- Cosa: Ape Regina, spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da Giorgia Cerruti con la co-regia di Davide Giglio.
- Dove e Quando: Presso il TeatroBasilica (Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma), in scena sabato 9 maggio alle ore 21:00 e domenica 10 maggio 2026 alle ore 16:30.
- Perché: Per assistere a una straordinaria e viscerale rilettura della figura di Molly Bloom dall’Ulisse di Joyce, in un intenso monologo che celebra il corpo e la forza della vita contro lo scorrere del tempo.
Il palcoscenico romano si prepara ad accogliere una rilettura affascinante e profonda di una delle figure letterarie più dirompenti e iconiche del Novecento. Il 9 e 10 maggio 2026, il cartellone del TeatroBasilica propone Ape Regina, uno spettacolo intenso, poetico e viscerale scritto e interpretato da Giorgia Cerruti, che ne cura anche la regia affiancata da Davide Giglio. L’opera, che mette in luce la straordinaria versatilità interpretativa dell’autrice, è impreziosita dai curatissimi costumi realizzati da Daniela Rostirolla e si avvale della produzione di Cubo Teatro, inserendosi perfettamente nel coerente percorso di ricerca artistica portato avanti dalla Piccola Compagnia della Magnolia. Al centro dell’intera rappresentazione troviamo l’incontenibile personaggio di Molly Bloom, memorabile voce di chiusura dell’ Ulisse di James Joyce, qui trasfigurata in un’entità scenica autonoma che interroga inesorabilmente se stessa e il mondo circostante in una dimensione sospesa a metà tra il ricordo nostalgico e il desiderio.
L’universo interiore di Molly Bloom
Il tempo dell’azione scenica è sapientemente cristallizzato in una giornata emblematica. È quel celebre 16 giugno, universalmente e letterariamente noto come Bloomsday, che la protagonista decide di prendere esclusivamente per sé, allontanandosi dalle logiche del mondo esterno. Molly sceglie di fermarsi per fare un punto definitivo della sua complessa situazione esistenziale, con il preciso intento di terminare quel gravoso lavoretto interiore che ha sempre rimandato e, se le circostanze lo dovessero richiedere, di mandare tutto coraggiosamente all’aria. È in questo esatto perimetro spazio-temporale che il monologo teatrale cattura e distilla l’essenza di quel miracoloso ipertesto mentale ideato in origine da Joyce, trasformando il famoso flusso di coscienza in materia viva, vibrante e palpabile sul palcoscenico.
Citando abilmente le riflessioni di Virginia Woolf, la drammaturgia ci ricorda costantemente come la mente di Molly sia bombardata senza sosta da una miriade di impressioni inarrestabili. Alcune di queste scintille di pensiero si rivelano estremamente banali e legate alla quotidianità spicciola, altre assumono contorni fantastici, poetici ed evanescenti, mentre altre ancora sembrano essere state profondamente scolpite nella carne e nell’anima da una dolorosa punta d’acciaio. L’operazione compiuta da Giorgia Cerruti non si limita in alcun modo a riproporre sterilmente il testo letterario, ma lo scarnifica, lo mastica e lo ricostruisce, permettendo così agli spettatori in sala di immergersi completamente in quel tumulto sensoriale in cui il tempo cronologico e oggettivo si dissolve completamente a favore di un puro, denso e soggettivo tempo interiore.
Una Penelope moderna tra scena e realtà
Se la monumentale opera di Joyce è originariamente costruita su un fitto e inesauribile parallelismo mitico, la messinscena di Ape Regina fiancheggia questa struttura intellettuale per restituirci una figura femminile ancor più stratificata e vicina alla nostra contemporaneità. Molly Bloom emerge in tutta la sua potenza come una moderna Penelope, ma la sua estenuante attesa è radicalmente sovvertita rispetto a quanto tramandato dal mito classico. Non ci troviamo di fronte a una donna silenziosa e rassegnata che attende pazientemente il ritorno dell’errante marito Leopold Bloom, tessendo e disfacendo la sua tela per ingannare il tempo; al contrario, in scena si agita una stralunata e vulcanica ex cantante-attrice che brama ancora disperatamente il calore del suo pubblico, rifiutando categoricamente di rinchiudersi nell’ombra di una stanza vuota.
All’interno di questa riscrittura teatrale dall’incedere forsennato, la protagonista sceglie in modo pienamente consapevole e rivendicato l’etica del corpo. Riprendendo ed espandendo le feconde intuizioni dello stesso autore irlandese, Molly assurge a centro nevralgico e pulsante di un mondo che esige di essere pieno, materico e implacabilmente vitale. Posizionandosi orgogliosamente al di sopra delle rigide convenzioni e delle piccole ipocrisie sociali, la sua fisicità debordante e le sue innumerevoli memorie sensoriali si tramutano nell’unico vero alfabeto possibile per riuscire a decifrare l’enigma del reale, contrapponendo la fiera passione carnale all’angosciante sterilità di un’esistenza priva di slanci emotivi. L’attrice in palcoscenico dà voce e sudore a questo insopprimibile e primitivo bisogno di esistere.
Il duello con la morte e il potere dell’arte
Man mano che i minuti dello spettacolo procedono, addentrandosi nei meandri della sua psiche, la domanda fondamentale si fa sempre più pressante: cosa cerca davvero Molly all’interno di questo soliloquio torrenziale e apparentemente senza appigli? La risposta risiede in un paradosso profondamente umano e affascinante: la protagonista cerca in qualche modo la morte, ma lo fa unicamente attraverso una testarda e incessante festa della vita. La narrazione scenica diventa così un rito laico in cui si evoca l’assenza attraverso la celebrazione esplosiva e rumorosa della presenza, e si coltiva minuziosamente la memoria personale attraverso un ostinato, quanto faticoso, esercizio rivolto al domani. In fin dei conti, il suo è un vero e proprio corpo a corpo con l’aldilà, un mondo invisibile che sembra essere confinato per ora in un’altra stanza, rigidamente separata dal quotidiano ma perennemente incombente sui delicati destini dei vivi.
In questo intenso e malinconico quadro esistenziale, l’arte teatrale si palesa in tutta la sua necessità come l’unico e insostituibile mezzo autentico per instaurare un rapporto e un proficuo dialogo universale. È lo strumento empatico che ci consente di comunicare attivamente con chi è presente in sala, con chi non c’è più da tempo e, in ultima analisi, in modo severo, direttamente con noi stessi e i nostri fantasmi. Come se fosse una nuova, caparbia ed evoluta Euridice che decide autonomamente di risalire dal buio verso la luce senza sentire il bisogno di voltarsi indietro, Molly si sbarazza definitivamente del peso del passato. Abbandona lungo il tragitto tutto ciò che sta dietro e risiede altrove, compiendo un gesto di straordinaria leggerezza poetica, preparandosi spiritualmente al suo personalissimo e liberatorio salto nel vuoto.
Info utili
- Luogo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
- Date e Orari: Sabato 9 maggio 2026 alle ore 21:00; domenica 10 maggio 2026 alle ore 16:30
- Biglietteria e Contatti: +39 392 9768519 | info@teatrobasilica.com
(Credit ph. Stefano Roggero)
