Cosa: Debutto in prima assoluta di Amáru_ o sulla nostalgia, uno spettacolo di danza contemporanea ideato e diretto da Adriano Popolo Rubbio.
Dove e Quando: Fortezza Est (via Francesco Laparelli 62, Roma), in scena dal 14 al 16 maggio 2026 alle ore 20:30.
Perché: Per esplorare il calore della memoria e i legami familiari attraverso una performance che trasforma il ricordo in una forza attiva e fisica.
La vivace stagione teatrale “Poetica” 2025/26 si avvia verso la sua suggestiva conclusione. Il palcoscenico capitolino di Fortezza Est si prepara ad accogliere un progetto che promette di scavare nel profondo delle emozioni umane. Dal 14 al 16 maggio 2026, andrà in scena Amáru_ o sulla nostalgia, un intenso spettacolo di danza contemporanea che ha già saputo distinguersi vincendo l’ambito bando Pillole #tuttoin12minuti 2025. Un’opera matura e stratificata, realizzata con il prezioso sostegno della Fondazione Yana Cini e della stessa Fortezza Est, pronta a guidare gli spettatori in un viaggio intimo e immersivo.
Il corpo come archivio e memoria attiva
Il titolo stesso dello spettacolo funge da potente chiave di lettura per l’intera performance. La parola siciliana “amàru”, che tradotta significa letteralmente “amaro”, riesce a catturare in modo chirurgico quella dolce e inafferrabile malinconia tipica del passato che ritorna ciclicamente. In scena, la nostalgia non viene mai declinata come un passivo o sterile rimpianto per ciò che è andato perduto, bensì si manifesta come una forza attiva, sensibile e profondamente ambigua. È una tensione costante, un movimento propulsivo che obbliga il corpo a guardarsi indietro proprio per trovare lo slancio necessario ad avanzare nel presente.
Sotto l’attenta regia e coreografia di Adriano Popolo Rubbio, i talentuosi danzatori Fabiola Donati e Francesco Alex Petta trasformano la scena in un vero e proprio campo di indagine emotiva. All’interno di questo spazio performativo, il corpo umano assume la duplice e dolorosa valenza di archivio e ferita. I ricordi non si depositano in maniera rassicurante e definitiva, ma continuano a vibrare sotto la pelle dei protagonisti. Ogni muscolo e ogni respiro diventano i depositari di frammenti di un tempo perduto, rievocando con forza i legami familiari, i luoghi dell’infanzia e le innumerevoli identità che ogni individuo attraversa e, inevitabilmente, abbandona lungo il cammino della propria esistenza.
Tra dolcezza, attrito e gesti interrotti
L’architettura coreografica di Amáru_ o sulla nostalgia si fonda su un linguaggio corporeo che rifugge dalle ricostruzioni didascaliche. Sulle tavole del palcoscenico romano nulla viene mai riprodotto fedelmente: tutto riaffiora alla coscienza dello spettatore sotto forma di un’eco lontana, come un’immagine volutamente sfocata o una sensazione che insiste prepotentemente per farsi ascoltare. La coreografia è costellata di gesti ripetuti in maniera quasi ossessiva, posture che vengono bruscamente interrotte e slanci affettivi trattenuti un attimo prima di esplodere.
Questa continua alternanza genera un dinamismo scenico affascinante, in cui il movimento oscilla perennemente tra il totale abbandono e la fiera resistenza, navigando a vista tra la dolcezza del ricordo e l’attrito della mancanza. La nostalgia descritta dall’autore non vuole essere in alcun modo consolatoria, bensì si rivela come una condizione umana estremamente instabile e, in determinati frangenti, persino violenta. Essa interroga in modo feroce e spietato il nostro intimo rapporto con l’origine e con il bruciante desiderio di appartenenza, portando alla luce la drammatica consapevolezza che ogni vero e proprio ritorno al punto di partenza è, nei fatti, impossibile.
Un rito laico condiviso con il pubblico
La scenografia, concepita e curata insieme ai costumi dallo stesso Adriano Popolo Rubbio, contribuisce a creare uno spazio metafisico e sospeso. Ci troviamo in un non-luogo temporale che si colloca a metà strada: non è più ascrivibile al passato, ma non è ancora sbocciato in un presente definito. In questa zona di confine, in questo preciso e delicato scarto emotivo, nasce e si sviluppa la vera essenza della danza teatrale. La performance si eleva dunque a un atto di assoluta e disarmante esposizione, tramutandosi in una forma di fragile resistenza che necessita dell’ascolto attivo e partecipe di chi osserva.
L’obiettivo ultimo dello spettacolo è quello di invitare silenziosamente ogni singolo spettatore a confrontarsi apertamente con la propria personalissima memoria emotiva. Riconoscere l’esistenza di quella zona intima e insondabile, dove il tempo abbandona la sua logica lineare per farsi stratificato e complesso, è il primo passo per comprendere come il nostro passato continui inesorabilmente a plasmare le nostre scelte odierne. Amáru diviene così, in ultima analisi, un catartico rito laico, un attraversamento profondo e sensibile del sentimento nostalgico, inteso qui come un formidabile motore dell’identità umana e come uno spazio di continua, inesauribile riscrittura di sé.
Info utili
- Spettacolo: Amáru_ o sulla nostalgia
- Date e orari: Da giovedì 14 a sabato 16 maggio 2026, ore 20:30
- Luogo: Fortezza Est, via Francesco Laparelli 62, Roma (zona Tor Pignattara)
- Biglietto: Unico a 14,00€
- Prenotazioni: prenotazionifortezzaest@gmail.com | Tel/WhatsApp 329.8027943 – 349.4356219
