l’attenzione drammaturgica su un aspetto spesso marginalizzato nei racconti per l’infanzia: l’indagine del delicato e fondamentale rapporto di genitorialità tra padre e figlia. La fiaba diventa così un pretesto narrativo, un involucro simbolico all’interno del quale inserire tematiche estremamente attuali e vicine alla sensibilità delle famiglie moderne.
Questa rilettura teatrale non si limita a cambiare i connotati dei personaggi, ma ne scardina le funzioni archetipiche. Sulla scena, animata dalle interpretazioni della stessa Fiona Sansone e di Manuela De Angelis (quest’ultima curatrice anche della fondamentale regia di movimento), il pubblico non troverà la solita fanciulla indifesa e il predatore malintenzionato. Al contrario, assisterà all’evoluzione di una narrazione in cui l’archetipo del lupo perde la sua valenza minacciosa per integrarsi nella natura stessa della protagonista, trasformando il bosco oscuro in un territorio di scoperta personale e di costruzione dell’identità.
Il linguaggio del corpo e l’esplorazione del mondo
Il cuore pulsante dell’intero impianto scenico risiede nell’incessante e vitale movimento della sua giovane protagonista. Al centro della vicenda troviamo infatti una bimba lupo che si avventura e si aggira tra le suggestioni di un bosco immaginario. Questa figura ibrida e affascinante compie sotto gli occhi degli spettatori un vero e proprio viaggio fisico, attraversando con il proprio corpo tutte le fasi cruciali della crescita motoria infantile. Dal procedere a quattro zampe fino alla conquista della posizione eretta e all’apprendimento del camminare, ogni gesto diventa una metafora della lenta ma inesorabile acquisizione di autonomia da parte del bambino.
In questo contesto, il movimento non è un semplice esercizio coreografico, ma il veicolo principale attraverso cui la piccola impara a relazionarsi con l’ambiente circostante. Imparare a riconoscere le tracce del mondo esterno coincide con l’imparare a riconoscere le tracce di se stessa. È un’esplorazione sensoriale a tutto tondo, in cui il corpo infantile agisce da sismografo emotivo, registrando ogni minima variazione del terreno e ogni ostacolo, trasformando l’istinto primordiale della creatura selvatica in una progressiva e rassicurante consapevolezza umana.
Radici, memoria e i suoni della natura
L’ambiente in cui si muove la bimba lupo non è un semplice fondale inerte, ma un elemento vivo e pulsante, concepito grazie alle scenografie di Fabrizio Di Pardo e Paola Tenaglia e al suggestivo disegno luci di Andrea Panichi. In questa dimensione sospesa, l’ascolto assume un’importanza vitale. La protagonista, nel suo vagare, si ferma ad ascoltare le fronde degli alberi che sembrano parlarle, in un dialogo segreto e ancestrale con gli elementi naturali. È proprio in questo profondo stato di connessione con l’ambiente che si compie la magia più grande dello spettacolo: nel fischio ululato del vento, la piccola riesce a riconoscere e a ritrovare la voce del papà.
Questa epifania sonora chiude idealmente il cerchio della narrazione. Lo spettacolo si rivela così non solo un racconto di formazione, ma anche una profonda e commovente ricerca sulla memoria condivisa. È un autentico inno alla vita che rimane e resiste alle intemperie, proprio come l’amore genitoriale che avvolge e protegge. Consigliato per un pubblico di bambini dai 3 ai 10 anni, Nella pancia di papà promette di lasciare un seme prezioso nel cuore di chi guarda, ricordando a tutti che i legami più forti sono quelli capaci di guidarci anche quando ci sentiamo persi nel bosco.
Info utili
- Luogo: Centrale Preneste Teatro, Via Alberto da Giussano, 58 – Roma (zona Pigneto/Malatesta).
- Data e orario: Domenica 3 maggio 2026, alle ore 16:30.
- Prezzo: Biglietto unico a 7,00 Euro.
- Modalità di acquisto: I biglietti sono acquistabili esclusivamente online sul sito ufficiale del teatro (sezione calendario eventi) oppure direttamente in biglietteria il giorno stesso dello spettacolo a partire dalle ore 16:00, previa disponibilità dei posti in sala.
- Contatti: Per informazioni è possibile contattare la segreteria dal lunedì al venerdì (ore 10:00 – 17:00).
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