- Cosa: Lo spettacolo drammatico La disfatta – Gli ultimi giorni nel bunker, scritto da Gianni Guardigli e magistralmente diretto e interpretato da Riccardo Leonelli.
- Dove e Quando: Presso il TeatroBasilica di Roma (Piazza di Porta San Giovanni 10), venerdì 15 e sabato 16 maggio 2026, alle ore 21:00.
- Perché: Per confrontarsi con un intenso monologo psicologico che esplora l’abisso della colpa, le illusioni della mente e le umane fragilità dei complici del regime nazista durante le ore più buie del Novecento.
Il panorama teatrale capitolino si arricchisce di un appuntamento di grande spessore drammaturgico e morale. Nelle serate di venerdì 15 e sabato 16 maggio 2026, il palcoscenico del rinomato TeatroBasilica di Roma si trasformerà in un claustrofobico rifugio sotterraneo per ospitare La disfatta – Gli ultimi giorni nel bunker. Questa intensa opera teatrale, nata dalla penna incisiva di Gianni Guardigli e diretta da Riccardo Leonelli, che ne è anche l’assoluto interprete, ci trascina senza sconti in una delle pagine più oscure e drammatiche della storia contemporanea. La narrazione prende le mosse in un tempo sospeso, collocato temporalmente nei giorni immediatamente successivi alla morte del dittatore tedesco, quando le fondamenta stesse del Terzo Reich stanno inesorabilmente crollando sotto il peso della guerra e delle truppe nemiche avanzanti.
L’impianto scenico si avvale del fondamentale contributo sonoro curato da Francesco Pepicelli, le cui musiche contribuiscono a creare una tensione palpabile e opprimente, mentre i costumi curati da Marinella Pericolini ancorano visivamente la complessa vicenda alla cruda realtà dell’epoca storica di riferimento. L’intento primario della messinscena non è quello di proporre un semplice documentario o una sterile cronaca degli eventi militari, bensì di operare un vero e proprio scavo psicologico all’interno di una mente umana portata allo stremo. Il bunker sotterraneo, dunque, smette di essere unicamente un luogo fisico fatto di spesse e inospitali pareti di cemento armato, per tramutarsi in una potente metafora dell’isolamento mentale, etico e morale in cui si sono storicamente rinchiusi i sostenitori di un regime aberrante.
L’illusione della quotidianità nel delirio
Al centro di questo caotico vortice emotivo troviamo la figura di Fritz, l’umile e anonimo postino personale di Hitler. Si tratta di un uomo tristemente comune, una minuscola e apparentemente insignificante ruota all’interno del gigantesco e mostruoso ingranaggio dello sterminio nazista. Attraverso un serrato e angosciante monologo, che si trasforma ben presto in un dialogo frammentato con interlocutori del tutto immaginari, il pubblico in sala viene invitato a esplorare i meandri oscuri di una psiche profondamente lacerata e instabile. I fantasmi di un tragico passato e le spaventose allucinazioni del presente si ammassano prepotentemente nella mente del protagonista, generando una narrazione drammaturgica sincopata in cui il confine logico tra la cruda realtà della sconfitta imminente e il rifugio illusorio della pazzia diventa sempre più labile e sfocato.
Lo spazio scenico riflette plasticamente questa frammentazione interiore: è infatti disseminato di oggetti eterogenei e carichi di un oscuro simbolismo, reliquie di un potere ormai in via di disgregazione con cui il personaggio di Fritz interagisce in modo nevrotico e compulsivo. Il postino tenta disperatamente di aggrapparsi a una lontana parvenza di normalità prebellica, reiterando azioni e piccoli gesti quotidiani che stridono in modo grottesco e profondamente disturbante con l’orrore assoluto che si consuma al di là di quelle spesse pareti. Questa reiterazione ossessiva non è altro che un disperato meccanismo di difesa psicologica, il tentativo pietoso di un complice di non guardare in faccia l’abisso incolmabile della colpa collettiva. L’illusione della routine si scontra inesorabilmente con il fallimento totale di una cieca ideologia, rivelando tutta la miseria dell’animo umano.
Tra colpa collettiva e residui di umanità
Il nucleo tematico de La disfatta pone lo spettatore di fronte a un profondo e quantomai scomodo dilemma etico e filosofico. È davvero possibile, o moralmente accettabile, provare una qualche forma di empatia o compassione per un individuo che ha servito un sistema di potere responsabile di stermini di massa? Fritz non è certo un innocente puro; è indubbiamente un individuo colluso, accondiscendente e responsabile, seppur confinato nel suo modesto ruolo di subalterno, delle inenarrabili atrocità commesse dal Nazismo nel corso degli anni. Eppure, la raffinata scrittura di Guardigli e l’interpretazione viscerale e totale offerta da Leonelli ci impediscono di liquidarlo semplicemente come un mostro senza volto. L’opera teatrale ci costringe attivamente a confrontarci con la sconcertante banalità del male, dimostrando come persone assolutamente ordinarie abbiano potuto partecipare alla creazione dell’inferno in terra.
Al contempo, lo spettacolo teatrale ci invita a non chiudere definitivamente la porta a un ultimo, seppur flebile, spiraglio di compassione. Di fronte alla disgregazione materiale del proprio mondo, alla paura primordiale e insopprimibile della morte e al senso di abbandono cosmico, Fritz emerge improvvisamente in tutta la sua misera e tragica finitezza. Questo prezioso e necessario appuntamento, orgogliosamente inserito nell’accurata stagione del TeatroBasilica — dinamico spazio culturale romano diretto con visione dall’attrice Daniela Giovanetti e dal regista Alessandro Di Murro, con l’attenta supervisione artistica di Antonio Calenda e l’organizzazione del collettivo Gruppo della Creta — non offre al pubblico facili risposte consolatorie. Al contrario, ci lascia in dono un monito perenne: la più incolmabile “disfatta” del Novecento non è stata solamente di natura militare, ma si è radicata essenzialmente nel tessuto morale dell’umanità.
Info utili
- Dove: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
- Quando: Venerdì 15 e sabato 16 maggio 2026
- Orario: 21:00
- Telefono: +39 392 9768519
- Durata: 50 minuti
