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Cancro della mammella: il prima e il dopo

regina gallicanoIn Italia, per il cancro della mammella, a 5 anni dalla diagnosi, la percentuale di sopravvivenza è pari all'87%. Nel corso del tempo, quindi, la sopravvivenza al tumore al seno non è più un obiettivo esclusivo ma consente di “guardare in avanti”. Sono diventati così di fondamentale importanza, come è stato ampiamente discusso il 25 febbraio durante il convegno dal titolo “Prima e dopo il cancro della mammella: Istruzioni per l'uso” tenutosi nella sede dell'Istituto Regina Elena (IRE) di Roma, gli aspetti terapeutici a cui si aggiungono una seria di trattamenti sempre più personalizzati che riguardano il “prima e il dopo” la malattia.

Come ha tenuto a sottolineare, infatti, il Direttore Scientifico dell'IRE, Ruggero De Maria che “non bisogna dimenticare che, sebbene i casi di cancro alla mammella siano in costante aumento, in particolare nei paesi industrializzati, grazie alle nuove tecniche di diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie si possono salvare molte più vite che in passato. Le frontiere più recenti della ricerca consistono proprio nel rendere possibile un approccio sempre più completo e razionale a ogni paziente nella sua unicità”; discorso che trova ampiamente riscontro “all'interno di strutture nelle quali la vocazione all'assistenza clinica vada di pari passo con quella alla ricerca scientifica, ponendo al centro la donna. A tal proposito, nel nostro Istituto di recente è divenuta operativa la valutazione plasmatica di due ormoni, inibina B e ormone antimulleriano, che permetteranno una scelta migliore delle terapie ormonali adiuvanti e una migliore valutazione della fertilità pre- e post-trattamento”.

Strutture sanitarie come quella del Regina Elena si collocano all'interno di un'ottica in cui la paziente è “gestita” nella sua totalità in un discorso che riguarda sia la fase “prima” della malattia, dove “recenti e nuove conoscenze mettono in guardia su fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo della neoplasia, quali ad esempio alcuni difetti genetici che influiscono sulla produzione degli ormoni endogeni, o le stimolazioni ormonali ripetute per indurre gravidanza e ancora l'impiego di ormoni per alleviare i disturbi legati alla menopausa. Inoltre, emergono da numerosi studi clinici, i benefici della “prevenzione farmacologica” con agenti ormonali in a rischio di sviluppare il tumore”; e sia “dopo” la malattia laddove, invece, “un primo obiettivo è il controllo dei sintomi da carenza estrogenica a causa della scomparsa transitoria o definitiva di mestruazioni, pur nel rispetto della patologia oncologica di partenza. Due nuovi test, introdotti di recente nei nostri Istituti, inibina B e ormone antimulleriano consentono una valutazione della fertilità sempre più accurata”.

La fase estremamente importante nelle pazienti con cancro della mammella è il passaggio da cancer-patinet a cancer-survivor poiché a questo livello, l'intervento del terapeuta sarà rivolto soprattutto al recupero completo della vita della paziente. Entrano, per esempio, in gioco fattori quali la scomparsa delle mestruazioni, in modo transitorio o definitivo, oppure la menopausa precoce accompagnata da tutti i “sintomi” ad essa correlati: sudorazione, vampate, atrofia vaginale, osteoporosi, e così via.

E proprio con queste pazienti ha spiegato Luciano Mariani, ginecologo e oncologo all'istituto Regina Elena, in sede di convegno che “non possiamo, naturalmente, prescrivere terapie ormonali sostitutive, ma dobbiamo prendere in considerazione volta per volta terapie dirette ai singoli sintomi. Come ad esempio gli antagonisti della ricaptazione della serotonina a basso dosaggio che possono efficacemente controllare la vampata di calore e la sudorazione notturna, così come i bisfosfonati contro l'osteoporosi.”

Durante il convegno si è puntualizzato anche che nei trattamenti per carcinoma della mammella la valutazione della fertilità rappresenta, oggi, un aspetto nuovo e poco esplorato e “nell'ambito di tale argomento sono da definire le varie metodiche del tutto “emergenti”, come il trapianto di tessuto ovarico” come ha evidenziato Enrico Vizza, Responsabile della ginecologia oncologica IRE e della Banca del Tessuto Ovarico della Regione Lazio.

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