- Cosa: L’inaugurazione della mostra fotografica Wild Routes. The Rome Exhibition dell’autore Claudio Viezzoli.
- Dove e Quando: Presso il Teatro Villa Pamphilj a Roma, aperta al pubblico dal 10 fino al 20 maggio 2026.
- Perché: Un percorso visivo emozionante attraverso la natura più incontaminata, finalizzato a sostenere attivamente le comunità rurali dell’Ecuador nella salvaguardia delle mangrovie.
Roma si prepara ad accogliere un evento culturale che trascende la semplice estetica visiva per abbracciare un profondo messaggio di responsabilità globale. Domenica 10 maggio 2026, alle ore 17.30, i suggestivi spazi del Teatro Villa Pamphilj apriranno le porte all’attesa inaugurazione di Wild Routes. The Rome Exhibition, un’intensa e vibrante mostra fotografica firmata dal talentuoso obiettivo di Claudio Viezzoli. Questa esposizione, che approda nella Capitale dopo aver riscosso un notevole successo internazionale nella sua prima tappa a Londra, rappresenta un’opportunità unica per il pubblico romano. I visitatori saranno condotti in un affascinante pellegrinaggio visivo attraverso continenti lontani, esplorando la profonda connessione che lega l’essere umano alla natura incontaminata, scoprendo parallelamente la fragilità insita nei nostri preziosi e minacciati ecosistemi mondiali.
L’essenza del selvaggio tra spazio e ricordo
Il cuore pulsante di Wild Routes. The Rome Exhibition è costituito da una meticolosa e sofferta selezione di scatti fotografici realizzati dall’autore nel corso dei suoi innumerevoli viaggi esplorativi in Africa, Asia e Sud America. Le immagini esposte ritraggono paesaggi maestosi situati in nazioni come Botswana, Namibia, Zambia, Kenya, Sudafrica, Brasile e India. Si tratta di territori sterminati, ricchi di una vibrante energia vitale e caratterizzati da spazi aperti e sconfinati, luoghi remoti in cui l’antico concetto di selvaggio resiste tenacemente e non è ancora stato completamente ingabbiato o recintato dall’inarrestabile avanzata della civiltà moderna. Questi Paesi rappresentano le ultime vere roccaforti di una biodiversità che le istituzioni locali, con immenso sforzo, cercano di proteggere per garantire un rifugio sicuro agli animali selvatici e a chi desidera contemplarli nel loro habitat naturale.
Il processo creativo che ha portato alla genesi di questa mostra è stato per Claudio Viezzoli un vero e proprio viaggio interiore, forse ancora più arduo delle spedizioni fisiche stesse. Partendo da un monumentale archivio composto da migliaia di fotografie, l’artista ha dovuto operare una dolorosa e progressiva scrematura, lasciando andare innumerevoli istanti immortalati per conservare esclusivamente quelle immagini capaci di pulsare di vita propria. Le opere giunte infine ad adornare le pareti del teatro romano sono quelle dotate del raro potere di far rivivere l’istante esatto in cui l’otturatore ha scattato: frammenti visivi in grado di dilatare lo spazio fisico e limitato di una sala espositiva, trasportando mentalmente l’osservatore verso praterie africane illuminate dal sole, fitte foreste pluviali sudamericane e savane battute dal vento.
Oltre la lente: la narrazione dell’istante
Ogni singola fotografia presentata in Wild Routes. The Rome Exhibition non è una mera registrazione meccanica della realtà, ma custodisce un frammento di tempo preciso e irripetibile. L’autore ci invita a riflettere su come l’atto di fotografare sia indissolubilmente legato alla memoria sensoriale: il momento in cui il calore del sole svanisce all’orizzonte, il profumo pungente della salvia selvatica mescolato all’odore dell’erba bagnata, o ancora l’eco profonda dei suoni della natura, dal ronzio degli insetti alla risata distante delle iene, fino a quel silenzio ancestrale che fa rabbrividire la pelle. Nessun obiettivo fotografico, per quanto tecnologicamente avanzato e raffinato, potrà mai contenere nella sua interezza questo complesso mosaico di percezioni sensoriali, né potrà eguagliare la miracolosa capacità dell’occhio umano di cogliere un dettaglio infinitesimale senza perdere la vastità dell’intero orizzonte paesaggistico.
In questa consapevolezza dei limiti del mezzo meccanico risiede paradossalmente la più grande forza poetica dell’opera di Viezzoli. Giocando costantemente con il delicato e precario equilibrio tra la luce, il tempo di scatto e l’apertura del diaframma, il fotografo accetta serenamente l’idea che l’immagine catturata sarà per sua natura sempre frammentaria e incompleta. È proprio questo margine di vuoto, questa voluta incompletezza visiva, a conferire un profondo significato all’opera, trasformandola da semplice documento a potente strumento di narrazione empatica. In questo delicato passaggio, l’artista compie una profonda evoluzione intellettuale: abbandona la figura del semplice fotografo immerso nell’adrenalina dell’istante per abbracciare pienamente il ruolo più complesso di narratore visivo, costruendo un ponte emotivo tra il momento dello scatto originario e lo sguardo curioso dello spettatore moderno.
L’impegno sociale per le comunità dell’Ecuador
L’esperienza immersiva a stretto contatto con gli animali selvatici in paesaggi così primordiali spoglia l’individuo di ogni illusione antropocentrica, ricordandoci costantemente la nostra infinita piccolezza di fronte alla maestosità della natura. Questi luoghi di abbacinante bellezza celano tuttavia un’estrema fragilità ecologica e necessitano di azioni urgenti e concrete per essere salvaguardati per le generazioni future. Da questa urgenza etica scaturisce il nobile scopo solidale dell’intera esposizione. L’autore ha infatti scelto di unire le forze con il CISP, importante organizzazione della società civile italiana. La mostra si trasforma così in un veicolo di sostegno attivo per un fondamentale progetto ambientale focalizzato su sette comunità rurali situate nella remota provincia di Esmeraldas, nel nord dell’Ecuador.
In questi territori sudamericani, la sopravvivenza quotidiana delle popolazioni locali, in gran parte di origine afrodiscendente, è indissolubilmente legata alla salute del delicato ecosistema costiero. Queste comunità vivono perse nel labirinto verde delle mangrovie, un ambiente messo a dura prova dai mutamenti climatici che minacciano la tradizionale pesca artigianale e la raccolta della preziosa concha negra, una vongola essenziale per il sostentamento. I profitti generati dalla mostra saranno interamente devoluti a sostegno di queste famiglie, per aiutarle nel loro faticoso compito di guardiani delle mangrovie. Un progetto che unisce intimamente la vitale tutela della biodiversità marina al ripristino della dignità umana, promuovendo un’economia sostenibile e una pace duratura.
Info utili
- Prezzi: Ingresso gratuito.
- Orari: Dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 18.00 (salvo attività in corso nella sala espositiva). Mostra visitabile fino al 20 maggio 2026.
- Indirizzo: Teatro Villa Pamphilj, Largo 3 giugno 1849 (ingresso Via di San Pancrazio 10 – P.zza S. Pancrazio 9/a), Roma.
