- Cosa: Miti, il nuovo spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da Felice Della Corte.
- Dove e Quando: Presso il Teatro Marconi (Viale Guglielmo Marconi 698/E, Roma), in scena da giovedì 14 a domenica 17 maggio 2026.
- Perché: Per intraprendere un emozionante viaggio attraverso il tempo, riscoprendo il valore dell’autenticità e della mitezza attraverso le storie di donne e uomini straordinari.
Roma si prepara ad accogliere un’opera teatrale capace di unire la magia dell’intrattenimento alla più profonda riflessione esistenziale. Dal 14 al 17 maggio 2026, l’accogliente palcoscenico del Teatro Marconi ospiterà un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti della drammaturgia contemporanea e dell’introspezione narrativa. Al centro dei riflettori ci sarà l’attesa messinscena di Miti, un monologo corale e avvolgente interamente concepito, diretto e magistralmente interpretato da Felice Della Corte. Questo nuovo progetto artistico si inserisce nel vibrante panorama culturale capitolino con l’intento preciso di scardinare le certezze del pubblico, proponendo un’indagine acuta e suggestiva sul significato stesso della parola mito all’interno della nostra società, sempre più frenetica e spesso smemorata. Sarà un’occasione speciale per ritrovare, nel rito collettivo e immersivo del teatro, le radici dei nostri valori più limpidi e autentici.
Il paradosso teatrale tra mito e mitezza
L’intera architettura narrativa dello spettacolo si fonda su una provocazione linguistica e concettuale tanto semplice quanto geniale. L’autore interroga direttamente la platea con un quesito spiazzante: le parole mito e mite possono condividere la medesima essenza semantica e umana? In un’epoca storica saldamente dominata dall’ostentazione, dalla prepotenza mediatica e dalla ricerca spasmodica del successo a ogni costo, l’idea che una figura leggendaria possa coincidere con un temperamento pacato e silenzioso appare quasi come un’eresia. Eppure, la raffinata drammaturgia dell’opera ci invita a rovesciare questa prospettiva limitante, esplorando l’ipotesi affascinante secondo cui la vera grandezza non risieda affatto nel clamore, bensì in una rivoluzionaria mitezza.
Attraverso questo elegante gioco di specchi e contrasti, il palcoscenico si trasforma rapidamente in un vero e proprio laboratorio filosofico in cui le definizioni convenzionali vengono smontate pezzo per pezzo e riassemblate sotto una nuova luce. Il testo indaga la forza dirompente della gentilezza e dell’umiltà, dimostrando come queste rare qualità, lungi dall’essere sintomi di un’indole remissiva o debole, abbiano spesso rappresentato il formidabile motore invisibile di grandissimi cambiamenti epocali. La recitazione intensa e calibrata diventa lo strumento privilegiato per scandagliare questo affascinante paradosso, accompagnando dolcemente lo spettatore in una dimensione intima e sospesa, dove l’apparente fragilità emotiva si rivela all’improvviso come la più inossidabile e incisiva delle virtù umane.
Un viaggio nella memoria collettiva
Più che una semplice e tradizionale rappresentazione teatrale, la performance si configura fin dai primi istanti come un emozionante e delicatissimo viaggio attraverso i labirinti del nostro passato comune. Il copione rievoca con abile maestria narrativa le vicissitudini complesse di uomini e donne che, pur operando molto spesso lontano dai riflettori della cronaca ufficiale e dal plauso delle masse, hanno inciso in maniera assolutamente determinante sui mutamenti sociali, politici e culturali del nostro mondo. Si tratta di autentici eroi silenziosi, figure limpide e coraggiose che la grande Storia, quella scritta nei manuali con la lettera maiuscola, ha talvolta clamorosamente dimenticato o ingiustamente relegato ai margini. Il rito teatrale assume quindi in questa sede una preziosa e insostituibile funzione di recupero della memoria, restituendo dignità, peso e voce a chi ha saputo vivere la propria precaria esistenza ancorandosi saldamente a princìpi morali incorruttibili.
Ripercorrendo con attenzione e sensibilità i frammenti sparsi di un tempo che ci appare solo cronologicamente distante, lo spettacolo innesca una riflessione matura e profonda sui pilastri etici che dovrebbero costantemente sorreggere la nostra faticosa quotidianità. L’esibizione celebra l’inestimabile e imperituro valore dell’autenticità personale e dell’integrità d’animo, virtù sempre più rare che l’attore tratteggia con lente e sapienti pennellate dense di poesia e commovente umanità. Il pubblico seduto nel buio della sala è costantemente chiamato a compiere un esercizio di empatia attiva, riconoscendo in queste figure emblematiche non dei modelli astratti e inarrivabili, ma degli esempi vividi e tangibili di come la rettitudine intellettuale possa concretamente influenzare e deviare il corso degli eventi globali. Si tratta, in estrema sintesi, di un vibrante inno teatrale alla coerenza, un richiamo potente e necessario a non disperdere mai il prezioso patrimonio etico ereditato dal nostro recente passato.
La firma autoriale di Felice Della Corte
L’anima pulsante e il corpo espressivo di questa complessa operazione culturale coincidono interamente con la poliedrica e instancabile figura di Felice Della Corte. Assumendo in prima persona il triplice e gravoso ruolo di autore del testo, regista dell’opera e interprete unico sulla scena, l’artista dimostra una maturità espressiva di altissimo livello, capace di governare lo spazio scenico in totale solitudine pur riuscendo a evocare, quasi per magia, una foltissima moltitudine di presenze invisibili. La sua peculiare cifra stilistica si caratterizza per una recitazione viscerale ma al contempo estremamente asciutta, capace di catturare magneticamente l’attenzione della platea attraverso l’uso calibratissimo delle pause di silenzio, dei respiri trattenuti e di una gestualità che non è mai lasciata al caso. La sua attenta direzione registica sceglie volutamente di non sovraccaricare l’allestimento con orpelli visivi o scenografici superflui, puntando invece tutte le sue carte vincenti sull’efficacia della parola evocativa e sulla forza d’urto del racconto nudo e crudo.
Il risultato finale di questa sinergia creativa è un’esperienza dichiaratamente catartica che mescola con disinvoltura i registri stilistici, passando senza soluzione di continuità dal sorriso spensierato all’emozione più pura e pungente. Miti non è in alcun modo un’opera che intende impartire lezioni cattedratiche calate dall’alto, bensì si pone come una sincera conversazione a cuore aperto tra le tavole del palcoscenico e le poltrone della platea. Quando il pesante sipario di velluto sarà calato e le luci in sala si saranno definitivamente spente, nell’aria del teatro rimarrà a lungo sospesa l’eco vibrante di questo intenso itinerario emotivo. Una scia duratura e benevola che promette di accompagnare fedelmente gli spettatori ben oltre l’uscita dalla sala, lasciando loro in preziosa dote un rinnovato e lucido senso di consapevolezza sul presente e il dolce tepore di un ricordo capace di farci sorridere, riflettere e, irrimediabilmente, commuovere fino in fondo all’anima.
Info utili
- Spettacolo: Miti
- Luogo: Teatro Marconi, Viale Guglielmo Marconi 698/E, Roma
- Date: Da giovedì 14 a domenica 17 maggio 2026
- Orari: Dal giovedì al sabato alle ore 21:00; domenica alle ore 17:30
- Info e Biglietteria: Telefono 06 5943554 | WhatsApp 3757717111
