- Cosa: Lo spettacolo teatrale Casanova, diretto da Fabio Condemi e basato su un testo originale di Fabrizio Sinisi.
- Dove e Quando: Teatro Vascello, Monteverde, Roma; dal 13 al 17 maggio 2026.
- Perché: Per scoprire un volto inaspettato del celebre veneziano, esplorando la sua identità di intellettuale malinconico alle prese con i fantasmi della memoria e l’inevitabilità dell’oblio.
Il panorama culturale romano si arricchisce di una proposta teatrale di altissimo profilo, capace di scardinare gli stereotipi letterari più radicati per restituire al pubblico la complessità di una figura storica intramontabile. Dal 13 al 17 maggio 2026, il palcoscenico del Teatro Vascello accoglie Casanova, un’opera ambiziosa che porta la firma registica di Fabio Condemi. Dopo aver indagato le visioni di Pier Paolo Pasolini in Calderón e le atmosfere inquietanti di Thomas Ligotti in Nottuari, Condemi torna a collaborare con il LAC di Lugano per affrontare uno dei personaggi più celebri e al contempo fraintesi del Settecento europeo. Lo spettacolo non si limita a ripercorrere le imprese galanti del veneziano, ma si addentra nei meandri oscuri della sua psiche, offrendo uno spaccato esistenziale di rara intensità.
Il testo, magistralmente scritto da Fabrizio Sinisi e liberamente ispirato all’imponente opera autobiografica Storia della mia vita, trova la sua incarnazione perfetta nel talento indiscusso di Sandro Lombardi. Attore simbolo della scena contemporanea, Lombardi presta corpo e voce a un protagonista ormai lontano dai fasti della giovinezza, intrappolato in un labirinto di ricordi sbiaditi e frammentari. Attorno a lui gravita un cast di formidabile caratura, che include Marco Cavalcoli, Simona De Leo, Alberto Marcello e Betti Pedrazzi, pronti a dare vita alle figure storiche e simboliche che hanno segnato il cammino di un uomo diventato, suo malgrado, prigioniero del proprio stesso mito.
Oltre la maschera del seduttore veneziano
L’approccio drammaturgico scelto da Sinisi e Condemi compie un’operazione di radicale decostruzione. L’immaginario collettivo ha spesso ridotto Giacomo Casanova a una bidimensionale maschera carnevalesca, emblema della conquista amorosa e della leggerezza libertina. Al contrario, lo spettacolo al Teatro Vascello porta alla luce l’intellettuale inquieto, il filosofo e lo scrittore che ha attraversato il Secolo dei Lumi dialogando con le menti più brillanti della sua epoca. L’incontro scenico con figure del calibro di Voltaire o della Marchesa D’Urfé testimonia la fame di conoscenza e l’incessante ricerca di affermazione intellettuale che animavano il protagonista, rivelando un uomo profondamente immerso nelle contraddizioni culturali del suo tempo.
La messinscena sottolinea questa dimensione speculativa attraverso un rigore estetico e concettuale formidabile. Il palcoscenico si trasforma in uno spazio mentale, un crocevia di illuminismo e irrazionalità dove la ragione cede progressivamente il passo alla magia e al mistero. In questo contesto, l’interpretazione di Sandro Lombardi risulta magistrale: il suo Casanova è un uomo stanco, disilluso, che guarda al proprio passato non con l’orgoglio del trionfatore, ma con la malinconia di chi avverte l’inesorabile scorrere del tempo. La grande coproduzione che sostiene il progetto — unendo LAC Lugano Arte e Cultura, Emilia Romagna Teatro ERT, TPE e la Compagnia Lombardi-Tiezzi — garantisce un respiro internazionale a un’opera che fa della parola e del pensiero i suoi fulcri assoluti.
L’esperimento mesmerico e la mente esplorata
Il motore narrativo che innesca l’intero spettacolo è un affascinante espediente teatrale e storico: una seduta mesmerica. Sul palco, Casanova si affida alle pratiche di un Mesmerista, interpretato dal sempre eccellente Marco Cavalcoli, con l’intento disperato di recuperare frammenti di una memoria che sembra scivolargli inesorabilmente tra le dita. Il magnetismo animale teorizzato da Franz Anton Mesmer diventa la chiave di accesso a un subconscio tormentato, trasformando la recita in un viaggio allucinatorio. Il regista utilizza espedienti visivi di grande impatto, incluse scene di nudo e l’uso di luci stroboscopiche, per squarciare il velo del conformismo e mostrare la cruda vulnerabilità della psiche umana.
L’apparato scenografico e visivo, curato da Fabio Cherstich che firma anche la drammaturgia dell’immagine, gioca un ruolo fondamentale in questo processo di scavo interiore. Le scenografie si fondono con i raffinati costumi ideati da Gianluca Sbicca e con il suggestivo disegno luci di Giulia Pastore, creando quadri di potente suggestione pittorica. Le musiche e il sound design di Andrea Gianessi avvolgono l’azione, accentuando il senso di straniamento e sospensione temporale. Il pubblico si trova così immerso in un’atmosfera onirica, dove i confini tra realtà e proiezione mentale si annullano, rendendo tangibile lo sforzo di un uomo che cerca disperatamente di ritrovare se stesso all’interno del proprio labirinto autobiografico.
L’enigma di Henriette e la scelta dell’oblio
Il fulcro emotivo dell’intera narrazione coincide con il ricordo sfuggente di Henriette, interpretata da Simona De Leo. Questa figura femminile, avvolta nel mistero, rappresenta l’apice romantico e tragico dell’esistenza del protagonista. Casanova l’aveva incontrata mentre lei viaggiava sotto mentite spoglie, indossando abiti maschili per sfuggire a un destino familiare oppressivo, accompagnata da un anziano capitano ungherese. La donna, dotata di un’intelligenza acuta e di una sensibilità fuori dal comune, è forse l’unica creatura che il celebre veneziano abbia mai amato in modo totalizzante. Eppure, il dramma intimo di Casanova esplode proprio nella sua incapacità di ricordarne il volto, una lacuna mnemonica che assume i contorni di una vera e propria maledizione.
Il commiato di Henriette è racchiuso in una frase graffiata su un vetro, un messaggio destinato a riecheggiare per sempre nella mente del protagonista: “Dimenticherai anche Henriette”. Questa cruda profezia capovolge il senso stesso della seduta mesmerica. La ricerca ossessiva del tempo perduto si arena di fronte alla consapevolezza che l’unica vera salvezza potrebbe risiedere proprio nella cancellazione. Il Casanova tratteggiato da Condemi e Sinisi approda a una conclusione filosofica spiazzante: rinunciare a trattenere i fantasmi del passato e accogliere l’oblio come atto finale di liberazione e pacificazione.
Info utili
- Spettacolo: Casanova, di Fabrizio Sinisi, regia di Fabio Condemi.
- Date e Orari: Dal 13 al 17 maggio 2026. Dal mercoledì al venerdì ore 21:00; sabato ore 19:00; domenica ore 17:00.
- Luogo: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, Monteverde, Roma.
- Biglietteria: Intero € 25; Over 65 € 20; Cral e convenzioni € 18; Studenti € 16.
- Note: Lo spettacolo presenta scene di nudo e luci stroboscopiche.
(Credit ph Luca Del Pia)
