Cosa: Lo spettacolo di danza contemporanea Piccola antologia semiseria della morte, ideato e coreografato da Fabio Ciccalè, che trasforma il tema della fine in profonda materia poetica.
Dove e Quando: Presso lo Spazio Rossellini di Roma, nella serata di venerdì 15 maggio 2026 alle ore 21:00.
Perché: Per esplorare le molteplici sfaccettature di un tema universale attraverso il linguaggio del corpo, i ricordi d’infanzia e una tagliente ironia, sfidando l’ultimo vero tabù della nostra epoca.
Il panorama culturale romano si arricchisce di un appuntamento imperdibile per gli amanti della danza contemporanea e delle arti performative. Il palcoscenico capitolino, da sempre terreno fertile per l’innovazione e la ricerca espressiva, si prepara ad accogliere una riflessione coraggiosa e profonda su uno dei temi più universali e complessi dell’esistenza umana. Piccola antologia semiseria della morte , il nuovo e attesissimo progetto coreografico ideato dal talento di Fabio Ciccalè, debutterà negli spazi polifunzionali dello Spazio Rossellini. L’appuntamento con questa straordinaria esplorazione del movimento e dell’animo umano è fissato per la serata di venerdì 15 maggio 2026, con l’apertura del sipario prevista per le ore 21:00. Questo evento non rappresenta semplicemente un’esibizione tecnica, ma si configura come una vera e propria indagine teatrale che mira a scardinare le nostre certezze, invitando il pubblico a guardare in faccia l’inevitabile con occhi nuovi, mescolando sapientemente la gravità dell’argomento con una sorprendente e vitale leggerezza.
Un tabù contemporaneo tra paura e spettacolo
Nella nostra società ipertecnologica e votata al mito della giovinezza perenne, l’idea della fine è stata progressivamente allontanata, trasformandosi a tutti gli effetti in un vero e proprio tabù, forse l’ultimo grande rimosso della nostra epoca. Viviamo in un tempo in cui l’ossessione per il prolungamento dell’esistenza spinge i miliardari, figure che tutto possiedono, a inseguire la fragile illusione della vita eterna, rifiutando ostinatamente di accettare l’ultima frontiera dei limiti umani. Quando, inevitabilmente, siamo costretti a confrontarci con questo misterioso oggetto che è il trapasso, fatichiamo a trovare le parole adatte; non riusciamo a parlarne apertamente se non nascondendoci dietro a fantasiosi eufemismi o schermandoci con un cinico sarcasmo per difenderci dall’angoscia.
Tuttavia, esiste una profonda e radicata contraddizione in questo atteggiamento collettivo: se da un lato allontaniamo la fine dal nostro orizzonte quotidiano, dall’altro ne siamo costantemente ed esplicitamente circondati. Leggiamo voracemente libri, andiamo a teatro e guardiamo pellicole in cui il fulcro della narrazione è incentrato proprio su questo tema. Il cinema, in modo particolare, ci inonda di rappresentazioni continue attraverso film horror, racconti drammatici, storie di guerra, narrazioni crime, epopee western e persino inaspettate commedie o colorati cartoni animati. La percezione del lutto si sdoppia così in due forme opposte: da una parte c’è quella dolorosa, intima e devastante che colpisce i nostri cari; dall’altra c’è quella astratta, distante, spettacolarizzata ma pur sempre terrificante che ci viene trasmessa quotidianamente dai notiziari.
La memoria, il rito e la parola
In questo stratificato e affascinante mosaico scenico, la coreografia non si limita al solo linguaggio fisico del corpo in movimento, ma costruisce una profonda riflessione multidisciplinare che intreccia senza soluzione di continuità la danza, la citazione letteraria e la memoria collettiva. Lo spettacolo indaga analiticamente il modo in cui nominiamo e celebriamo chi non c’è più, sezionando le diverse forme rituali e linguistiche che abbiamo storicamente sviluppato per affrontare il trauma della perdita e provare a restituire alla fine la sua complessa umanità.
Troviamo così all’interno dell’indagine coreografica l’epigrafe, una scritta suggestiva ed evocativa incisa su loculi, lapidi o statue che funge da estremo omaggio , e il più intimo epitaffio, un messaggio commemorativo destinato a sfidare coraggiosamente il tempo e l’oblio, che a volte rappresenta l’ultimo pensiero consapevole lasciato dal defunto stesso prima di andarsene. Il bisogno di celebrazione si esprime anche attraverso il rito dell’elogio, un discorso speciale che onora la vita della persona scomparsa mettendo in luce le sue qualità, le passioni che l’hanno animata e le preziose lezioni apprese durante il percorso condiviso. La rappresentazione pubblica del cordoglio tocca inoltre estremi retorici come il panegirico, spesso intenzionalmente esagerato, composito e prolisso , o il solenne encomio, una lode pubblica pronunciata da figure autorevoli. Infine, l’opera teatrale esplora le derive del linguaggio giornalistico citando il cosiddetto “coccodrillo”, l’articolo commemorativo preparato lucidamente in anticipo per i personaggi noti, pronto per essere dato alle stampe nel momento esatto in cui giunge la fatidica notizia.
Il gioco, il corpo e l’esorcismo della fine
Il cuore pulsante e l’ispirazione primaria di quest’opera risiedono nella chiara e vivida visione del suo creatore, che attinge a piene mani dalle proprie intime memorie personali per costruire un ponte empatico con il pubblico. Il talentuoso coreografo e danzatore Fabio Ciccalè ricorda apertamente come, durante la sua infanzia, i giochi più frequenti e amati fossero proprio quelli legati all’immaginario del conflitto, condotti con finti fucili, pistole, coltelli, bombe, cannoni e frecce. I bambini, nella loro ingenuità, fingevano costantemente di morire e di dare la morte, mettendo in scena veri e propri duelli cruenti, sparatorie e lotte senza conoscere minimamente la reale e potente natura della signora con la falce. Si esibivano in cadute ardite, ruzzolando gioiosamente giù per le collinette erbose fino al fossato, simulando in modo truculento, fantasioso e sanguinario la propria fine.
Oggi, la maturità artistica trasforma questi ricordi ludici in vibrante materia poetica e coreografica. L’innocenza dei giochi d’infanzia, che esorcizzava la paura attraverso una morte catartica e spettacolarizzata , viene totalmente sublimata nell’eleganza del gesto danzato, superando il terrore e la paura che subentrano inevitabilmente alla fine di quell’età dell’oro. Ad affiancare brillantemente Ciccalè sul palco capitolino ci sarà la special guest Francesca Schipani, supportata dal prezioso contributo di Danila Blasi alla consulenza drammaturgica e di Cristina Sammartano alla consulenza artistica. Il rigoroso progetto, sapientemente prodotto da PinDoc e realizzato con l’importante contributo del MiC e della Regione Siciliana (nonché sostenuto da Sanlò e impreziosito dal ringraziamento a Isabella Di Cola), si avvale inoltre delle atmosfere suggerite dal disegno luci di Livia Caputo e dell’impatto visivo dei costumi curati nel dettaglio da Yari Molinari e Daniele Amenta.
Info utili
- Dove: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale 58, Roma
- Quando: Venerdì 15 maggio 2026
- Orario: 21:00 (l’apertura della biglietteria e del bar interno è prevista un’ora prima dell’inizio dello spettacolo)
- Prezzi: Intero online 14,50 € + d.p.; intero al botteghino 15,00 €; ridotto al botteghino (under 18 e over 65) 12,00 €
- Servizi aggiuntivi: Parcheggio gratuito e custodito fino ad esaurimento posti, con ingresso situato in Via della Vasca Navale 70
